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Manifesto per la sovranità nazionale

L’attuale situazione politica, economica e sociale dell’Italia ha abbondantemente superato il livello di guardia. Tanto è vero che non è fuori luogo nutrire forti preoccupazioni sulla nostra stessa sopravvivenza come Nazione sovrana e come comunità di popolo. Le cause di questa autentica catastrofe vanno individuate negli avvenimenti che sconvolsero il mondo nell’ormai lontano 1989 e che videro il crollo del comunismo sovietico ed il conseguente affermarsi di un neoliberismo aggressivo e totalizzante, di stampo anglosassone, che ha sostituito ai diritti dei popoli e degli Stati gli appetiti insaziabili della speculazione finanziaria globale. Tale perverso meccanismo sta causando lutti e tragedie paragonabili a quelle provocate da una ipotetica nuova guerra mondiale. Le contraddizioni di questo mostruoso sistema planetario sono apparse evidentissime, in tutta la loro tragicità, con lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria del 2008 proveniente dagli Stati Uniti. L’esigenza, da parte delle lobbies finanziarie, di salvare le banche e gli interessi dei grandi speculatori, ha condotto ad una politica di progressivo impoverimento  dei popoli e di smantellamento degli Stati sovrani. L’Italia è l’esempio più evidente di questa realtà.

Per salvare la comunità nazionale e il futuro delle nuove generazioni è indispensabile riconquistare, il più presto possibile, la sovranità nazionale in tutti i suoi molteplici aspetti.

Sovranità culturale - Dalla fine della seconda guerra mondiale l’Italia ha subito una vera e propria colonizzazione culturale. La pervasività del modello di vita americano nel campo degli spettacoli e delle comunicazioni di massa, unita all’egemonia  comunista nella letteratura, nel giornalismo, nell’editoria e nelle arti in generale, ha provocato una totale desertificazione degli ingegni e delle idee, con il conseguente affermarsi di un conformismo totalizzante. Occorre pertanto infrangere questa occupazione sistematica di tutti gli spazi di creatività e di elaborazione di idee. L’Italia, attualmente importa dagli altri Paesi – soprattutto dagli Usa - l’80 per cento dei prodotti cinematografici e televisivi, compresi i format delle trasmissioni più demenziali e diseducative. Si rende quindi indispensabile ricreare un’industria culturale nazionale, sia nel campo dei media e dell’intrattenimento che in quello dell’espressione artistica vera e propria, per fornire alle intelligenze e ai talenti opportunità concrete di emergere e affermarsi.

Sovranità etica - La globalizzazione e il mercatismo hanno distrutto il tessuto sociale e identitario dei popoli, relegando nella  marginalità antichi e collaudati sistemi di valori per sostituirli con la cultura dell’egoismo economico e il darwinismo sociale.
La società aperta, teorizzata da Karl Popper, - popolata da liberali, liberisti e libertari al limite dell’anarchia - ha spodestato, con il suo culto per i diritti inviolabili e assoluti dell’individuo ed il disprezzo più totale per le esigenze della comunità, il ruolo aggregante ed equilibratore dello Stato. La storia ha registrato la sconfitta delle grandi ideologie totalitarie del Novecento, ma questo non ha fatto venir meno la necessità di una ricomposizione della società su basi diverse da quelle parcellizzanti della democrazia anglosassone. Lo Stato, che in questo momento è travolto da fenomeni di corruzione e lassismo che lo rendono inaffidabile e inefficiente deve riconquistare la sua funzione di riferimento etico per il popolo e di regolatore e finalizzatore della vita comunitaria.

Sovranità territoriale - L’Italia, com’è noto, è una Nazione a sovranità territoriale limitata. Le clausole (comprese quelle secretate) del trattato di pace del ’45,  conseguente ad una resa senza condizioni, sono ancora in vigore dopo sessantotto anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Lo dimostra l’esistenza, sul suolo nazionale, di centotredici basi militari statunitensi sulle quali non abbiamo alcuna giurisdizione. Se tale circostanza poteva avere una sia pur discutibile giustificazione all’epoca della guerra fredda essa appare oggi del tutto immotivata e incompatibile con quelli che dovrebbero essere i rapporti tra Paesi alleati. La fine di questa occupazione va rivendicata con forza per recuperare quel ruolo di potenza mediterranea che ci appartiene. Ciò non basta. Per conquistare un’autentica sovranità territoriale, lo Stato deve sottrarre il controllo di parte del territorio alle mafie locali che se ne sono impadronite. Occorre comunque restituire il potere decisionale al centro abolendo innanzitutto le Regioni, organi di corruzione, clientelismo, malaffare e entità disgregatrici dell’unità nazionale.

Sovranità monetaria - Uno Stato che rinuncia a coniare e battere moneta cede di fatto una parte fondamentale della sua sovranità. Questa cessione si è rivelata un autentico disastro soprattutto per l’Italia obbligata, da Ciampi e Prodi, ad adottare l’euro ad un tasso di cambio particolarmente svantaggioso. Circostanza, questa, che ha provocato una caduta del potere d’acquisto delle famiglie di quasi il cinquanta per cento nel volgere di poche settimane. La mancata flessibilità dei cambi ha poi impedito all’Italia di praticare quelle svalutazioni competitive che hanno spinto le nostre importazioni nei decenni scorsi. Non è rimasto così altro da fare che procedere, su imposizione degli eurocrati di Bruxelles, alle cosiddette “svalutazioni interne”, ovvero al taglio dei salari, allo smantellamento del welfare e all’aumento della pressione fiscale. Tutti provvedimenti che hanno avuto l’effetto di condurre la Nazione in una spirale recessiva senza fine. L’euro, moneta senza un adeguato riferimento statuale, è diventato così il simbolo stesso del fallimento dell’Unione Europea. L’unico Paese a trarre vantaggi da questa situazione è la Germania che sta approfittando delle difficoltà in cui si dibattono i Paesi periferici per imporre la sua egemonia sull’intero continente. A questo punto l’uscita dall’euro si rende non soltanto opportuna, ma drammaticamente necessaria. Il ritorno ad una moneta nazionale – che avrebbe conseguenze meno devastanti di quanto affermano gli eurocrati terroristi – ci consentirebbe, in tempi abbastanza brevi, di ridare fiato alla nostra economia aumentando le esportazioni, di ridurre il debito pubblico e di rifinanziare, come sta facendo il Giappone, le aziende con abbondanti iniezioni di liquidità. Potremmo, insomma, tornare ad essere, secondo un’abusata espressione, un “Paese normale”, ovvero una Nazione sovrana.

Sovranità economica - L’Italia cominciò a perdere la sovranità economica il 2 giugno del 1992. Quel giorno, al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia un gruppo di speculatori rappresentanti le grandi banche d’affari angloamericane e un manipolo di italiani disposti ad avere, “intelligenza con il nemico” guidati dall’allora direttore del Tesoro Mario Draghi e dall’ex ministro Beniamino Andreatta, si misero d’accordo per gestire le privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane. In realtà più che di privatizzazioni è opportuno parlare di vere e proprie svendite. Grazie alla mediazione della solita Goldman Sachs le migliori imprese statali italiane vennero cedute a gruppi stranieri a prezzi di realizzo. Nessuno, al momento, ha pagato per questo. Ma prima o poi i responsabili dovranno essere chiamati a rendere conto davanti al popolo italiano di quanto hanno fatto. Grazie a quell’operazione truffaldina, e a quelle che seguirono, è stato così smantellato quel sistema di economia mista che ruotava intorno all’Iri, all’Eni e alle banche nazionalizzate e che era oggetto di studio ed imitazione in ogni parte del mondo. Per recuperare la sovranità economica non v’è dunque altro mezzo che quello di invertire immediatamente la rotta. La Banca d’Italia deve tornare ad essere proprietà dello Stato e non dei privati che la possiedono attualmente. L’attività della banche d’affari deve essere separata da quella degli istituti di credito e, soprattutto, lo Stato deve ritrovare il suo ruolo di regolatore e stimolatore delle attività economiche.

Sovranità politica - La Costituzione italiana, in un suo articolo, proclama che “la sovranità appartiene al popolo”, ma questa è rimasta unicamente un’enunciazione velleitaria e inapplicata. Il vero potere è infatti stato sempre requisito e gestito dai partiti e dai loro comitati d’affari. A questi, ultimamente, si sono aggiunte le oligarchie finanziarie e le cosche che gestiscono l’economia criminale. Ciò non ha soltanto svuotato di significato la parola “democrazia”, intesa nel suo significato originario di “governo del popolo”, ma ha creato un sistema di caste nel quale i “paria” – persone private di ogni dignità – sono ormai la grande maggioranza. Per ridare sovranità al popolo non esiste dunque altra via che quella di rivedere totalmente i meccanismi della democrazia parlamentare creando nuovi strumenti di partecipazione alle decisioni politiche ed economiche della comunità. Devono altresì essere smantellate o ricondotte alla loro funzione originaria tutte quelle forme di potere che negli ultimi anni sono diventati veri e propri “Stati nello Stato”, come la magistratura, gli apparati di intelligence e le cupole mafiose. Un percorso, quello che abbiamo delineato per sommi capi, aspro e difficile, ma necessario se si vuole restituire libertà e dignità alla nostra gente e un futuro alle nuove generazioni. L’alternativa è la dissoluzione territoriale, statuale ed etnica della Nazione italiana. Per questo riteniamo opportuno concludere questo nostro manifesto per la sovranità nazionale con un invito ai “liberi e forti” che sono consapevoli della gravità del momento storico che stiamo vivendo ad unirsi a noi in questa battaglia per l’indipendenza della Patria e la salvezza del nostro popolo.