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Decalogo Fronte Nazionale

DECALOGO PER LA NOSTA COMUNITA’ CHE DETERMINI I PALETTI ENTRO CUI CONFINI POSSIAMO TORNARE A CAMMINARE INSIEME.

Creare un movimento che riesca ad interpretare i bisogni e le esigenze dei tempi moderni ed al contempo coniughi diritti e doveri di una comunità, come quella italiana, progredita sul piano delle leggi, delle tradizioni e della cultura, ma incredibilmente degradata in merito ai valori etici ed umani, in netta decadenza economica e politica ed estremamente carente di classe dirigente preparata, impegnata e motivata, richiede un tipo d’uomo di riferimento che possa dare l’esempio.
Il popolo italiano nei secoli ha dimostrato una vasta capacità di adattamento ed ha saputo dare, oltre agli esempi singoli che ci hanno resi grandi nel mondo, anche grandi esempi come popolo, quando a guidarci c’erano classi dirigenti di valore, ma anche pessima immagine di se quando a guidare ci sono stati uomini di dubbia moralità ma di sicura incapacità, come purtroppo sta accadendo ai giorni nostri.

Per questo dobbiamo tornare a costruire una classe dirigente consapevole, preparata e che sappia diventare riferimento in questo momento di drammatico sbandamento.
Per tali motivi il movimento tutto deve darsi un’immagine che includa e non escluda, che sia rigida, con intelligenza, nei confronti dei propri aderenti e sappia coniugare la modernità con i valori ancestrali della nostra tradizione, e risvegli l’orgoglio di essere Italiani insieme all’umiltà di capire gli errori che ci hanno condotti all’attuale stato di degrado.
Per questi motivi la nostra comunità ha bisogno di un decalogo che determini i paletti entro i cui confini possiamo tornare a camminare insieme.

1. Io credo nella centralità dell’Uomo e nelle sue capacità creative, nella libertà personale nel contesto equilibrato delle libertà comunitarie, nella supremazia della politica sull’economia, nella giustizia che sappia tener conto delle differenze e proprio per questo possa essere “uguale per tutti”, nel rispetto della diversità nell’unità di Destino, nell’Autorità come servizio e non come privilegio, nella Solidarietà come cemento della Comunità, nell’etica come principio ispiratore della condotta della persona e della comunità.

2. Io mi pongo davanti alla realtà quotidiana, senza recidere il collegamento profondo con le mie radici e con la mia  storia, ma anche sempre rivolto in avanti, senza indulgere in alcun modo verso ciò che è passato o verso quello che poteva essere ma non è stato.

3. Io voglio  una nuova identità politica animata da un forte senso di appartenenza, la costruzione di uno stato autenticamente sociale fuori dallo schema perverso del liberismo imperante, il rispetto dell’identità del vicino, sia esso singolo o comunità, e delle sue libertà positive, la riproposizione della funzione sociale del lavoro.

4. I miei riferimenti culturali sono: l’attualismo di Giovanni Gentile, la visione di nazione e di Europa in Dante Alighieri, la difesa dei Valori di Julius Evola, l’antidogmatismo di Ugo Spirito, la concezione del lavoro di Filippo Corridoni, la valorizzazione del lavoro e la critica al liberalismo di Pierre Joseph Proudhon, la concezione della socialità nello stato di Beppe Niccolai, la visione dinamica ed universale della politica di Berto Ricci, l’ interpretazione della Repubblica e dell’Europa in Giuseppe Mazzini, la geopolitica di Carlo Terracciano, lo stile ed il comportamento in Niccolò Giani.

5. Il razzismo, inteso come supremazia di un popolo o etnia su un altro, non mi appartiene e va condannato in tutte le sue manifestazioni. Ritengo che il popolo italiano non sia razzista soprattutto perché educato da millenni di storia al senso di accoglienza ed ospitalità Lo spirito di Roma e della romanità consentiva la convivenza di popoli, culti e tradizioni differenti. Solo la degradazione mercatistica imposta dal liberismo imperante sta creando grandi fenomeni migratori, che hanno realizzato una quasi irreversibile conflittualità tra i ceti più deboli, al limite del conflitto sociale e razziale, e la voluta esportazione del malessere tribale di alcune etnie sta neutralizzando le già sopite capacità politiche e culturali dell’Europa.

6. Lo stile è per me il primo elemento di riconoscimento e rappresenta un fatto nuovo e per certi aspetti “rivoluzionario” nel panorama politico nazionale. La necessità di un classe politica di riferimento capace di imprimere, con il proprio esempio, una svolta  al degrado crescente in tutti i settori mi impone di assumere comportamenti ispirati ad un’etica sociale di cui, nei tempi moderni, si è perduto il senso.

7. Considero la politica un importante fattore culturale per ridarle il suo originario valore e quindi riconciliare il rapporto tra la gente e la politica stessa. Ristabilire la supremazia della politica sull’economia significa uscire dagli schemi imposti dal liberismo  e poter finalmente costruire un reale stato sociale. Scegliere di vivere secondo le libertà positive vuol dire rispettare le leggi  e le libertà positive degli altri, siano essi singoli cittadini o popoli. Questo si chiama comunitarismo. Considerare la solidarietà un valore vuol dire aiutare realmente il prossimo, non con una carità pelosa priva di progettualità conclusiva, ma attuando tutte le formule che possano risolvere alla radice i problemi degli altri. Questo si chiama solidarismo.

8. Nel rispetto delle dichiarazioni su esposte mi impegno a non abbandonarmi a critiche personali nei confronti di uomini ed ambienti della mia storia passata, a considerare ogni mia azione come coinvolgente una comunità più ampia che si fa movimento e di portare o rispondere ad eventuali accuse  nelle sedi deputate ed interne.

9. Riconosco che accanto all’etica da reintrodurre nella politica e nella società c’è bisogno di un’estetica precisa che la rappresenti in modo nuovo e consono ai tempi, per cui mi impegno, nelle attività del movimento, a non usare simboli e linguaggi diversi da quelli del movimento stesso.

10. Credo nell’autonomia come elemento essenziale di una nuova aggregazione dove tutti, nel rispetto di questo decalogo, aderiscono in modo autonomo con la propria storia ed il proprio percorso senza necessità di abiure o di pentimenti. Tutti, su un piano di adesione ad un progetto complessivo, saranno autonomi nella propria identità, autonomi sul piano territoriale in base alle peculiarità culturali locali. Tale autonomia territoriale parte dal campanile, per creare un nuovo e più intenso senso di appartenenza, ma lo trascende in un’unità nazionale per esigenze culturali e storiche e lo vivifica in una nuova patria europea per le necessità di difesa militare, economica e finanziaria e per le richieste di aiuto che arrivano dal terzo mondo cui solo il patrimonio culturale europeo, svincolato e autonomo dai legacci dell’alta finanza, può dare risposte adeguate. Autonomia quindi politica dagli schemi fallimentari imposti dai potentati economici, autonomia economica con economie adatte ai territori ed alla loro tradizione culturale, autonomia finanziaria con parametri di calcolo a dimensione umana, autonomia militare con un esercito che risponda ad autentiche esigenze difensive dei popoli europei, autonomia in politica estera che svincoli le scelte da interessi estranei all’interesse nazionale, autonomia culturale che consenta la libera circolazione delle idee ed il loro sviluppo nell’originalità e fuori dalle logiche del mercato, e quindi autonomia organizzativa anche all’interno del nostro movimento.

Adriano Tilgher