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Dove sono gli italiani?

Il mio grido di dolore e disperazione, è rivolto agli Italiani. È mai possibile che di fronte allo sfacelo istituzionale, alla disintegrazione dei valori etici e morali, alla disperazione che ha portato ai numerosi suicidi di lavoratori e piccoli imprenditori, si risponda con il più assoluto distacco dalla realtà delle cose e si pensi solo al proprio egoistico spazio vitale? È mai possibile che nessuno si sia accorto che la macchina che ci sta distruggendo, non ha più conducente e chi crede ancora di esserne il pilota, è semplicemente un ingranaggio arrugginito e prossimo alla rottura? Quanto ancora dovete aspettare e sopportare prima di prendere coscienza che oramai l’Italia che conoscevamo o che sognavamo, non esiste più? Oggi, in un mondo condizionato dalla Finanza Mondiale, non si pongono più scelte in termini politici, bensì in termini esistenziali ed attraverso di esse, riformare il concetto di politica rivolta al Sociale e non al Personalismo bieco e becero che ha contraddistinto gli ultimi sessant’anni della nostra vita. È in gioco l’essenza stessa dell’uomo. Io lotto per l’uomo creatore, l’uomo libero, l’uomo capace di autodeterminarsi. Il Sistema borghese basato sulla mediocrità, sull’ignoranza, sul disinteresse della massa, ha paura di queste idee in quanto rappresentano le sole idee forza in questo momento storico.
È giunto il momento di far nascere l’uomo nuovo sulle rovine del mondo borghese.
Siamo noi che dobbiamo lottare in prima persona, assumendoci ognuno nel proprio ambito, l’onere e l’onore di cambiare questa nostra Italia. È giunto il momento di ribellarci alla lobotomizzazione impostaci da comportamenti e usanze che non sono nostre e che ci vengono propinate come conquiste di progresso e democraticità; parole che dicono tutto e non dicono nulla. Hanno volutamente e scientemente confinato la libertà e la cultura in espressioni telematiche come facebook e twitter dove, privando del confronto e del contatto umano i popoli di tutto il mondo, ne stanno artatamente modificando  le scelte individuali. Non sono contro il progresso e l’evoluzione tecnologica, ma quando questa viene usata per coercizzare subdolamente le scelte individuali a vantaggio di poche persone che controllano l’economia mondiale, io mi ribello e dico no. Per questo io chiedo ancora una volta: DOVE SONO GLI ITALIANI?

Salvatore Gjika

Democrazia e rivoluzione

Il significato della parola democrazia è profondo e va ben al di là della partecipazione, presuppone, essenzialmente, il rispetto. Le proteste che stanno falcidiando l’Italia, da nord a sud, sono sintomatiche, proprio, del venire meno, progressivamente, del rispetto da parte dell’entità “Stato” verso il Popolo.
Lo scollamento fra Stato e Popolo ha alimentato la percezione, da parte di quest’ultimo, dello Stato come nemico, provocando la reazione del Popolo stesso contro quello che è configurabile come  un tradimento perpetrato ai suoi danni, proprio da parte di chi, lo Stato, avrebbe dovuto essere il riferimento del “buon padre di famiglia” per il suo Popolo.
E’ la propria dignità che il Popolo vuole difendere oggi, contro i politici nominati, vista la sancita incostituzionalità della legge elettorale con la quale sono stati scelti, certamente colpevoli di continuare sfacciatamente a lucrare, spesso indebitamente, alle spalle di coloro che sono stati ridotti alla fame dalle porcherie che portano la loro firma. Innanzi a tutte la grandissima porcheria dell’Euro, che sancì il declino della nostra Nazione, della nostra economia, dei nostri giovani già nel lontano 1998, quando Prodi sottoscrisse un accordo in cui accettava di svendere la Lira, e con lei tutto il Popolo italiano, alla metà del valore assegnato a tavolino alle altre monete, prima su tutte il Marco tedesco. La svalutazione che ne conseguì fu l’inizio della nostra fine, la B.C.E. (banca privata) col signoraggio bancario hanno fatto il resto.
Adesso il debito pubblico è irraggiungibile e la sua riduzione, rispetto alla quale peraltro i nostri governanti si sono già impegnati con i banchieri europei attraverso la sottoscrizione del Fiscal Compact, è una chimera, visti gli interessi su interessi che accrescono l’esposizione debitoria ogni anno, ben più di quanto gli italiani possano ridurla, pur con tutti gli sforzi e le rinunce immaginabili.
Il Fiscal Compact o “Patto di Bilancio Europeo” è un trattato ratificato dal nostro Parlamento nel luglio 2012 con il voto unanime delle forze politiche che appoggiavano l’allora ”governo nominato” di Monti, approvato da 25 dei 27 paesi dell’Unione Europea (non hanno accettato l’accordo Regno Unito e Repubblica Ceca) entrato in vigore il primo gennaio 2013.
Col Fiscal Compact  il nostro governo si è impegnato:
1- a ridurre il debito pubblico di una cifra che, a conti fatti, si aggira intorno a 40-50 miliardi di euro l’anno per i prossimi venti anni a patto, s’intende, che non vengano contratti ulteriori debiti
2- ad inserire nella Costituzione l’impegno a mantenere il pareggio di bilancio che, a parole, sembrerebbe un fatto  virtuoso, ma i cui effetti  potrebbero essere molto negativi, giacché pareggio di bilancio, ovvero parità tra entrate e uscite di uno Stato, significa che ad ogni investimento fatto (per costruire scuole, ospedali, strade, ferrovie ecc…) deve corrispondere almeno un pari importo in entrata (tasse).
Ormai è chiaro a tutti gli Italiani, spero, che è improcrastinabile un rigurgito di orgoglio che ci permetta di alzare la testa, tutti insieme, e riconquistare la nostra sovranità monetaria, economica, politica e nazionale. Diversamente, la nostra civiltà, incapace ormai di regalare persino una speranza ai propri figli, è destinata a soccombere a questa Europa consumistica delle banche che ci ha già ridotto alla fame, con gli esodati, i disoccupati, i pensionati minimi, gli imprenditori falliti.
Se questa è democrazia, archiviamola nella storia il più in fretta possibile, prima che completi la distruzione dei Popoli. Non è sufficiente mandare a casa tutti, sostituendoli con altri pupazzi piegati al potere dei banchieri, sono le regole da cambiare! Se questa si chiama Rivoluzione, coraggio Italiani, non possiamo tirarci indietro adesso! 

Simona Bossi
Segretario Regionale del Lazio

Quando si svende la sovranità

Lo scandalo che colpisce il Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Lampedusa, di cui tanto si sta scrivendo sui giornali e tanto si sta parlando nei TG, che riguarda un’evidente mancanza di riguardo nel trattamento di povera gente che in buona misura cerca solo rispetto per la propria esistenza, è uno “scempio annunciato”, riguardo al quale quello che c’è di veramente scandaloso è il fatto che il governo e, soprattutto, l’Europa fingano di sdegnarsi.
Si, perché in origine, com’era giusto che fosse, la gestione dell’umanità che transita attraverso i C.A.R.A. era gestita direttamente dallo Stato, attraverso l’ente preposto per le attività umanitarie: la Croce Rossa Italiana. Successivamente i tagli indiscriminati alla spesa pubblica hanno indotto i nostri poco lungimiranti governanti ad appaltare a privati (cooperative, associazioni ed altro), sempre orbitanti nel giro di amicizie del politicante di turno, le gestioni dei Centri d’accoglienza e dei Centri di Identificazione ed Espulsione, a fronte di gare d’appalto dove ciò che conta per vincere, ovviamente, è solo la competitività, non certo  la garanzia riguardo il rispetto dei diritti umani! Rispetto che, prima, per mano dei dipendenti della Croce Rossa Italiana era fiore all’occhiello della nostra Nazione.    A quale titolo perciò gli autori di questo “scempio annunciato” oggi pensano di essere credibili quando si stupiscono di ciò che è accaduto a Lampedusa?
Alfano adesso, per calmare le acque in Europa dopo le minacce rivolte all’Italia di chiudere i cordoni della borsa,  pensa di affidare il C.A.R.A. di Lampedusa alla gestione della Croce Rossa Internazionale!
Già, perché la Croce Rossa Italiana non esiste più, visto che il governo nominato degli affaristi Letta/Alfano ha già firmato la privatizzazione dell’intera realtà della Croce Rossa Italiana, che da gennaio 2014 sarà un’associazione privata ed inevitabilmente vomiterà centinaia di lavoratori in surplus, dopo aver già creato esuberi occupazionali a valle delle avvenute esternalizzazioni delle attività dei C.A.R.A., aggravando così un’emergenza disoccupazione  in Italia già gravissima.
Non contenti  di avere svenduto la nostra Sovranità, delegando ai privati una materia come quella della gestione dei Richiedenti Asilo considerata sensibile in qualunque Nazione appena poco più lungimirante della nostra e privatizzando l’ente umanitario nazionale per eccellenza (la Croce Rossa Italiana), i radical chic fautori dell’accoglienza a tutti i costi finalizzata semplicemente a salvare le apparenze, ma completamente spogliata di qualsiasi contenuto reale, vero, umanitario, tacciono e chiudono un occhio, forse entrambi, riguardo al fatto che gli immigrati che transitano attraverso i C.A.R.A. italiani, una volta ottenuto il permesso di soggiorno a fronte del riconoscimento dello status di “rifugiati”, vengano semplicemente messi in mezzo ad una strada senza alcuna tutela né garanzia. Alcuni, i più deboli, sono costretti a delinquere per sopravvivere, altri a mendicare, solo una minoranza riesce ad inserirsi nel tessuto sociale attraverso un impiego. Coloro che, per contro, non ottengono il riconoscimento di “rifugiato”, ironicamente subiscono la stessa sorte: vengono messi in mezzo ad una strada senza alcuna tutela né garanzia, semplicemente senza il famigerato pezzo di carta (il permesso di soggiorno) che, evidentemente, serve solo a tutelare la coscienza dei buffoni di governo,  troppo impegnati a dimostrare all’Europa ciò che quest’ultima si aspetta da loro per rendersi promotori di un sostegno all’integrazione, che garantisca davvero il rispetto dei diritti umani! Tanto nessuno dei clandestini usciti da un Centro di Accoglienza è mai stato, né mai verrà, rimpatriato, alla faccia della Bossi/Fini! 
Il rispetto dei diritti umani va al di là delle apparenze, presuppone la volontà di controllare e misurare con serietà le immigrazioni e, soprattutto, di promuovere politiche volte all’integrazione nel contesto sociale, culturale, di usi e costumi del Paese ospitante, con lo scopo di garantire il reale inserimento degli immigranti che abbiano titolo a rimanervi. Altrimenti è solo accoglienza, sterile ed assolutamente irrispettosa della dignità dell’uomo. Una Nazione che privatizza la propria Sovranità non sarà mai all’altezza.
ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA ED A TUTTI I COSTI? NO GRAZIE! NOI SIAMO PER L’INTEGRAZIONE, PER LA SOVRANITA’ DELLA NOSTRA NAZIONE E CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA.

Simona Bossi
Segretario Regionale del Lazio

Eurogendfor: la Gendarmeria Europea: scioglimento dell’Arma dei Carabinieri

Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007

TRATTATO

Tra il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, per l'istituzione della Forza di Gendarmeria Europea EUROGENDFOR, Il Regno di Spagna, la Repubblica Francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica Portoghese, qui di seguito denominati le "Parti", Vista la Dichiarazione di Intenti su EUROGENDFOR, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004;  Visto il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949; Vista la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno 1945; Visto l'Accordo tra le Parti al Trattato del Nord Atlantico sullo statuto delle loro Forze, firmato a Londra 1119 giugno 1951; Visto il Trattato dell'Unione Europea emendato dal Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001; Visto l'Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, firmato a Helsinki il 1° agosto 1975; Visto l'Accordo tra gli Stati membri dell'Unione Europea relativo allo statuto del personale militare e civile distaccato presso le Istituzioni dell'Unione Europea, dei quartieri generali e delle forze che possono essere messi a disposizione dell'Unione Europea nel quadro della preparazione e dell'esecuzione delle missioni di cui all'articolo 17, comma 2, del Trattato dell'Unione Europea, ivi comprese le esercitazioni, e del personale militare e civile che gli Stati membri mettono a disposizione dell'Unione Europea per operare in tale contesto, firmato a Bruxelles il 17 novembre 2003; AI fine di contribuire allo sviluppo dell'Identita' Europea di Sicurezza e Difesa e rafforzare la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa comune;

concordano

quanto segue:

Ho voluto evidenziare la parte iniziale del Trattato di Velsen che vi chiedo di approfondire leggendo il testo integrale su internet, per evidenziare quanto, circondata da un assurdo silenzio, sia in discussione presso la Commissione Esteri e Difesa della Camera dei Deputati la proposta di legge di ratifica del Trattato, per istituire questa forza militare europea ed indipendente. Dal 17 Dicembre 2008 ne fa parte anche la Romania. Come si può vedere su un totale di 28 NAZIONI membri dell’Unione Europea, solo 6 NAZIONI, compongono questa forza di polizia che, con il suo statuto veramente eccezionale, rappresenta uno strano soggetto militare agli ordini non si sa di chi. Il Comando del corpo è situato a Vicenza presso la Caserma Chinotto, come i reparti del Centro per le Unità di Polizia di Stabilità “Center of Excellence for Stability Police Units, CoESPU. Non ci vuole un genio per comprendere che ci troviamo di fronte ad una Super Polizia Sovranazionale. Ma c’è dell’altro veramente esplosivo nei confronti della nostra Sovranità Nazionale:

l’Articolo 21 del trattato di Velsen, recita che sono inviolabili i locali, gli edifici, gli archivi di Eurogendfor. L’Articolo 22 immunizza Proprietà e i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell’Autorità Giudiziaria dei singoli Stati Nazionali. L’Articolo 23 recita che le ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro serviziocomunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possono essere intercettate. L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.

Quello che non possiamo accettare e che, i compiti di questa Polizia Europea se polizia si può definire, debba assolvere a compiti di  “ Pubblica Sicurezza, Polizia Giudiziaria, Controllo, Consulenza e Supervisione della Polizia Locale, Indagine Penale,Dirigere la Pubblica Sorveglianza, Operare come Polizia di Frontiera, ma quello che ci sconvolge di più è l’Acquisizione di Informazioni, lo Svolgimento di Operazioni di Intelligence. Leggendo bene il Trattato di Velsen, possiamo comprendere che tutte le limitazioni imposte agli Stati Nazionali, risultano essere confacenti alla Eurogendfor nello specifico delle operazioni di intelligence.

Il Fronte Nazionale denuncia questa struttura militare che possiamo tranquillamente equiparare all’ex KGB o alla STASI o alla famigerata Sigurimi. Si tratta non di un Corpo Armato Europeo alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di una entità di polizia a se stante con a capo un Comitato Interpartimentale CIMIN composto da rappresentanti dei Ministeri Esteri e Difesa dei paesi aderenti al trattato ed un Quartier Generale Permanente PHQ composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (Italia con 6 ufficiali e 5 sottufficiali). Comandante, ViceComandante, Capo di Stato Maggiore, SottoCapi per operazioni, pianificazione e logistica, usano i criteri di rotazione biennale. La forza è di 800 uomini che secondo le dichiarazioni ufficiose possono essere mobilitati in 30 giorni. Inoltre vi sarebbero anche 1500 riservisti. Secondo chi scrive, queste sono dichiarazioni che definirei da cortina fumogena. Se si verificasse la necessità di un intervento di questo corpo d’elite, in un evento pericoloso, questo si presenterebbe sul campo, quando i buoi sono non solo scappati dalla stalla, ma sono stati catturati, mangiati e digeriti. Quindi risulta evidente che le vere mire di questo organismo e di chi dalle retrovie ne muove le fila, è e rimane il controllo da quinto potere su tutte le attività dei cittadini europei e dove necessario, intervenire , per ristabilire l’Ordine Prestabilito

Il Fronte Nazionale chiede a gran voce: A CHI RISPONDE L’ EUROGENDFOR ?

Cosa ancora più aberrante e sconsiderata è l’accettazione di sciogliere l’Arma dei Carabinieri, come da risoluzione del Trattato di Velsen: con la Legge N°84 del 12 giugno 2010 si procederà allo smantellamento ed alla chiusura di numerosi reparti sino allo scioglimento dell’Arma. Essa verrà assorbita nella Polizia di Stato che a sua volta verra degradata a polizia locale di secondo livello e guarda il casoL’articolo 4 della stessa legge introduce i compiti dell’Eurogendfor.

Se questo non è una subdola operazione di potere da parte delle eminenze grigie che comandano in Europa, non so che altro dire. Dopo aver neutralizzato la nostra Sovranità Monetaria, dopo che i politici in 70 anni di cosiddetta democrazia sono riusciti a distruggere lo Stato Sociale, dopo che la propaganda massificatrice ha ridotto la nostra gioventù ad una ameba avvinghiata a falsi idoli telematici, è giunto il momento che il Popolo Italiano torni a prendere coscienza di se stesso e con uno scatto di orgoglio, cacci i ladri dal tempio.

Salvatore Gjika

Ci chiamano “euroscettici”, ma....

Ma noi non siamo affatto scettici rispetto a questa “Europa”, noi abbiamo la CERTEZZA che questo modello di Europa non sia ciò che il Popolo vuole e, soprattutto, ciò che ai Popoli serve.
Noi siamo certi che sia necessario porre fine al ladrocinio del SIGNORAGGIO BANCARIO perpetrato, ai danni dei cittadini, dai banchieri della B.C.E., che battono moneta e la PRESTANO alle singole nazioni, attraverso le banche, applicando un tasso di interesse che incide direttamente, in maniera esponenziale, sulla crescita del nostro debito pubblico, tanto da  poter affermare, conti alla mano, che nessuna tassazione, nessun sacrificio sarebbe utile a ridurlo.
Noi siamo certi che sia urgente privare le banche del potere che hanno conquistato, complici i nostri governi, sui destini del nostro Popolo, riconducendo il loro ruolo al supporto delle aziende e delle famiglie, promuovendo l’ECONOMIA REALE e sancendo la supremazia e la centralità dell’uomo su quella del denaro.
Noi siano certi che le produzioni nazionali non potranno mai essere concorrenziali rispetto ai prodotti importati, senza regolamentazioni, da Paesi che NON rispettano i diritti umani, come la Cina, dove sul costo del lavoro non gravano tutele, garanzie ed anni di battaglie per la conquista del rispetto dei lavoratori. E siamo certi che senza l’applicazione di dazi all’importazione di prodotti provenienti da questi Paesi non potremo restituire la linfa vitale alle nostre imprese, affamate dalla perversa concettualità del “mercato libero” a tutti i costi, come se il “mercato” fosse un’entità autosufficiente, sovrana, in grado di sostituirsi al governo dei Paesi stessi, prevalendo sull’interesse delle persone che i singoli Paesi li compongono.
Noi siamo certi  della necessità assoluta di promuovere la NOSTRA agricoltura, senza “quote” imposte dai burocrati che, a tavolino, decidono del destino dei Popoli, con l’unico scopo di cancellare qualunque spinta nazionale all’autosufficienza e sconfiggere, a priori, qualunque velleità di autodeterminazione delle singole Nazioni,  perseguendo unicamente l’ appiattimento selvaggio delle culture, delle tradizioni, degli usi e costumi nella speranza di arrivare, attraverso la rassegnazione dei Popoli, al controllo di tutto ciò che è riconducibile ai facili guadagni per i burocrati europei .
Non offendeteci definendoci “scettici”, noi abbiamo le idee ben chiare, insieme alla responsabilità di illuminare, prima che sia troppo tardi, coloro che “scettici” sono davvero: aiutateci ad aiutarvi.

Simona Bossi