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L’Odio dei Buoni.

Una qualunque città italiana, esterno giorno. Una signora di mezza età, magra magra e dall’ aspetto nervoso  aspetta il bus. A tracolla, porta un borsone di tessuto grezzo tipo bottega  equo solidale con una scritta cubitale: Il razzismo è una brutta storia. Un uomo la guarda corrucciato, lei storce il viso in un’ espressione di disgusto, sibila a mezza voce razzista e si allontana scuotendo la testa come le beghine di una volta davanti ad una ragazza un po’ provocante.   Le beghine ed i beghini sono sempre in azione, in servizio permanente effettivo : il problema era, ed è ancora, l’incredibile odio dei buoni autoproclamati, fieri, felici, certissimi sempre di essere dalla parte della ragione.  Nei giorni scorsi, sui principali giornali italiani, il referendum sull’immigrazione tenuto in Ungheria è stato sobriamente trattato con la categoria dell’ ”odio contro gli altri”.

Il voto dei ticinesi sulla limitazione dei frontalieri ha scatenato ferventi toni patriottici quasi dannunziani per attaccare quei quattro svizzerotti che parlano con accento lombardo.  Chi si azzarda a dissentire da leggi tipo il matrimonio omosessuale viene prima insultato furiosamente in quanto portatore di odio ( sempre lì vanno a cascare) , poi, con finto compatimento, è invitato a guardare il calendario: siamo nel 2016, perbacco, anche il bene ed il male hanno una scadenza, come lo yogurt. Quello che davvero indigna, ed in qualche misura spaventa , nei sinistri orfanelli del comunismo, che, perlomeno, era una cosa seria , è l’assoluta indifferenza alle ragioni altrui, anzi la pervicace negazione che tali ragioni esistano. No, può essere solo malvagità, o crassa ignoranza, quella che spinge a non conformarsi alle splendenti evidenze del progresso.  C’è di più, ed è l’attitudine stupefatta quanto indignata di chi vede revocate in dubbio verità autoevidenti, postulati che, come nella matematica, sono talmente veri da non richiedere dimostrazione.  Un piccolo aneddoto riguarda il ministro Del Rio, cattolico dossettiano e renziano della prima ora: in relazione al rilancio del Fiorentino sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina, ha affermato che la “loro” idea del ponte non è una stupidaggine come quella di Berlusconi. Insomma, se costruito dal bieco Cavaliere, il ponte è una schifezza, ma se munito di credenziali democratiche il manufatto è bellissimo. Stampa e televisione abbozzano, ma sappiamo tutti che se analoghe sciocchezze fossero uscite dalla bocca di Brunetta o Calderoli avrebbero scatenato sarcasmo ,attacchi violenti, sguaiati insulti personali.  Eh, sì, perché il razzismo è una pessima storia, ma ci sono ampie deroghe se viene praticato da chi può. Costa il posto , con l’aggravante di sessismo, dire che certe tiratrici olimpiche sono cicciottelle, ma si può deridere Brunetta per la sua bassa statura e la Meloni per il suo accento della Garbatella. L’odio dei buoni non conosce sosta, ha solo bisogno di avere sempre un obiettivo preciso, un bersaglio preferenziale. Sono stati i fascisti per decenni  - ucciderli non era reato, infatti gli autori di crimini contro  quella parte raramente sono stati perseguiti -poi è toccato a Craxi, colpevole di essere anticomunista ed anche, probabilmente, l’ultimo vero statista italiano, infine è arrivato Berlusconi, il cattivo ideale, il super malvagio, l’empio nemico del popolo. Alcuni suoi avversari sono stati elevati a salvatori della Patria, ritornata maiuscola per la circostanza, e parliamo di gentiluomini del calibro di Scalfaro, Napolitano, Ciampi e Mario Monti. Non si ricorda, a memoria d’italiano, un ventennio di livore, astio, accanimento, campagne politiche e giornalistiche contro un solo uomo, sino a renderlo umanamente simpatico anche a chi, come noi, mai lo ha amato o votato.  Quando gli venne scagliata in volto la famosa statuetta del duomo di Milano, l’entusiasmo salì alle stelle ( ma non erano pacifisti, non aborrivano la violenza , non vivevano per il “dialogo”?) ed il processo penale ha stabilito la non imputabilità dell’autore. Non vogliamo rammentare i numerosi processi a carico di giovani colpevoli di aver levato il braccio nel saluto che fu di Giulio Cesare, ma non osiamo immaginare che cosa sarebbe accaduto se il lanciatore di madonnine non condannato fosse stato , per dire, un indipendentista veneto o un giovinastro della destra radicale, e la faccia colpita quella di un fiero democratico, un Nichi Vendola o persino il mite Angelino Alfano. Un bellissimo saggio di Massimo Fini aveva per titolo una domanda retorica: La ragione aveva torto ? Folle di illuminati, di bravi cittadini razionali, istruiti, democratici, che credono fermamente nella scienza, nell’immancabile “dialogo”, che deve però avvenire solo tra coloro che già sono d’accordo sull’essenziale, sono sinceramente persuasi che  non abbiano diritto di parola milioni di “altri” in quanto le loro opinioni sono oggettivamente ( ahi, che avverbio tremendo, in bocca a marxisti immaginari …) il male.  Parlano al singolare : il partito , entità sacrale nonostante un trentennio di sconfitte storiche, è solo il loro, il sindacato è un soggetto talmente alto che se ne può parlare esclusivamente al singolare, ed è, ça va sans dire, sinonimo di CGIL.  Tutti gli altri sono servi , analfabeti, in malafede o a libro paga. In fondo, non c’è da stupirsi se l’opposizione fu trattata da psicopatia nell’URSS , ma anche negli Stati Uniti, vedi il caso Ezra Pound e l’allarmante , ma candido stupore dell’americano medio nei confronti di chi osteggia l’americanway of life .  Se le ragioni degli altri non esistono, o sono tanto malvagie da non dover neppure essere discusse, la stessa democrazia diventa un grottesco balletto in cui mille persone affermano con accenti diversi le stesse cose. Totalitarismo light, con la partecipazione straordinaria , il cameo, degli intellettuali, la casta più chiusa di ogni altra. Umberto Eco negò più volte lo statuto umano ai sostenitori delle idee a lui invise, il matematico ateo à la page Piergiorgio Odifreddi ha scritto di recente un libro sulla stupidità i cui bersagli, indovinate un po’, sono i credenti in Dio ( tranne i mussulmani, che sono molto permalosi e rischiano di gettare giù dal piedistallo l’illuminato scienziato piemontese), i portatori della cultura umanistica, e, sotto sotto, tutti quelli che non amano il pensiero sinistro.  Un pensiero debole, debolissimo, evanescente, tranne allorché deve insorgere come un sol uomo contro chiunque non faccia parte dell’eletta confraternita.  La loro verità è che non esiste la verità, se non quella che ha ricevuto il timbro di lorsignori. E’ il nuovo imprimatur, uguale a quello del vescovo diocesano per i testi religiosi. Per i dissidenti, c’è l’oblio, la demonizzazione, la ridicolizzazione, l’allontanamento da cattedre – se per caso ne occupano una – ben retribuite collaborazioni editoriali, l’ostracismo per il quale non hanno diritto neppure di partecipare a dibattiti. I tenutari della verità ( tenutario è vocabolo che ricorda le case di tolleranza di una volta…) darebbero forfait a qualunque evento, se fosse sporcato dall’immonda presenza di una pecora nera, anche una sola. La chiamano democrazia , ed in fondo non hanno torto, se Karl Popper negava la parola ai “nemici della società aperta”, marchio d’infamia attribuito da loro stessi  dopo una sbrigativa seduta del tribunale della Cultura & del Bene .  Saint Just, con tracotanza sincera, lo proclamò nel processo al povero Luigi XVI : “Maestà, noi non siamo qui per processarvi, ma per condannarvi” . Nasceva in quei giorni l’epoca della borghesia, dei mercanti e del trionfo della ragione. Il quotidiano il Manifesto, che, per inciso, nelle scorse settimane si è distinto in una campagna pro Europa e pro Euro degna della borghesia progressista perennemente indignata per cui scrive, in assenza di operai, titolò, in occasione dell’elezione di Papa Ratzinger, “Il pastore tedesco”, intendendo evidentemente che le idee attribuite al teologo bavarese fossero bestialità o latrati.  Quanto a Matteo Salvini, simbolo di chi si oppone all’immigrazione, non è, di suo, una cima, però gode di una fortuna , per la verità assai rischiosa: non può aggirarsi per un punto qualsiasi dello Stivale senza essere accompagnato dagli insulti, e dai tentativi di violenza, dei più stupidi e naif tra i membri della compagnia di giro del Bene, i membri dei sedicenti centri sociali, giovani e meno giovani nullafacenti , di incerta alfabetizzazione, dalla conclamata dipendenza da tutti i luoghi comuni del sinistrismo mondiale, assorbiti probabilmente con il  fumo delle canne di cui sono consumatori.  Ad ogni età , essi sono sempre “ragazzi”. Quando vengono denunciati – è raro, ma talora capita- si mobilitano per loro principi del foro , professoroni e la crema dell’intellettualità nazionale. Il loro razzismo è ripugnante. Assistemmo per caso ad un tentativo di assalire le Sentinelle in Piedi, gente pacifica di tutte le età che manifesta silenziosamente a favore della famiglia naturale.  Ciò che vomitarono quelle bocche, specie femminili, avrebbe dovuto convincere il più tollerante dei questurini a denunciarli per violazione della legge Mancino, sì, quella contro le discriminazioni. Insulti “sessisti”, come dicono loro, contro donne e ragazze, berci omofobi ( ohibò!) , derisione individuale contro chi avesse difetti fisici , minacce proterve, il tutto con espressioni del viso e gestualità da suburra livida e repellente. Sono i fondamentalisti del bene,  gli squadristi dell’odio ben pagati del sistema che non si può sporcare le mani , poveracci di quart’ordine che verranno poi abbandonati dai mandanti al momento opportuno. Quando poi si tratta di immigrazione, la carovana dell’odio all’ingrosso ed al dettaglio raggiunge il diapason. Nessuno sembra interessato ad ascoltare le ragioni di chi vuole mantenere l’identità nazionale: razzisti, nazisti, buu . I nuovi eroi sono i falsi rifugiati. Per loro si fanno film pagati dallo Stato , che verranno immancabilmente premiati come opere d’arte tra lacrime delle beghine e intemerate dei pennivendoli di regime; per far loro posto si sfrattano gli italiani e si chiede all’Europa, con la mano sul cuore, di sforare i mitici parametri del debito. Per i connazionali, no. Vadano in pensione sull’orlo della tomba, o, se proprio ci tengono, paghino di tasca un breve anticipo sulla legge Fornero.  Per gli italiani poveri non ci sono i 35 euro al dì distribuiti a cooperative, Charitas ed affini per ciascun straniero clandestino seguito. Chi lo fa osservare, viene sepolto da una campagna di odio e demonizzazione che finisce per tramortire i più, che perdono il coraggio di dire quel che pensano. In genere, i più baldanzosi iniziano il discorso con il difensivo  ed inutile : “Non sono razzista, ma….”  I guardiani del Bene e della Ragione hanno l’improntitudine  di diffondere, come argomento a favore dell’immigrazione selvaggia e sostitutiva, la favola che gli stranieri ci pagheranno le pensioni. Premesso che non possiamo vendere la nostra storia , patria ed identità al bilancio dell’INPS, è vero il contrario, giacché i costi dell’immigrazione ( taciuti per evitare che il Bene vacilli ) sono immensi e, in termini previdenziali, agli stranieri bastano cinque anni di contributi per ottenere l’assegno. Prendi i soldi e scappa ! Nessuna indignazione a tariffa a carico del ghanese che ha distrutto quadri ed opere d’arte in più chiese romane, affermando che “non si tratta del suo Dio” ( ha ragione, bisognerebbe spiegarlo ai parrocchiani “dialoganti” ed ai loro pastori). Assoluto sdegno, sopracciglia aggrottate , vergogna a comando, al contrario, se un padre di famiglia spiana un’arma di fronte ai rapinatori che entrano in casa sua. “Non siamo nel Far West”, un altro luogo comune, da mettere accanto all’amore che deve vincere , a proposito dei diritti degli invertiti,  alle tirate europoidi, perché fuori dall’Unione Europea c’è solo povertà  ed emarginazione, oppure a quell’altra storia del progresso ed ai successi della tecnologia, alla solidarietà ed all’accoglienza. Per questo chi scrive queste note trema: maschio, bianco, eterosessuale, credente, tutt’altro che progressista e democratico,  sta in piedi dalla parte del torto, mal sopportato , destinatario dell’onesto odio dei buoni, comodamente seduti dalla parte della ragione. Il razzismo nei riguardi di chi non è come loro è una brutta storia, ma non lo sanno: il Bene è intollerante . Alcuni anni fa, Silvio Berlusconi rivolse un epiteto un po’ forte e sferzante nei confronti del tipo antropologico sinistrorso. Subito dopo, vedemmo per strada un tipaccio sulla quarantina, irsuto, un po’ sovrappeso e dallo sguardo poco rassicurante , con una maglietta su cui era scritto l’insulto di Silvio: “ Sono un coglione”. Un’onesta confessione, probabilmente.

 ROBERTO PECCHIOLI