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Dasein - Esserci. (Qualcuno spenga la Fiamma)

Il 26 dicembre 1946, un ristretto gruppo di persone, quasi tutti reduci della Repubblica Sociale Italiana, fondava il Movimento Sociale Italiano. In questi mesi, in occasione dei 70 anni da quella data, è aperta a Roma una mostra sulla vicenda storica, politica ed umana della comunità che si è riconosciuta nel simbolo della Fiamma Tricolore. Inevitabilmente, si è riacceso il dibattito sul ruolo di quel movimento e sulle prospettive presenti e future della cosiddetta destra italiana. Quattro anni fa, proprio nel giorno dei defunti, moriva ad 86 anni Pino Rauti...Il giorno dopo…il vignettista Alfio Krancic.. pubblicò una vignetta bellissima e definitiva. Con alle spalle una grande Fiamma tricolore, Pino Rauti si avviava all’uscita dicendo “qualcuno spenga la fiamma”.....Lasciamola spegnere... Troppe volte non ne siamo stati degni, non pochi ci hanno costruito sopra carriere e lucrato lauti stipendi, ma era libera, folle, emotiva ed emozionante, si discuteva moltissimo, fino a venire alle mani, perché i missini non erano chierichetti, e tutto si può rimproverare loro, tranne la mancanza di fede. “Vince sempre chi più crede, chi più a lungo sa patir”, era una strofa di una canzone di guerra, e si gridava a squarciagola, con la pelle d’oca.…. Basta, è un lungo capitolo chiuso: tributato l’omaggio al “come eravamo” e reso l’onore che meritano ai tanti che sono morti per l’idea, o hanno subito l’ostracismo dell’Italiaccia che si sono ostinati ad amare non ricambiati e non hanno mollato, dobbiamo tutti andare oltre senza dimenticare e senza rinnegare. Dividiamoci per sempre, senza più rancore, chiudendo una fase ventennale di polemiche e rivendicazioni che non ha risparmiato neppure l’inaugurazione della mostra dei settant’anni, in cui, almeno per un giorno, potevamo riconoscerci figli della stessa madre. Inevitabilmente, le strade si sono divise, ciascuno è tornato al suo posto naturale. In qualche modo, è stato dissipato un equivoco, sciolto un nodo di Gordio durato 50 anni. Il MSI diventò Alleanza nazionale, costringendosi all’abiura della propria ragione fondante, o quanto meno riconoscendo un dato di fatto, la sua natura svelata di partito della destra italiana. Il partito della Fiamma visse fin dai primi anni due contraddizioni drammatiche: la prima riguardava l’impossibilità di “dir bene di se stessi”, come ripeteva Giano Accame, stretti in un quadro giuridico che impediva per saecula saeculorum di rifare quel Partito precedente.. che era nell’anima di tutti. La seconda, più pesante ancora, era la sconcertante inevitabilità di stare dalla parte dei propri carnefici, americani per anticomunismo. Un uomo della storia personale di Filippo Anfuso, ambasciatore a Berlino ai tempi dell’Asse, finì per accettare l’Alleanza Atlantica, e fu chiaro dall’inizio quanto fosse difficile, se non acrobatico, tenere unita l’anima combattentistica e socialrivoluzionaria, ribellistica, apertamente antiamericana ed antiliberale che mai riconobbe l’etichetta di destra, e quella nazionalconservatrice fondata sull’ostilità al comunismo e su pulsioni autoritarie da “legge e ordine”. Quel fatidico 1994, se non altro, chiarì tutto. Il MSI-DN si dichiarava parte della destra politica italiana ed europea. Borròn y cuenta nueva, dicono gli spagnoli, metterci una pietra sopra, ricominciare daccapo….La Fiamma venne rimpicciolita ed incorporata nel nuovo simbolo di AN, ma , per tornaconto, non dismessa , come ancora oggi, ulteriormente ridimensionata, nel logo del figlio di secondo letto, erede di Alleanza Nazionale, Fratelli d’Italia, che, significativamente, mantiene anche la vecchia ragione sociale dell’era Fini-Tatarella. Spegnetela, quella fiammella, che ancora sopravvive per residui calcoli elettorali, portata in dote da chi controlla la cassaforte…Spegnetela non perché altri la usi al vostro posto….Acqua passata non macina più. La Fiamma va spenta perché è il simbolo, limpido e nobile, di una stagione conclusa. Non vi è motivo o spazio per tenere in vita un’immagine da santino religioso che evoca il post ed il neo fascismo. Anch’essi consegnati alla storia, alla memoria, ed anche, perché no, a qualche rimpianto. E’ come portare in processione la vecchia statua di un santo che tanti anni fa salvò la città dalla peste, ma non ha quasi più devoti per il combinato disposto della storia e della biologia. Fate, onestamente, la destra, se questa è la vostra convinzione e la vostra vocazione. Con altrettanta determinazione, va prescritto ai nostalgici fuori tempo massimo di spegnere le fiammelle di complemento, ultimi samurai di un neofascismo di penosa imitazione ed imbarazzante anacronismo, gente che…si balocca tra l’esteriorità dei simboli, le gite sociali nei luoghi della memoria e, i più colti, dotte dissertazioni sulla Carta del Carnaro, la biografia di Codreanu, José Antonio e i Punti di Verona. Chi scrive, lo ingiunge innanzitutto a se stesso, in qualità di responsabile pro-quota del fallimento annunciato di uno, due, dieci minuscoli partitini in disaccordo su tutto ed in competizione reciproca.., e con la sindrome.. dei duri e puri incompresi da un mondo “che non ci merita”. Una riflessione seria ha un doppio filo conduttore: facciamola finita con la destra, con la stessa energia con cui affermiamo di chiudere i conti con le nostalgie. Nostalgia significa, in greco, dolore del ritorno, il desiderio struggente di tornare a Itaca, senza neppure sapere se Itaca esiste davvero e, eventualmente, come la troveremo al ritorno….Il MSI è vissuto nell’insanabile schizofrenia di una illusione rivoluzionaria e di una prassi che ha condotto a giochi parlamentari sottobanco…..Su tutto, tuttavia, la pulizia e la fede del militante ignoto, il coraggio morale e fisico di giovani ed anziani che non si sono arresi, la tenace opera di ricordo, controstoria e controcultura. E’ stata una lunga storia d’amore per un’idea, un sentimento, una bandiera. Non la possiamo più sporcare, sfruttare o scimmiottare. Ognuno a suo modo, dobbiamo serbarla nell’anima ed oltrepassarla. Dal 1946, il mondo è cambiato..più e più volte. C’è stato il 1968, la secolarizzazione delle società occidentali, la fine inaspettata del comunismo, il tracollo del sentimento religioso, il discredito delle identità ed appartenenze nazionali, il trionfo del liberalcapitalismo, la crisi drammatica di natalità e la banalizzazione dell’aborto, la spinta sempre più potente ed eterodiretta dell’immigrazione, il risveglio delle masse islamiche, l’irruzione della Cina tra le potenze economiche, la globalizzazione e la colonizzazione economica e culturale. Ed ancora l’imposizione del materialismo consumista, l’unipolarismo USA convinto della fine della storia, la spuria Unione Europea, neppure parente del sogno generoso di un’Europa risorta, estesa dall’Atlantico a Vladivostok..la moneta unica Euro, la fine sostanziale degli Stati nazionali, la rivoluzione informatica ed il primato della tecnologia , “pensiero che non pensa” ma controlla tutto delle nostre vite, la ferrea presa di potere della finanza transnazionale, il devastante attacco all’ identità sessuale, pietra angolare del transumanesimo che aspira a superare l’umanità stessa. Nulla che possa affrontato con le categorie del passato, con vecchie ideologie o con distinzioni anacronistiche, come quella tra destra e sinistra. Friedrich Nietzsche sfidava a divenire ciò che si è: una parte di chi proviene dalla Fiamma, e pressoché tutti coloro che si sono riconosciuti in Alleanza Nazionale è, essenzialmente, di destra. Per usare un linguaggio marxista, fascismo e neofascismo sono stati per essi una sovrastruttura. La struttura era ed è quella della destra politica conservatrice.., declinata in uno o più dei mille rivoli di quell’orizzonte. Per costoro, il simbolo e la memoria della Fiamma sono un ingombro, un intralcio sentimentale di cui si sono volentieri liberati al segnale che Gianfranco Fini diede sotto la guida di Tatarella, artefice e deus ex machina. Per altri – chi scrive è uno di quelli – quel simbolo era il marchio.. di un mondo interiore. Quel mondo resta , nessuno può estirpare l’anima, ma il fiume scorre. Eraclito di Efeso scoprì, osservando la natura sotto il cielo assolato della Grecia di duemilacinquecento anni fa, che “panta rei “, tutto scorre, l’acqua del fiume che vediamo adesso non è la stessa di un minuto fa e non è ancora quella che passerà sotto il ponte tra poco. Gesù invitava i suoi a scuotere la polvere dai calzari, a non fermarsi nel comodo o nel rassicurante. Un grandissimo della poesia del XX secolo, Fernando Pessoa, ha forse iniziato a vivere davvero dopo la morte, quando venne trovato il suo baule. Dentro, carte, idee , appunti, bagliori, intuizioni di ogni tipo che lo hanno reso un maestro, oltreché un inesauribile caso letterario. Il baule della cultura nostra è lì e non muore, esso sì è una fiamma che non si spegne, alimentata com’è di spunti, suggestioni, esperienze. Va esplorata, quella miniera, battuta palmo a palmo, per rintracciare squarci di conoscenza, linee di vetta permanenti,..ma nel giacimento si trovano anche terriccio incolore, sassi inservibili….e molti sentieri tracciati nel passato sono senza sbocco, o conducono a filoni esauriti. Diventare ciò che si è, allora, è trascurare o abbandonare quasi tutto, per riconoscere ed estrarre quella pietruzza che, opportunamente trattata, diventerà diamante. E il diamante è per sempre, e certo faticheremmo a distinguere se i suoi bagliori illuminano a destra o a sinistra. Dobbiamo essere sinceri sino alla brutalità: esserci scaldati alla stessa Fiamma non ci permette di avere gli stessi amici e nemici. Il comunismo non c’è più, ed era questo “anti” ad unire i più. Alcuni scelsero la Fiamma in quanto era la più anticomunista di tutti. Se però il senso del tuo essere nel mondo è il nemico, hai due problemi: vivi sulla difensiva, scrutando come da un fortilizio le mosse avversarie, un’attitudine incapacitante e francamente noiosa come il turno interminabile di una sentinella. Il secondo è anche peggiore, sei destinato a scomparire al dissolversi del nemico: “simul stabunt, simul cadent”, insieme stavano in piedi, si sostenevano a vicenda, insieme, inevitabilmente, cadranno. Poi si va avanti, senza dimenticare mai, ma oltre, con lo sguardo al sole del giorno dopo, quel “cara al sol” che non fu solo un inno falangista, ma il sentimento collettivo ed insieme intimo di una missione d’amore, per cui si è disposti ad abbandonare l’amata, perfino la vita. “Faccia al sole, con la camicia nuova che ieri mi ricamasti di rosso.” Oggi, la missione è ancora più urgente di allora, qui è in gioco la sopravvivenza fisica, biologica di una civiltà che ha tremila anni. Spegnere quella fiamma, dunque, significa accenderne una nuova, individuando il nemico sapendo di lottare “per”, vivere con un’idea del mondo, un progetto, un obiettivo. Il progetto, l’obiettivo è quello che la vecchia Fiamma non è riuscita a darci, troppo spesso chiusa nel recinto del piccolo cabotaggio, dei traffici politici, del carrierismo, dell’ansia continua di allontanare chi pensava, poneva domande, non accettava il pensiero preconfezionato, le stanze chiuse dei ”federali”, le meschine rivalità per un posto tra i capilista alle elezioni. Emblematico fu il caso di Marco Tarchi, oggi affermato docente universitario e saggista , allora brillante giovane intellettuale animatore della Voce della Fogna, che venne espulso dal partito per un articolo irreverente sull’ ”onorevole Ammirevole”( Almirante, ovviamente). Le radici del male stanno negli anni Settanta, quando il MSI divenne “partito”, burocrazia, e la Destra Nazionale prevalse sulla Fiamma. Nulla di male, questo è la politica, se però la scelta fosse stata portata sino in fondo. Qui siamo ad un’altra stazione della nostra Via Crucis : il rapporto ambiguo, irrisolto e contraddittorio con i significati. Il MSI non nacque affatto a destra, vi si adattò con maggiore o minore convinzione sin dai tempi di Arturo Michelini, che, personalmente, era un uomo delle Assicurazioni Generali ( da lì provennero i primi finanziamenti). Per almeno un ventennio, Almirante fu il campione dell’ala sociale, che allora non si temeva di chiamare sinistra missina, contrapposta tanto alla realpolitik destrorsa di Michelini che al tradizionalismo esoterico ed insieme rivoluzionario di chi poi formò Ordine Nuovo o all’attivismo di Avanguardia Nazionale. ….Tutto questo per affermare con forza che il Movimento Sociale non era un partito di destra, pur contenendo una robusta componente legata a quella cultura politica. L’acqua del fiume, intanto, scorreva sempre più verso occidente, verso l’adesione al modello atlantico ed americano. Una traiettoria che, ad avviso di chi scrive, è all’origine di tutti gli impasse, di tutte le contraddizioni … Pietrangelo Buttafuoco, l’intellettuale più libero e brillante del presente, autore dello splendido romanzo Le Uova del Drago,…militante e dirigente giovanile del MSI, lo ha rilevato a margine della mostra romana. Alla domanda su che cosa l’avesse più colpito tra le immagini viste, ha risposto “La rievocazione dell’antico male che funesta la storia missina: la sudditanza verso gli americani. Mi ha colpito rivedere quei manifesti che avvisavano Nixon sulla possibilità che arrivassero i comunisti al governo, se penso che oggi la salvezza del patrimonio europeo è affidata ad un ex colonnello del KGB e non certamente all’ambasciata americana; la verità è che fummo costretti a stare dalla parte dei nostri carnefici”. Una volta di più, Buttafuoco coglie nel segno, e ci fa ricordare una sprezzante frase di Enrico Mattei…il quale disse che per lui i partiti….non erano che taxi: saliva, indicava la destinazione e pagava la corsa. ..Era certo difficilissimo fare diversamente da come fu, stretti tra la legge Scelba che vietava manifestazioni ed idee che potessero essere riconducibili al passato regime, la XII disposizione “transitoria e finale”, tuttora vigente,.. l’assedio fisico comunista al Centro Nord, e la necessità vitale di intrattenere rapporti politici con l’esterno. Fu probabilmente per questo che, morto Michelini nel 1969, Almirante ancorò a destra il MSI, nonostante la sue precedente collocazione interna, pur recuperando molti fuorusciti da posizioni antisistema. Egli, tuttavia, conosceva come nessun altro le viscere della sua gente, e non smise mai di parlare di alternativa globale al sistema….Ebbe più….adoratori che seguaci, suoi gravi limiti furono non avere avuto fiducia nella sua classe dirigente e non aver mai promosso una crescita culturale del MSI.…..Il deserto intellettuale della maggioranza interna che lo sosteneva fu terribile. Beppe Niccolai chiamò quella stagione la pesca delle occasioni, buona talvolta per racimolare qualche successo elettorale, ma priva di qualsiasi consistenza e prospettiva politica. Nei primi anni 70 il MSI colse uno straordinario successo in Sicilia difendendo gli interessi, francamente retrivi, dei proprietari di fondi agricoli danneggiati da una nuova legge; successivamente, al tempo del terrorismo si impegnò in una lugubre campagna per la pena di morte, che, se fosse passata, sarebbe stata probabilmente applicata alla nostra parte; fu strenuamente atlantista ed antipalestinese; fu più clericale della DC al tempo del referendum sul divorzio, allorché fu facile accusare di incoerenza lo stesso Almirante, divorziato. Fu spesso più questurino dei ministri dell’Interno..I dirigenti di vero spessore morale e politico furono spesso emarginati, talora bersagliati da maldicenze diffuse a mezza voce. Un maestro come Niccolai fu per anni un solitario sopportato a malapena. Di lui si parlava come di un eretico e così lo descrive in uno splendido libro il suo biografo Alessandro Amorese. Niccolai non era un eretico, era un missino tutto di un pezzo dalla vigorosa tempra morale, un italiano innamorato della Patria per cui andò a combattere da volontario ancora studente….Eretici furono e sono semmai gli altri, quelli che si sono accucciati con servilismo allo Zio Sam, gli hanno reso bassi servizi, ricevendone peraltro disprezzo: un semplice taxi a tariffa, come sapeva Enrico Mattei. Marcello Veneziani, curatore della mostra dei 70 anni, invita la comunità che fu Fiamma a ricostruire una casa comune…(ma)..Qui non vale la parabola del figliol prodigo, non possiamo tornare “a casa”, a partire dal dato di fatto che troppi terremoti ne hanno lasciato solo macerie. Itaca non è stata solo occupata dai Proci, è come il vecchio cinema del nostro quartiere che rivediamo dopo una lunga lontananza, diventato un supermercato di chincaglieria cinese. Non solo è un’altra cosa, non vale proprio la pena entrarci. Possiamo solo osservarlo con malinconia, tenendo presente che i film che vedemmo in quell’Odeon dell’anima li ricordiamo tutti, sono parte della nostra formazione, del nostro diventare adulti, la piccola bildung personale. I figli si allontanano dalla casa del padre, è legge della vita, spesso ritornare è confessare il fallimento della propria esperienza…L’affermazione che ci sentiamo di sostenere e di argomentare è che destra e sinistra, a venticinque anni dalla caduta del comunismo e della vittoria epocale dell’Unico, il modello liberalcapitalista globalizzatore , non significano più nulla. Pertanto, anche fare, o rifare una destra è un abbaglio storico, o, peggio, è l’accettazione di un ruolo da attore non protagonista all’interno ad un sistema che, al contrario, va combattuto alla radice.….Destra e sinistra, cantano da anni la stessa canzone con trascurabili sfumature, parole e musica prodotte dall’apposito modello matematico realizzato da un unico server, quello dei Padroni Globali.
La sostanza vera, la discriminante odierna è la lotta, con relativa la scelta di campo, tra le oligarchie dominanti ed i popoli. Alain De Benoist suggerisce la distinzione tra “centro” ( il potere finanziario ed industriale transnazionale, padrone della tecnologia) e “periferia”, tutti gli altri, che non possiamo dividere in schieramenti contrapposti, in curve di tifosi avversari, tantomeno sulla base di distinzioni superate e funzionali al nemico. Perché il nemico esiste, è immenso, potentissimo e vincente. …Dunque, da un lato no al posizionamento “a destra” se è interno ad un modello da abbattere e non certo da riformare o addirittura amministrare. E no soprattutto perché, una volta tanto, dobbiamo essere, come invitava uno slogan d’antan, i primi di domani, anzi di oggi stesso. La distinzione è tra popolo ed oligarchia……..I punti di frattura sono tanti ed evidenti….pensiamo alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi, su cui la destra di governo si è piegata a quella del denaro; la partecipazione alle guerre degli americani sotto l’..ombrello della Nato e la falsa bandiera della polizia internazionale; il rapporto, economico e politico, con la Russia. Ed ancora…, l’Euro e la sovranità monetaria; il lavoro precario, l’era spregevole dei voucher e dei nuovi caporali; la fine della sovranità nazionale, conferita a banche, organismi europei non elettivi e grandi entità transnazionali; la religione monoteista del mercato; il rilancio dell’identità nazionale; l’invasione organizzata della Patria ( esista o meno un “piano Kalergi”, i fatti sono evidentissimi e, “contra factum non valet argumentum”); l’impossibilità di organizzare una politica industriale ed economica autonoma; il controllo pubblico delle reti di comunicazione e del credito; la vergogna dell’obbligo di pareggio di bilancio scritto nella costituzione; lo stato di polizia fiscale ed il lassismo nei confronti di rapinatori, ladri, truffatori, omicidi, sfruttatori; la distruzione scientifica della piccola e media impresa e, di fatto, dell’iniziativa privata… Possiamo continuare, rammentando che al mitizzato sviluppo occorre porre dei limiti, almeno quelli della conservazione del creato e del riconoscimento della finitezza delle risorse, il rispetto della tradizione religiosa ed il primato della famiglia naturale, la presa di coscienza che l’umanità non sta al mondo solo per scambiare beni sul “mercato” e che quindi non tutto può essere compravenduto. Scrisse nei Canti Pisani Ezra Pound, prigioniero d’usura, “Il tempio è sacro perché non è in vendita”. Accordiamoci su ciò che non può essere in vendita…. Sui temi dianzi citati…..è necessario essere chiari e netti, sì o no, da un lato o dall’altro, prendere posizione, prospettare soluzioni, presentare progetti, scegliere dove si vuole andare senza chiedere ogni giorno donde si venga,…. Ciò che conta è che il gatto mangi il topo, indipendentemente dal suo colore, come capì Mao Tse Tung. ….E misi me per l’alto mare aperto. Così l’ Ulisse dantesco descrive la sua decisione di andare verso il nuovo, l’incognito, l’inesplorato, a “seguir virtute e canoscenza”. Non era solo: alcuni compagni fedeli, la fiducia in sé e nelle sue doti di navigatore, la speranza nella benevolenza divina. Ci troviamo nelle medesime condizioni: abbiamo abbandonato una pista, ma non del tutto. Ne abbiamo intraprese di quelle già battute da altri, ma non ha funzionato. Chi si è attardato sulla vecchia via si è intrappolato in un labirinto senza uscita. Resta, ma è entusiasmante, l’alto mare aperto, con i suoi pericoli, le tempeste ed i rischi di naufragio, la possibile, disperata colluttazione sulla Zattera della Medusa…….Bisogna andare, ed attraversare la strada. Alexsandr Dugin, il grande intellettuale russo teorico ed ispiratore della Quarta Teoria Politica, ha avuto un’intuizione difficile da cogliere immediatamente, ma straordinariamente lungimirante. Preso atto che le tre grandi ideologie che si sono contese il campo nel Novecento, liberalismo, comunismo e fascismi avevano ciascuna un proprio nucleo fondante, l’individuo per i liberali, la classe per i marxisti e lo Stato..per i fascismi, Dugin crea una quarta teoria, una sorta di nuova rivoluzione conservatrice in salsa geopolitica eurasiatica, indicando come idea forza il Dasein, l’Esserci di Heidegger. Roba da filosofi chini su polverosi trattati del passato? Tutto il contrario. Esserci significa riconoscere nell’esistenza umana concreta la volontà personale e comunitaria di scegliere e progettare la vita, non in astratto, priva di limiti ed in assenza di principi o punti di riferimento, bensì a partire da un contesto, da una situazione data ed accolta. Nel nostro caso, il mondo come è diventato e come lo vogliamo trasformare, amando e rilanciando la nostra civiltà, restituendo vigore alla nostra identità, a ciò che siamo e vogliamo essere. Nessuna fuga all’indietro, in un’arcadia inesistente ed immaginaria, nessuna accettazione passiva del presente leviatano liberalcapitalista per tornaconto o perché si crede – o si finge di credere – che non c’è più alternativa, ma un sereno, definitivo, quotidiano “esserci”, prendere posizione, pensare, agire……Il tempo di esserci è adesso. Tra popolo e oligarchie abbiamo scelto: identità, sovranità, socialità contengono un programma immenso. Liberiamoci del bagaglio inutile, riapriamo il baule di Pessoa, il giacimento grande di principi ed idee che non nacquero nel 1922 né morirono nella tragedia del 1945, e chiudiamo l’impolverata soffitta delle anticaglie liberali affittata a caro prezzo dal 1994. Il resto verrà durante la strada, perché “quello che veramente ami rimane, il resto è scorie…Quello che veramente ami è la tua vera eredità’ ”. Canti Pisani, canto LXXXI, Ezra Pound, uno che i “liberatori” suoi connazionali chiusero in una gabbia nel campo di Coltano a mo’ di trofeo di caccia e poi internarono per anni in manicomio. 
 
ROBERTO PECCHIOLI