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L’Italia non c'é più.

Qualcuno, ancora oggi, parla di  SALVARE l’Italia; ma cosa significa se l’Italia non c’è più. Non c’è più politicamente perché non esiste una proposta politica concreta e coerente, con una base culturale di cui sia espressione,  da parte di nessuno; si rimane vittime del liberismo e delle leggi di mercato non capendo che l’uomo non è solo bisogni materiali ma è soprattutto ricerca di soddisfazioni di altro genere, che solo una politica di progetto può dare. Chi è al servizio dei poteri forti esteri, come il centro sinistra, il centrodestra ed i grillini, fa proposte  che cercano di rispondere alle più immediate problematiche economiche e materiali rimanendo nello squallido alveo liberista, senza che i più sappiano cosa significhi. Coloro che si definiscono alternativi e usano termini come “sovranismo” o “popolarismo”, parole che non riescono a riempire di alcun concreto progetto politico, sono comunque sempre pronti a correre in soccorso dei vari liberisti, siano essi di destra, di sinistra o grillini, per potersi sedere su uno scranno, magari anche ministeriale, senza alcun potere concreto. La risposta è altrove. Non c’è culturalmente per aver ceduto anche in questo, che dovrebbe essere un settore “nobile”, al mercato e aver tarpato la grande capacità creativa degli italiani facendo largo a lestofanti e baciapile che sono stati capaci di distruggere tutti gli elementi base del comune vivere. La famiglia? Non conta. I figli? Non si fanno ed eventualmente si comprano.  La nazione? Non serve. L’Italia? Cos’è. L’Europa? E’ una moneta. La solidarietà? E’ dare una moneta a chi al semaforo ti pulisce il vetro, purchè non sia Italiano. La comunità? E’ il centro di recupero per i tossici… La risposta è altrove. Sul piano internazionale veniamo sbeffeggiati da tutti; per la nostra posizione geografica dovremmo dialogare con i paesi dell’altra sponda del Mediterraneo e poi, quando ci proviamo, subiamo gli ordini e le imposizioni dei nostri alleati per inimicarceli: vedi il caso Libia, vedi l’Egitto, con il caso Regeni, costruito ad arte dai servizi inglesi ( in Spagna in un caso ben più grave e molto palese non abbiamo richiamato alcun ambasciatore). Cerchiamo di riprenderci economicamente, con un intervento di quel poco che è rimasto della nostra industria di stato, con l’acquisto dei cantieri francesi, e la Francia, che si è comprata mezza Italia e ci ha imposto la guerra al nostro partner libico per scalzarci, si mette di traverso  L’unica volta che ci siamo ribellati è stato quando l’Austria e l’Ungheria, dicendoci tra l’altro una cosa ovvia, ci hanno suggerito di chiudere i porti alle navi e delle Onlus e delle altre nazioni per porre fine all’orrendo traffico di esseri umani su cui si stanno arricchendo tanti cosiddetti umanitaristi. La risposta è altrove. Gli Italiani ormai si sono adeguati, lo spirito nazionale si può tirare fuori solo nelle competizioni sportive,  nel festeggiare le sconfitte, i tradimenti e nel considerare eroi chi ha sparato a tradimento; la storia meglio non insegnarla più perché tutti si stanno accorgendo delle menzogne propinate come verità; Dante, il sommo poeta che tutto il mondo studia e ci invidia, meglio non studiarlo perché omofobo; le riforme sociali, fiore all’occhiello della nostra cultura del lavoro, ereditata da un preciso periodo storico,  vanno smantellate perché ce lo ordina l’Europa, che attualmente non esiste, ma anche perché dovremmo riconoscere che “il male assoluto” ha prodotto qualcosa di positivo. La risposta è altrove. Potremmo continuare a lungo, comunque si voglia vedere la conclusione è sempre la stessa: l’Italia non esiste più. E’ diventata “l’espressione geografica” di cui parlava il Metternich; un’ espressione geografica ancora stupenda nonostante gli scempi da noi prodotti sul territorio. Per creare tutto questo c’è voluta la complicità di tutti. Per uscirne non c’è da salvare nulla ma c’è tutto da ricostruire liberandoci dai legacci UE, per giungere ad una vera e nuova Europa dove l’Italia possa avere il ruolo che le spetta per la sua storia, la sua cultura, le indiscusse capacità del suo popolo, un volta tornata consapevole delle proprie peculiarità e del proprio destino nell’ ambito della storia del mondo.
                                                                           
Adriano Tilgher
 

Le Mie Dimissioni

Domenica c’è stato un interessante Comitato Centrale del Fronte Nazionale. Si è svolto un dibattito di alto livello sulla situazione politica attuale e sulle prospettive per la nostra povera Italia e sulla sempre più lontana costruzione dell’Europa, usurpata da un’ ignobile UE. Il tutto è stato sollecitato dalle mie dimissioni da Presidente del Fronte stesso. Devo ringraziare tutti i presenti per le manifestazioni di affetto e di stima e per la totale contrarietà a questa mia decisione ma sento il bisogno di ampliare le possibilità di crescita del Fronte Nazionale. Mai come in questo momento c’è bisogno di chiarezza e riferimenti certi e ho l’orgoglio di far parte dell’unica forza politica che ha un progetto chiaro e ben riconoscibile ed un programma in linea con il progetto e che persegue le finalità della nostra linea sociale, unica rimasta davanti ad una pletora di organizzazioni e partiti al servizio del liberismo e dei potentati economici e finanziari. Altri gruppi ben più sostanziosi del nostro abbracciano quella che oggi chiamano, con un nome che a me non piace, la linea sovranista, ma spesso non sanno neanche cosa significhi e riescono a convivere con il liberismo; altri rimangono nostalgici delle grandi idee del passato, dimostrando di non aver capito neanche il significato profondo di quelle stesse idee. Vedo troppi giovani rifugiati nella metapolitica quale alibi incapacitante per un impegno più ampio, troppe forze perse nel volontariato autentico, non quello di comodo costruito per accaparrarsi i soldi pubblici, fatto con spontaneità e generosità ma che serve solo ad uno stato, che non li merita, per sopperire alle sue mancanze croniche. L’unico volontariato in cui credo è quello politico. Vedo una società liquida priva di punti di riferimento dove tutto è relativo, dove un essere umano deve essere indeciso sul proprio sesso,  al punto da poterlo decidere nella maggiore età, dove la mamma non è più tale ed il papà pure,  dove la giustizia è diversa per tutti i cittadini e dipende solo dal livello di “appecoronamento” al potere, dove la bellezza non è più un concetto assoluto ma un elemento determinato dalle mode, al punto che vediamo i giovani, ma anche i meno giovani, sfregiarsi con tatuaggi e “pearcing” in omaggio alla moda corrente credendo in tal modo di contestare il sistema e non capendo di essere impregnati del consumismo più deleterio ed autolesionista, dove banditi, delinquenti e nemici della patria vengono presentati come i salvatori della stessa, dove la politica non esiste più e quelle centinaia di postulanti, che si dicono tali, sono la negazione della stessa, anzi sono la vera antipolitica. A fronte di questo spettacolo desolante c’è tanta gente di valore costretta ad andarsene dall’Italia e c’è una voglia autentica di Politica, quella nobile, quella vera. Al referendum sulla costituzione sono andati a votare il 70% degli Italiani per dire NO al sistema, un 20% in più rispetto alle amministrative, che in genere erano le più partecipate; Italiani che non si sentono rappresentati da nessuno dei soggetti in campo che hanno reso la politica una cosa ignobile, da rifiutare. Tutto questo mi ha convinto di dover agire in altro modo per far capire alle varie positività che sorgono come funghi dappertutto che la Politica è una cosa seria e indispensabile ora più che mai, che la metapolitica ha un senso se è funzionale ad un percorso politico , la metapolitica ha bisogno della politica altrimenti perde il suo significato intrinseco. Bisogna cogliere tutti gli elementi unificanti sul piano delle nuove tematiche politiche e lasciare le dispute storiche agli storici: salvare l’Italia per costruire una vera Europa è un compito fondamentale e bisogna adeguare il linguaggio alle nuove esigenze di confronto; lo scontro non è più tra destra e sinistra, che abbiamo visto alla fine alleate al servizio della finanza apolide, ma tra popoli e servitori dei poteri forti . Su questo terreno tante forze si stanno schierando, alcune in buona fede, altre manovrate dalle stesse pulsioni o dalle stesse forze che si dice di voler combattere: smascherare i falsi ed aggregare i veri è un dovere di tutti a prescindere dal campo di provenienza Su questo terreno mi voglio muovere senza la responsabilità di un movimento, il Fronte Nazionale, con cui resto schierato. 
Adriano Tilgher
Roma 3 luglio 2017   

Tilgher: No all' accordo Ceta - UE-Canada

"No forte e chiaro allo scandalo dell'accordo Ceta Ue-Canada"
"Domani, nel silenzio quasi totale dei grandi mezzi di comunicazione, il Senato voterà il disegno di legge che dà via libera al Ceta, l'accordo commerciale tra Canada e Unione Europea. E non c'è nessun parlamentare che faccia sentire forte la sua voce contro quello che è un vero e proprio regalo alle multinazionali e ai contraffattori dei nostri prodotti". È quanto dichiara il leader del Fronte Nazionale, Adriano Tilgher, che aggiunge: "A cosa serve non far entrare in Canada i prodotti alimentari tarocchi, se poi nei nostri Paesi potranno arrivare dal Canada imitazioni di tutti i tipi, come il Carmigiano invece del Parmigiano o il Porconzola invece del Gorgonzola? I discount saranno pieni di queste schifezze, che finiranno sulle tavole di chi ha meno possibilità economiche. Non solo: l'accordo da' alle multinazionali la possibilità di ricorrere ad uno speciale giudizio privato, se i Paesi dell'Unione approveranno leggi che, in qualche modo, vadano contro quanto previsto dal Ceta e, dunque, danneggino le loro imitazioni o i loro prodotti in generale. È un vero e proprio scandalo, che da una parte dà più potere alle multinazionali rispetto agli stati nazionali, ormai non più sovrani, dall’altra mette sul mercato, a basso costo, prodotti senza controllo di qualsiasi genere che possono danneggiare notevolmente salute ed ambiente. Un Parlamento serio dovrebbe dire un no forte e chiaro. Ma, ovviamente, questo non avverrà ".

Francia : Il Congresso di Vienna delle Oligarchie Trionfanti.

E’ troppo presto per elaborare il lutto. La botta è forte, il misero 35 per cento di Marine Le Pen pesa come un macigno e giustifica lo scomposto entusiasmo delle oligarchie e dell’esercito mediatico ed intellettuale schierato con Macron, il nuovo beniamino del progressismo universale, il funzionario della famiglia Rothschild divenuto presidente della Francia. Cerchiamo di mantenere un briciolo di lucidità e, archiviato con sofferenza l’oggi, pensiamo immediatamente al futuro. Partiamo da lontano: dopo la Brexit e la vittoria di Trump, le oligarchie mondialiste hanno avuto paura ed hanno innescato una reazione durissima ed a largo raggio. La loro azione si può paragonare, giusto per rimanere ancorati alla storia francese intrecciata con quella dell’Europa tutta, ai famosi cento giorni che intercorsero, nel 1815, tra la fuga di napoleone dall’Elba e la vittoria angloprussiana di Waterloo. Già dal 1814, imprigionato Napoleone, si svolgeva il Congresso di Vienna volto alla restaurazione degli equilibri intraeuropei distrutti dalla Rivoluzione prima, poi dall’onda napoleonica che diffuse nell’intero continente le idee nuove. L’entusiasmo dirompente, da scampato pericolo delle élite che hanno imbrogliato il popolo una volta di più, somiglia davvero al Congresso di Vienna. La restaurazione, o meglio una nuova stretta sulla presa feroce dei poteri finanziari e tecnocratici mondialisti è in atto. Macron ne sarà il perfetto esecutore. Epperò, la restaurazione non durò poi molto, e l’esplosione del 1848, anticipata in Francia dal 1830 di Filippo Egalité e dai cento nazionalismi crescenti in ogni angolo d’Europa travolsero la costruzione di Metternich e della solita Inghilterra, sempre abilissima nel “divide e t impera”. Nessuna vittoria è definitiva, se si lavora come termiti per togliere la terra sotto i piedi al nemico. Nemico, non avversario, nel senso schmittiano ed anche, molto semplicemente come presa d’atto che nemico è considerato ogni pensiero alternativo al lessico tecnocratico liberale. La guerra continua. Incassiamo la testa nelle spalle, ingoiamo senza dimenticare nessun volto e nessun nome di quelli dei festeggiamenti scomposti – europoidi ed italiani- per lo scampato “mal francese” e avanti tutta.  Ma per approdare dove? Occorre una riflessione severa e serena affinché il fuoco non si spenga, ma anzi si propaghi sino alla vittoria dei popoli. Un primo punto, contingente, è riconoscere l’inadeguata prestazione di Marine Le Pen nel dibattito a due. Ha perduto in due ore quei cinque punti di recupero che aveva conquistato, ad unanime giudizio dei sondaggi. L’attacco virulento, l’assalto all’arma bianca sono l’ultima risorsa del molto debole. Fin troppo facile, per il signorino viziato targato Rothschild accreditarsi come l’uomo dell’ordine e della pace sociale. Secondo elemento: la violenza del regime si è dispiegata con tutte le sue risorse, ed è parso chiaro al francese medio che la vittoria del Front sarebbe sfociata in un clima di guerra civile alimentata ad arte. Terzo, la sinistra “sociale” non è in grado di superare i vecchi pregiudizi novecenteschi. Tuttavia, milioni di schede bianche e nulle – i voti validi sono stati appena 31 milioni, dimostrano che lo schema “ni patrie, ni patron, ni Le Pen ni Macron” è forte. I segnali della nascita di un “fronte sociale” ci sono tutti. Il problema è quello di saldarlo con un altro fronte, quello in senso lato, nazionale e sovranista. Quarto, la destra liberale e quella conservatrice – a Parigi come a Roma – risponde senza esitare al richiamo dell’oligarchia. Leggi tutto: Francia : Il Congresso di Vienna delle Oligarchie Trionfanti.

Siria: le due verità.

A chi credere? Alle notizie che vengono dal territorio dei criminali terroristi dell’ISIS, che accusano Assad, Presidente della Siria, di aver usato armi chimiche nel bombardamento di alcune loro basi, o a quelle che vengono dal governo legittimo siriano, che dichiarano di aver usato bombe convenzionali che hanno colpito un deposito di armi chimiche dell’ISIS? Dobbiamo tener fede alle parole di accusa contro la Siria del Presidente USA, che con questo suo odierno bombardamento ha fatto un grande favore all’ISIS, o alla conferma della tesi siriana data dai generali russi , gli unici autenticamente ed apertamente schierati nella contrapposizione militare alle truppe ISIS, armate e foraggiate dall’Arabia Saudita, alleata di molti paesi occidentali? Certo, chi ci va di mezzo sono sempre gli inermi e gli indifesi, ma è la drammatica legge della guerra ed in Siria c’è una guerra combattuta sul campo. Trump, con questo suo ordine di bombardare la Siria massicciamente, ha contravvenuto ad un veto dell’ONU ed ha fatto l’ennesimo atto di guerra, senza la formale dichiarazione della stessa, conquistando così le simpatie di tutti i clintoniani ed i radical-chic del mondo, che tante difficoltà gli stanno creando a casa sua. Questo con buona pace del pacifismo buonista di questi ipocriti del modernismo di sinistra italiano i cui potenti mezzi di comunicazione esaltano questa azione di guerra a favore dell’ISIS, salvo poi piangere al prossimo attentato che l’estremismo islamico sta già programmando contro le inconsapevoli popolazioni europee. Io non so se i Siriani abbiano usato le armi chimiche contro le basi dei terroristi islamici, né se abbiano usato bombe convenzionali che hanno colpito un deposito di armi chimiche dell’ISIS, ma so che la Siria sta combattendo da anni una guerra titanica contro i terroristi che stanno insanguinando il mondo e dobbiamo ringraziare la Russia di Putin che ha avuto il coraggio di schierare le proprie truppe contro un nemico dell’umanità, facendo un favore anche a noi europei che continuiamo, per squallidi interessi di bottega, ad essere schierati dalla parte dell’ISIS, sia mediante le sanzioni contro il legittimo governo siriano, sia fornendo soldi ed armi ai terroristi e, ora, esaltando questo atto di guerra non dichiarata.

Adriano Tilgher