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Per animare il dissenso.

Nella poesia Una disperata vitalità, Pier Paolo Pasolini, un grande, ma dissoluto reazionario, gridava con l’amarezza di un’intera vita: “la morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi “. Questa riflessione ci è balzata in mente in un momento di sconforto legato alla difficoltà incredibile di ottenere ascolto nel mondo contemporaneo, diffondendo verità e convincimenti in dissenso dalla narrazione corrente, così pervasiva e potente da essere dittatura. TINA, è uno dei tanti acronimi di ascendenza anglo-tecnocratica: there is no alternative, non c’è alternativa. Nessun cervello libero potrebbe crederlo, giacché solo la morte corporale è certa e priva di scelta. Il resto è totalitarismo. Abbiamo quindi cercato di immaginare attraverso quale codice “far passare” idee, notizie, valori, progetti alternativi al totalitarismo morbido vigente, feticismo delle merci più valore di scambio in denaro che sussume ogni altra pretesa di verità. Follow the money, segui il denaro, ci è sembrata l’unica speranza. Resi indifferenti a tutto, impenetrabili a principi millenari ed a venerande concezioni della realtà liquidate come relitti del passato, i postmoderni sono più sensibili che in ogni altra epoca al potere del portafogli, anzi della carta di credito. Le neoplebi desideranti, come le definì Costanzo Preve, sono preda della folle logica del consumo. La loro condizione quotidiana è quella del “desiderio di desiderare, rinvio infinito e perpetuo di soddisfarsi che si perde avrebbe detto Hegel, in un cattivo infinito” (Paolo Becchi). La realtà, ahimè, è dura come il pane raffermo, ed è fatta essenzialmente di bisogni, di difficoltà, di lotte giornaliere contro la scarsità. Leggi tutto: Per animare il dissenso.

“Je t’aime, moi non plus.”

Un’immagine ed una frase di pochi giorni fa racchiudono tutto il senso d’impotenza dinanzi alla frana che travolge ogni giorno la nostra tramontata civiltà. L’immagine è quella di un giovane uomo elegante e di bell’aspetto su un palco ufficiale pieno di bandiere francesi che, in qualità di coniuge del poliziotto ucciso nella sparatoria degli Champs Elysées, pronuncia una sorta di elogio funebre, affermando di non odiare gli assassini. Monsieur Etienne Cardiles coniugato al flic Xavier Jugelé conclude il suo breve intervento con “Je t’aime”, ti amo. Quarant’anni fa, all’alba dell’evo nichilista, Jane Birkin e Serge Gainsboug (comunque un uomo e una donna) scandalizzavano l’Europa con la canzone Je t’aime, moi non plus. Ti amo, mugolava lei, ed io nemmeno, replicava il maturo musicista-amante. Nasceva allora quel mondo liquido che avrebbe caratterizzato i decenni successivi: gli amanti consumano, ma non credono per primi ai loro sentimenti.Certo, nessuno avrebbe immaginato che a rilanciare un grido d’amore sarebbe stato un omosessuale a cui un islamico dei milioni che abbiamo allevato in Europa (le meraviglie dell’immigrazione e dello ius soli…) ha sottratto ingiustamente il compagno. Ma l’Europa Civiltà si è inabissata in quelle parole pronunciate davanti alle telecamere tra ufficialità e sventolio del tricolore transalpino. Rispetto massimo, ovviamente, per il dolore di Cardiles e cordoglio per la giovane vita spezzata, ma, Dio ci perdoni, in un angolo delle viscere abbiamo capito- non condiviso, certo- la forza di ciò che arma la mano dei nemici dell’Europa. Cardiles non sa odiare chi ha ucciso l’uomo della sua vita (è tremendo lo sforzo di usare i termini rispettosi che la morte esige sempre), il circo mediatico rilancia nel mondo intero, e soprattutto ai nostri occhi di europei atterriti, la sua immagine, la sua idea di famiglia e di lutto. Una canzone politica di tanti anni fa, Paracadutista, gridava che “solo chi l’odio non porta nel cuore, può dire che mai è vissuto d’amore”. A parte i santi e le anime belle, gli uomini e le donne normali, sotto ogni cielo ed in qualunque epoca, hanno odiato chi ha levato la mano contro chi o ciò che amavano: persone, principi, interessi, la terra nativa. Noi non più, je t’aime (forse, e solo per oggi) ed io nemmeno. Chi non ama sul serio, con il cuore, l’anima e la pancia, non solo con la misera ragione umana, non riesce a detestare davvero. Parliamone, dialoghiamo, è la frusta litania europea ed occidentale, mentre l’altro, pur meravigliato, brandisce la spada. Nessun profeta disarmato ha vinto la storia, tranne uno, che il terzo giorno risuscitò, “secondo le scritture”, ma era il figlio di Dio, come ci hanno proposto a credere. Nessuna civiltà ha mai lontanamente pensato, qualunque fosse il suo rapporto con l’omosessualità, che due uomini o due donne fossero dei coniugi e la loro relazione sia una “famiglia”. Le virgolette sembrano necessarie, purtroppo, e passa per la mente il grandioso affresco di Dante nel quinto canto dell’Inferno. Tra i lussuriosi egli vide Paolo e Francesca, e ne ebbe pietà, ma osservò per prima Semiramide, la regina egizia di cui Virgilio, la ragione umana universale, dice “fu imperadrice di molte favelle. A vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per torre il biasmo in che era condotta. “ Anche l’Occidente ha molte lingue diverse (favelle), è un impero, rende lecito e normale ciò che non può esserlo (libito), ma, a differenza di Semiramide, salta a piè pari il giudizio morale. Nel mondo terminale, non esistono il bene o il male, il giusto o l’ingiusto, ma solo ciò che è legale in un certo momento storico. Si chiama decadenza, e non è così strano che un altro brano della coppia Birkin- Gainsbourg si intitolasse proprio La décadanse, giocando sull’assonanza, in francese, tra decadenza e deca- danza. Una danza macabra, come quella annunciata ad inizio Novecento, da un altro decostruttore, lo svedese Strindberg, che, qualche decennio dopo l’opera musicale di Saint-Saens, rilanciava in teatro un forte tema iconografico medioevale, quello appunto della danza tra uomini e scheletri. In questo tempo dannato scarseggiano gli uomini, abbondano gli scheletri.  Dunque, non esistono bene o male, vero o falso, solo ciò che la legge scritta consente o vieta in una certa data (“tempus regit actum” non più principio giuridico, ma nuovo universale filosofico), in ossequio ad un pensiero che nega valore ai principi naturali iscritti nel cuore dell’uomo. Noi abbiamo varcato ogni Rubicone, e ben più di Giulio Cesare, abbiamo tratto il dado. La tragedia è che dopo la decadenza viene la fine, e gli scheletri si trasformano in polvere. Simbolo del tempo meticcio è stato il presidente americano Obama, che legalizzando trionfante il matrimonio omo al grido di “oggi vince l’amore” ha enfatizzato l’alleanza tra i nuovi occupanti delle cupole che Michel Maffesoli chiamò simbolicamente gli alti luoghi, finanza, grande industria, tecnoscienze, intrattenimento, accademie, e l’officina di Vulcano delle nuove moralità postmoderne ed infine post umane. A chi spara o piazza bombe rispondiamo con le infiorate: un funerale grottesco in stile festival di Sanremo. I nuovi eroi sono poliziotti militanti omosessuali con i vedovi inconsolabili, ragazze morte per caso e sfortuna come la veneziana Solesin deceduta al Bataclan, le due Vanesse, dubbie vispe terese dell’umanitarismo per le quali lo Stato italiano ha versato milioni ai rapitori-tagliagole, giovanotti non si sa se più ingenui o più strumentalizzati come Giulio Regeni ed il giornalista Del Grande, il quale, in fin dei conti, in Turchia era in casa d’altri e non nel nostro ridicolo recinto. Leggi tutto: “Je t’aime, moi non plus.”

Proposta per un modello Frontista di Sanità.

Il paradigma Io-centrico su cui si fonda la società liberal-capitalista esprime pienamente la sua natura anti-comunitaria nell’articolo 32 della costituzione italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”  Definendo la salute come diritto del singolo cittadino e solamente come interesse della comunità, il legislatore, di fatto,  assegna al primo un primato inconciliabile con il pensiero frontista per due motivi fondamentali: il primo è che all’interno di una società di stampo liberale, prona a soddisfare le istanze del capitale, l’unico soggetto di diritto è quello pagante, non di certo il popolo nella sua interezza, anche e soprattutto  in campo sanitario, in particolar modo laddove lo Stato non sia in grado di assicurare un servizio qualitativamente superiore o almeno uguale a quello di un privato; per questo gli sforzi della futura classe dirigente dovranno essere rivolti alla creazione di un unico sistema sanitario, pubblico, libero da ingerenze esterne,  in quanto forte della ricerca scientifica statale (sia in campo clinico che farmaceutico), ma soprattutto egualitario; il secondo motivo di disaccordo deriva dai numerosi rischi che la collettività deve correre a causa della tutela della libera scelta individuale, soprattutto quando questa riguardi la prevenzione delle malattie infettive ( materia che deve essere necessariamente di esclusiva competenza statale), ragion per cui il futuro ministero della Sanità dovrà vigilare sulla corretta attuazione delle politiche finalizzate alla salvaguardia della Salute del cittadino e dei suoi figli, anche attraverso l’istituzione di una vera e propria polizia sanitaria e di una efficace collaborazione fra l’istituzione scolastica e le ASL locali, che preveda, ad esempio, la presenza di un pediatra cui affidare visite mensili e vaccinazioni in ogni scuola...Ad oggi il preoccupante aumento di nuove epidemie di morbillo ha riproposto in maniera sempre più forte questo problema, suscitando da più parti le dure prese di posizione di politicanti e medici; entrambi, però,  si ostinano a non capire le ragioni profonde che hanno portato i cittadini a maturare negli anni questa diffidenza nei confronti della vaccinazione obbligatoria, ovvero la mancanza di autorevolezza e l’incapacità comunicativa della classe medica e la distruzione capillare di quello che un tempo qualcuno osava definire “senso dello Stato”. Questo è il motivo per il quale la sensibilizzazione sulla importanza della vaccinazione e di tutte le politiche sanitarie di prevenzione debba passare in primis da una profonda rielaborazione di cosa voglia dire Stato e Istruzione Pubblica: non si può infatti tirare in ballo la collettività solamente quando fa comodo per poi riporla nel cassetto quando desideriamo ingozzarci di individualismo sfrenato in nome dell’Io legislatore che tutto vuole e tutto può.  Per la stessa ragione è impensabile pretendere misure assistenziali per i malati cronici senza progettare adeguati percorsi di riabilitazione e di reinserimento all’ interno della società, e questo può realizzarsi solo se liberiamo la dimensione della malattia dal perimetro liberal-capitalistico secondo cui solo chi può guarire e quindi tornare a essere utile merita di ricevere un investimento nella propria salute..Il conclusione, risulta quindi prioritario rifondare la Sanità (così come qualsiasi altro aspetto della vita pubblica) su una ferrea ideologia sociale, educando le masse non solo ad  un nuovo modello di Salute Pubblica, ma di Società! 
 
Federica Florio
 

Vai Marine.

I popoli d’Europa sono tutti con te.Ecco una tappa che può risultare fondamentale per tutti i popoli d’Europa, quell’Europa che tutti sogniamo, fatta di uomini, di popoli che rivendicano la propria sovranità, che cercano sicurezza, che sanno che la sicurezza dipende dal riconquistato senso della comunità e dalla solidarietà verso il proprio vicino. Non ci servono le finte europe delle banche e dei burocrati al servizio del potere finanziario. Non ci serve la insignificante proposta degli ultimi servi del regime e della finanza che ci vengono presentati all’ultimo momento come uomini nuovi. Non siamo più disponibili a cedere ai ricatti terroristici dei difensori di ciò che esiste. Basta rispondere a poche domande chiare: l’Europa è disponibile a eleggere una vera struttura? A darsi un governo dotato di veri poteri ma eletto dai popoli? A far battere moneta da una banca di stato o, preferibilmente, da un ente di stato? A creare un esercito integrato autenticamente europeo e quindi libero dai vincoli NATO? Siamo pronti come Europa ad incamerare tutte le armi che altri hanno posto sui nostri territori senza darci le chiavi di comando? Siamo pronti una volta riconquistata la nostra sovranità a creare una grande confederazione europea? Tutto il resto sono chiacchiere inutili tese a distruggere la grande capacità culturale e creativa dei popoli europei. Sono le chiacchiere di cui si serve Macron per raccogliere sotto il vessillo di un’Europa che non esiste tutti i residuati dei partiti del passato di cui è parte integrante e tutti i servi dei potentati finanziari per impoverire e depotenziare ancora di più il popolo francese. Marine Lepen, tu rappresenti il popolo di Francia e lo vuoi svincolare dai legacci del sistema, tu puoi e vuoi salvarlo.  Che, nel tuo segno, gli altri popoli europei possano trovare la forza di tornare protagonisti di storia!

Adriano Tilgher
Presidente del Fronte Nazionale Italiano
 

Uguaglianza, diversità, identità.

Oggi tutti ci dicono che siamo liberi, gli uomini più liberi della storia dell'umanità; siamo talmente liberi da arrivare a teorizzare l'emancipazione da un vincolo intrinseco del nostro essere uomini: l'identità. Forse in epoche passate questo sarebbe risultato un paradossale gioco di sofismi, oggi è una realtà serissima. Ma l'identità percepita oggi come vincolo, lo è davvero? Ammettiamo pure che lo sia, di modo da potervi riflettere, a cosa ci vincola? Semplicemente a noi stessi? Leggi tutto: Uguaglianza, diversità, identità.