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Terrorismo e politica

Nei primi anni della mia formazione politica si studiavano le varie tecniche della guerra rivoluzionaria, con particolare riferimento alle teorie di Mao e la loro sistematica applicazione anche in Italia. Tutto questo veniva fatto, vista anche l’assoluta acquiescenza della politica nazionale alle mene comuniste, per difenderci dall’aggressività delle tecniche proprie della cultura marxista-leninista nella sua lettura maoista. Conosci il nemico per poterlo combattere è uno dei principi di qualsiasi confronto ad ogni livello. Una delle fasi avanzate di questo tipo di guerra è il terrorismo che serve a conquistare il favore delle masse popolari attraverso la paura che può essere indotta con la violenza sia fisica che psicologica. L’Italia è stata terreno di sperimentazione di queste tecniche sia da parte del comunismo, sia da parte di apparati dello stato, che, soltanto per una strumentale dissociazione, sono stati definiti deviati.Grazie alle tecniche di quella guerra, messe in atto dai gruppi della sinistra extraparlamentare, i loro uomini più rappresentativi occupano ruoli molto importanti nella struttura dello stato o, meglio ancora del potere in Italia. Basta vedere la provenienza politica di alcuni direttori o redattori delle più importanti testate giornalistiche stampate o televisive degli anni 90, o la formazione di alcuni vertici della magistratura, o i componenti delle direzioni dello stato o degli enti locali e via di questo passo.
Ancora più spregiudicato è stato l’utilizzo dello stragismo per far entrare nell’area di governo il PCI, unico risultato concreto ottenuto da quella scellerata stagione. Ma sempre più subdolo è stato l’utilizzo del terrorismo psicologico che, in quegli anni, è servito a pilotare anche coloro che non venivano fuori dalla formazione marxista-leninista. Poi, con la caduta del muro di Berlino ed il crollo dei paesi del comunismo reale, tutta la genia di coloro che si dicevano servitori del popolo e amici del proletariato si sono ritrovati paladini del liberismo e della più atroce forma di dittatura ed oppressione psicologica della storia, quella del mercato e del consumo. Ma il terrorismo, soprattutto quello psicologico, è continuato. Vi ricordate quando ci hanno propinato l’euro e gli accordi di Maastricht? Ci avevano terrorizzati con la minaccia che se non avessimo aderito saremmo finiti nel baratro. Poi, una volta finiti nel baratro, constata comunque la forza e la resistenza dell’Italia dovuta alle grandi capacità di adattamento e creatività del suo popolo, con la stessa tecnica terroristica, per assoggettarci e derubarci delle nostre invidiabili ricchezze, ci hanno imposto il governo Monti con la Fornero ed affini. Adesso che, per sottrarci ad una politica di demolizione del nostro popolo, ci siamo dotati di un governo che sta ponendo dei limiti, in nome di alcune tutele fondamentali della nostra specifica identità,  i necrofori, i venduti e terroristi di sempre, che purtroppo continuano a gestire i mezzi di comunicazione e di condizionamento, tornano ad agitare lo spauracchio dello “spread” , parola senza senso, e della crisi. Con il terrorismo vogliono portare il popolo italiano a rinunciare all’unica ancora di salvezza che rimane; un’ancora, però, che va potenziata, fornendola di un progetto autentico e preciso che ci porti fuori dalla crisi e ci faccia diventare nuovamente primi nella creatività, nella ricerca, nella cultura, per dare il nostro fattivo contributo alla creazione di una vera Europa.
Adriano Tilgher

La dottrina di riferimento

Proprio per essere consapevoli del nostro progetto, di cosa vogliamo costruire, di quello che vogliamo abbattere e di ciò che intendiamo modificare è indispensabile dotarci di una dottrina di riferimento che ci dia un orientamento preciso in ogni nostra scelta. Alla disumanizzante e materialista dottrina del liberismo contrapponiamo la nostra dottrina della “Tre Liberazioni”, elaborata e scritta, quasi esclusivamente, dal grande Carlo Terracciano verso la fine del secolo scorso. Questa dottrina rimane un indiscutibile punto di riferimento per quanti sono consapevoli che la vita non è solo rapporto e scambio economico, ma è prima di tutto e soprattutto aspirazione verso la trascendenza e verso un mondo spirituale di cui si va perdendo sempre più la percezione e l’intuizione. La prima è la Liberazione nazionale per riconquistare la sovranità svenduta ai danni dei popoli da governanti corrotti e traditori e riuscire a costruire un’Europa politicamente unita per tornare ad essere faro di cultura e civiltà e svincolarci dalla barbarie che ci viene costantemente propinata come modernità. Lo strumento più idoneo per realizzare l’obiettivo è la Geopolitica. “La Geopolitica è la scienza che studia i rapporti tra il fattore politico e il dato geografico nella storia interna ed estera dei popoli e delle masse continentali.” Poi viene la Liberazione sociale per restituire al nostro popolo la dignità che si afferma con il lavoro, rispettando la dignità e la sovranità degli altri popoli. Per tali obiettivi diventa indispensabile rivendicare la proprietà comunitaria dei mezzi di produzione essenziali allo sviluppo ed alla difesa della comunità nazionale. Si pensi a come di fatto la sovranità ci sia stata scippata attraverso dei veri e propri cavalli di Troia come il sistema bancario, la grande distribuzione, la privatizzazione del sistema di informazione, la gestione delle materie prime, l’utilizzo delle fonti energetiche ecc. Infine c’è la Liberazione etno-culturale per rivendicare le proprie specificità contro l’omologazione americanocentrica e la globalizzazione culturale ed economica, ribadendo la scelta per l’autodeterminazione dei popoli. Riappropriarsi delle radici, della propria storia, della propria lingua e cultura, dei propri Valori è fondamentale per chiunque voglia, non solo rivoluzionare le istituzioni sociali e politiche mobilitando le masse, ma addirittura pretenda il rinnovamento dello stile e della visione del mondo di popoli asserviti da troppo tempo alla visione mondialista e materialista dell’esistenza. “Al progetto di globalizzazione dei mercati, che vuol rendere i cittadini del mondo utenti omogenei ed indifferenziati del supermercato mondiale gestito dai pochi individui controllori delle risorse, l’unica risposta possibile è che ogni popolo del pianeta riacquisti e rivendichi le proprie peculiarità etniche e culturali e si federi con gli altri movimenti e popoli che stanno attuando questo progetto per poter avere possibilità concrete di battere il potere finanziario e capitalistico nazionale ed internazionale gestore della piovra liberaldemocratica.” La Dottrina delle Tre Liberazioni rappresenta lo strumento indispensabile per generare una nuova sintesi nazionale che faccia superare le antinomie che hanno diviso il nostro popolo e ci proietti nella costruzione di un futuro più vivibile in modo di tornare responsabili del nostro destino e padroni a casa nostra: in poche parole riappropriarci delle chiavi di casa.    
Adriano Tilgher

Il Frontismo

In Italia si potrebbe vivere bene: c’è il sole, abbiamo spiagge stupende, montagne eccezionali, clima invidiabile, bellezze naturali da sogno, si mangia e si beve in modo divino, abbiamo ricchezze artistiche e naturali indicibili. Ogni angolo della nostra terra ha storia, cultura, tradizione. Siamo ricchi, di quella ricchezza spirituale che tutti vorrebbero avere e che nessuno ci deve levare. Perdere tutto questo per uno “spread” inventato da fantomatiche società di “rating” di cui, fino al 2010, nessuno conosceva l’esistenza è veramente demenziale. Torniamo a vivere come abbiamo sempre saputo, a dimensione umana sfruttando il nostro genio creativo ed esportando le idee in tutto il mondo. Dobbiamo però capire che la ricreazione è finita; è indispensabile tornare a lavorare, a denunciare i parassiti e, se necessario, a fare sacrifici, non per pagare stipendi e pensioni d’oro, ma per dare un futuro migliore di questo ai nostri giovani. Questa è la vera solidarietà, non i due euro da dare con una telefonata per pagare cellulari, auto blindate e segretarie a presidenti di società cosiddette benefiche, ma ricostruire un mondo di valori. Noi siamo latini, e ne siamo orgogliosi, non siamo anglosassoni, noi stiamo bene quando intorno a noi c’è gente che sta bene. Non serve rubare, non serve corrompere, non occorre trovare scorciatoie. Allora lavoriamo per dare servizi autentici ai nostri concittadini, torniamo a produrre, creiamo uno stato degno di questo nome che vigili e diriga la convivenza tra le varie categorie, costruiamo strumenti di partecipazione reale sui posti di lavoro, nel tempo libero, nella conduzione dello stato. Correggiamo chi sbaglia ma allontaniamo le mele marce. L’Italia ce la può fare, basta che il popolo tutto lo voglia. Dobbiamo liberarci dalla finta convinzione, che ci hanno inculcato gli imbonitori della politica, dei giornali e della televisione, della ineluttabilità ed inevitabilità di quello che sta accadendo. Si deve ricostruire il tessuto sociale, è un dovere verso i più giovani tornare all’impegno politico, non come ufficio di collocamento, né come modo di “appecoronarsi” ai detentori delle risorse, ma come  servizio per restituire al nostro popolo ed alla nostra Nazione la posizione che compete. Ma i giovani anche, pur se diseducati dagli esempi ricevuti e delusi dalla realtà che li circonda, devono buttare il cuore oltre l’ostacolo e mettere nell’ azione politica l’ardore dei loro venti anni. L’abbraccio fra tutte le generazioni, deve anticipare l’abbraccio fra tutti gli Italiani per costruire un fronte di difesa che, quanto prima, deve diventare un fronte d’attacco Insomma il Frontismo vuole esser la molla che da’ la forza all’insieme degli Italiani di realizzare il riscatto nazionale, popolare e sociale, come tassello di un più vasto movimento mondiale di lotta al mondialismo ed al capitalismo finanziario. Occorre realizzare una nuova grande “sintesi” sia culturale che politica che possa ridare fiato e speranza di crescita alla nostra comunità. Andiamo nelle case della gente, insegniamo loro come fare non a lamentarsi ma a riprendersi il futuro; diamo ai giovani fiducia, torniamo a far capire loro che la vita è sfida, avventura, che il futuro non lo devono attendere dai genitori o da parenti o da amici potenti ma se lo devono costruire e conquistare da soli; rigeneriamo la forza creativa di questo popolo che ha saputo fare cose stupende quando ha avuto riferimenti precisi ed esempi positivi; ritorniamo orgogliosi della nostra italianità. Tutto questo vuol dire lottare. Ma se non lottiamo quando ci stanno scippando la terra, la storia, il futuro, allora è giusto che questo popolo scompaia. Io ci sono e ci sarò sempre, ma con me ci saranno tanti e tanti altri italiani pronti a fare la propria parte, si devono solo convincere che si può fare, che si deve fare, che si può vincere.
 
Adriano Tilgher

La politica è cambiata

Tutti gli schemi che fino a ieri hanno animato il confronto politico sono saltati, sono superati. Destra e sinistra, fagocitati dal grande mostro liberista, non hanno più ragione di essere. Chi è più di destra, Renzi che si imbarca in azioni al servizio della finanza apolide e dei trust industriali o Berlusconi che apre alle coppie omosessuali ? Chi è più di sinistra il PD che cerca l’abolizione delle tutele dei lavoratori o il Fronte Nazionale che partecipa alla lotta per la difesa dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori? Come definire coloro che un anno si candidano per il centro sinistra e dopo pochi mesi lo fanno per il centro destra? Dove collocare i governi Monti, Letta, Renzi? Destra e sinistra insieme per precipitare gli Italiani in un baratro da cui diventa sempre più difficile uscire. Cosa pensano i vecchi attivisti del PCI dei loro capi attuali? Renzi, Vendola, Boschi, Fassina… cosa hanno a che spartire con i componenti delle cellule comuniste di qualche decennio fa? E gli attivisti del MSI, che hanno pagato galera e sangue per portare al parlamento  Fini, Gasparri, La Russa, Augello…, cosa pensano dei percorsi attuali dei loro “campioni”? In nome di cosa oggi si dovrebbero confrontare e, magari, secondo i desideri della classe politica attuale, scontrare  destra e sinistra Per motivi ideologici? Ma non ci stanno insegnando che le ideologie sono morte? Per motivi politici? Non sono forse tutti al servizio di una banca privata, la BCE, e dei burocrati di Strasburgo e di Bruxelles? Per motivi culturali?  A parte il fatto che crediamo nella universalità della cultura per cui non pensiamo che esista una cultura di destra ed una di sinistra, ma esiste una cultura oggi? La scultura è orripilante, basta guardare alcuni nuovi monumenti nelle nostre città; l’architettura è demenziale e anti umana, è sufficiente pensare alla nuova edilizia popolare ed a quella residenziale; l’urbanistica è   micidiale, come dimostra l’invivibilità delle nostre grandi città; la pittura è priva di qualsiasi significato, basti pensare alle opere di Andy Warhol; la letteratura poi è fatta di opere create dal computer senza alcuna originalità e incapaci di trasmettere alcunché, tranne delle rare eccezioni; per non parlare della cinematografia, del teatro  ecc. Tutto ovviamente fatto in funzione del mercato e del profitto. Per i valori? Gli unici valori che oggi contano per la destra e la sinistra indistintamente sono i valori monetari. Per il resto sono allo sbando, senza alcun riferimento: l’onestà? A destra come a sinistra si fanno coinvolgere negli scandali “consociativamente”; la lealtà? Tutti pronti a tradire o, nella migliore delle ipotesi, a non mantenere la parola data; il coraggio? Meglio fuggire, calare la testa, agire in modo difforme dal proprio pensiero pur di non mettere a rischio la “poltrona”. Vi sembra che siano comportamenti che trovate solo a destra o solo a sinistra? E, purtroppo, il popolo italiano si adegua agli esempi che riceve. Per l’etica? Se la chiesa cattolica stessa si sta abbandonando a posizioni moderniste che di moderno non hanno nulla, come possono i politici essere differenti? Oggi a destra come a sinistra è diventato normale concepire possibile una famiglia omosessuale, ma anche a destra come a sinistra ci sono persone che ritengono che la famiglia vada tutelata perché è preposta alla continuità della specie e che tutto il resto può essere regolato ma non è famiglia. Le manipolazioni genetiche delle persone e degli alimenti sono fonti di alto reddito e vengono potenziate e protette da uomini di destra e da uomini di sinistra, così come indifferentemente è “bipartisan” chi si oppone a tali eccessi e via di questo passo. D’altra parte il superamento della destra e della sinistra è stato uno dei motivi del recente successo elettorale dei 5 stelle e della Lega: un sintomo che lascia sperare per un’Italia più consapevole in un’Europa autentica che ancora non esiste. L’importante è che questi due movimenti si diano un reale progetto politico che al momento pare manchi ad entrambi.
 
Adriano Tilgher

La fine delle ideologie: una spudorata menzogna

Le giovani generazioni sono state allevate nella falsa consapevolezza che tutte le ideologie fossero defunte con la caduta del muro di Berlino e che tutte le catastrofi, le distruzioni, le guerre e i genocidi nel mondo fossero stati dovuti alle ideologie che avrebbero avvelenato il sangue e la mente delle generazioni passate. E’ questo uno dei tanti falsi che la cultura materialista e relativista imperante ha cercato di imporre con la forza della comunicazione e della repressione delle idee controcorrente. Basti vedere cosa accade nel mondo per rendersene conto. Se le ideologie sono defunte certo non vi è responsabilità delle stesse per i numerosi conflitti esistenti nel globo (Afghanistan, Siria, Iraq, Corea…), né per le varie guerre civili in atto o finite da poco (Ucraina, Libia, Egitto, Serbia, Croazia…), né per i sistematici genocidi tutt’oggi in corso sia in Africa che in Asia, basti pensare al popolo Karen, ai Palestinesi, ai Curdi, ai conflitti tribali, alla sistematica eliminazione dei Serbi nel Kosovo, nel cuore dell’Europa, senza che la comunità internazionale muova un dito per impedire che ciò accada. Anzi la cosiddetta comunità internazionale, in nome di un falso concetto di pace e di libertà, ha consentito linciaggi e stermini senza precedenti. E’ sufficiente pensare a Gheddafi, a Saddam Hussein, all’utilizzo di bombe incendiarie, di bombe con testate contenenti uranio impoverito, di gas letali. Ma le ideologie non sono morte, ce ne è una che, da semplice teoria economica, è assurta al ruolo di ideologia dominante e viene tacitamente imposta a tutti i popoli della Terra; ed è la più criminale, la più antistorica, la più antiumana: il liberismo. Che il liberismo sia un mostro è facile dimostrarlo. Intanto per il liberismo, l’uomo è considerato solo come strumento di consumo e capacità di produzione; cioè viene considerato solo dal punto di vista economico, per cui un uomo vale solo per l’ampiezza del suo portafoglio e non per i valori autentici che esprime. Se sei un individuo ricco vieni ammirato ed osannato, a prescindere dalle tue qualità umane, ed anche se dietro quei denari c’è il sangue di vittime innocenti, c’è la droga, la truffa, o la rapina finanziaria, che è il principale crimine di oggi, messo a segno contro popoli interi e che non è previsto come reato da nessuna legge del mondo; se sei una persona povera non vali nulla: dimenticando che molti dei grandi d’Italia da Dante a Michelangelo, da San Francesco a Cristoforo Colombo e via dicendo hanno vissuto in povertà o della carità ed ospitalità di mecenati o protettori. Ma che tutto questo sia quanto meno folle lo dice la logica sociale ed il comune buonsenso: i rapporti tra gli uomini non si possono basare sulle leggi di mercato e le leggi di mercato valgono solo per i rapporti commerciali, ma devono essere moderate e controllate con opportune leggi dello stato. Le leggi del mercato, che si basano sul principio della domanda e dell’offerta, devono essere studiate per correggerne gli effetti aberranti che derivano dalla loro applicazione meccanica senza inserire i parametri fondamentali della socialità, dell’utile sociale e della convivenza civile. In poche parole le leggi di mercato, in assoluto, sono disgregatrici del tessuto comunitario se non vengono adeguate ai criteri della comune convivenza. Per conseguire tali risultati serve lo Stato che individui leggi adeguate ed effettui gli opportuni controlli; ed è proprio per questo che le nuove strategie finanziarie tendono ad eliminare gli stati ed a prezzolare politici di scarsa qualità.