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L’atto d’amore di Saviano.

Non ho letto Gomorra e non intendo farlo. Roberto Saviano mi è sempre risultato sgradevole a pelle, senza un vero motivo.  Dall’altro giorno l’antipatia si è trasformata in fiera avversione: infatti ho ascoltato alla TV una lunga intemerata dell’intellettuale di fiducia della gauche caviar de noantri a favore della legalizzazione delle droghe leggere, accompagnata da una gesticolazione continua, lontana però da quel simpatico linguaggio del corpo che è caratteristico dei napoletani. Ora leggo sulla rassegna stampa che quella legalizzazione è: “ un atto d’amore per il paese”.

Non so,  per la verità, di quale paese si tratti, odio sentir definire “paese” un territorio ed un popolo,  l’illustre scrittore intendeva riferirsi all’Italia -  avrete notato che la parola Italia fa fatica ad uscire dalle labbra progressiste, che preferiscono il sintagma “questo Paese”- siamo di fronte ad un magnifico esempio di “neolingua”, la straordinaria invenzione di Orwell, cui il grande scrittore dedica , a mo’ di saggio, l’ultima parte di 1984. Dire il contrario della verità attraverso vocaboli o frasi paradossali sembra essere esercizio in cui eccellono i libertari. Non tutte le ciambelle riescono con il buco, tuttavia, e Saviano, già nell’intervista televisiva citata, usava a favore della legalizzazione argomenti che possono facilmente essere rivolti a difesa della tesi opposta, che non chiamerò proibizionista per non utilizzare il lessico altrui. Sostiene Pereira Saviano che  la legalizzazione porta al crollo dei consumi.  Evito di dibattere la tesi, che mi lascia molto perplesso, ma Saviano, implicitamente e forse senza volere, esprime un giudizio negativo sull’uso di quelle sostanze: egli infatti sembra augurarsi che i connazionali non consumino cannabis ed altre erbacce, dunque considera tale condotta negativa. Il paradosso, che non comprenderò mai, è quello di volere la legalizzazione, quindi la normalizzazione “sociale” di comportamenti che si ritengono non buoni. Per vietare ai passanti di cadere in un burrone non si costruisce un muro, ma lo si abbatte ed anzi si installa una freccia con le indicazioni per raggiungerlo, affermando che senza di esso si precipiterà più difficilmente. Questa è l’idea stravagante dei progressisti libertari di tutte le risme; vietato vietare è lo slogan cui si ispirano e la “Personalità Autoritaria”  dei Francofortesi  (Marcuse, Adorno  e accoliti) è il loro libro di culto. Manca solo Timothy Leary , con l’elogio dell’ acido lisergico sintetizzato in laboratorio prima dalla Sandoz e poi dalla CIA. Quanto all’atto d’amore, la neolingua qui raggiunge vertici insuperabili , Saviano è davvero un uomo di lettere! Io credevo che atti d’amore fossero crescere i figli, curare gli ammalati, difendere i deboli, far conoscere e possibilmente allontanare i pericoli dai propri cari. Una volta, nei tempi bui precedenti la post-modernità, si diceva che fosse un atto d’amore mettere al mondo i figli, o, follia delle peggiori adesso che la sappiamo lunga, sacrificarsi per un’idea, una persona, addirittura per la Patria (per il “paese”, effettivamente, è un po’ più dura. Promulgare leggi a favore dei poveri, della sicurezza pubblica o di contrasto alla corruzione sono probabilmente atti d’amore, positive intenzioni di perseguire il bene comune. Consentire il libero fumo di sostanze che gli stessi proponenti chiamano droghe leggere è, quanto meno, un azzardo, una violazione clamorosa del principio di realtà e di quello di prudenza. Ci risponderanno che non si può sostenere lo Stato etico, che impone i comportamenti o stabilisce il bene ed il male . Ripeteranno stanche litanie individualistiche volte a chiamare libertà qualunque capriccio, follia, desiderio, pulsione.  Probabilmente vinceranno sul piano dei numeri: questa è l’epoca  in cui , desacralizzato tutto, le parole libertà, uguaglianza, democrazia, sono state caricate di significati assoluti, quasi esoterici, totem dinanzi ai quali ci si inchina reverenti senza un perché. Anche nel caso della legge sugli stupefacenti che faranno passare democratici e grillini ( buoni per i calli, diceva la mia mamma) siamo di fronte alla stessa acrobazia  mentale che la sociologia recente chiama “finestra di Overton”, ovvero le fasi attraverso cui qualunque schifezza passa dallo stato di cosa negativa oggetto di divieto e riprovazione sociale a comportamento o fatto accettato e legalmente riconosciuto. Risulta impervia qualunque replica: dinanzi all’argomento della libertà individuale, l’uomo europeo contemporaneo cede senza replicare. Il bene ed il male esistono solo dentro ciascuno di noi, nulla è giusto o sbagliato in sé. Incredibilmente, però, pretendono di imporre condotte, regole , reintrodurre divieti di natura igienico-moralistica in quantità industriale. Fumare nazionali esportazione è pessimo, ma le droghe si devono ammettere; i cacciatori sono efferati assassini, i pescatori no (perché?), ma chi pratica aborti fino al sesto/settimo mese è un serio professionista;  abbandonare i cani è da galera, ma con i vecchi di razza umana si può, salvo eutanasia.  Se gli ultras del calcio urlano slogan stupidi, tutto il peso della legge Mancino si deve abbattere su di loro, ma se orde di facinorosi, squinternati fanatizzati ,  spesso strafatti di droghe varie mettono a fuoco la città, sono solo ragazzi e la polizia è cattivissima. Incoerenze enormi, rilevare le quali non fa fino, ed espone chi obietta a quella che Giulietto Chiesa chiama pudicamente “bomb shit”, palate di m. Tornando a Saviano, c’è un’ulteriore debolezza nel ragionamento alla base delle sue sconcertanti affermazioni, ed è la categoria di droga “leggera”. Se anch’egli accetta di chiamare “droghe” i prodotti  oggetto della proposta di legge sostenuta da oltre duecento deputati , perde ogni senso la distinzione tra ciò che è leggero e ciò che è pesante.  Droga è qualcosa che fa male al corpo e modifica, produce assuefazione, converte chi la usa in dipendente senza padronanza di se stesso. Mi accorgo della pericolosa prossimità concettuale alla parola “consumatore”…..La distinzione leggero/pesante resta ovviamente essenziale da un punto di vista medico o terapeutico, ma non sotto il profilo del giudizio di merito. Il furto è tale sia che riguardi un portafogli che il caveau di una banca: entrambe le condotte sono previste come reati. Diversa è la graduazione delle pene e l’impianto generale di attenuanti, esimenti , aggravanti.  Noi dobbiamo, insisto, dobbiamo affermare, a partire dal diritto penale, che assumere determinate sostanze è un male e che quindi non può essere “legale”. Questo non è stato etico, ma principio generale di convivenza, poiché ciò che è legale è libero, ammesso e quindi il giudizio che se ne dà è positivo, poiché questa è la logica del diritto positivo. Oppure è indifferente nell’orizzonte liberale, e destituisce non di moralità, ma di efficacia  il ruolo dello Stato, che, piaccia o non piaccia ai libertari di sinistra o di destra, deve diffondere una sua idea di bene e di male, in assenza della quale si cade inevitabilmente nella guerra di tutti contro tutti e si finisce per invocare un potere pervasivo e totalitario, un Leviatano a tutela del lato oscuro di ciascuno. Saviano, come altri che ne condividono il pensiero, diventa , forse oltre le sue intenzioni, banditore di un modo di vivere destinato all’estinzione di ogni senso etico, al discredito di ogni principio condiviso e, nel merito, all’accelerazione di quel processo di abolizione progressiva del popolo italiano che passa per la normalizzazione dell’aborto, l’immigrazione massiccia, l’incoraggiamento all’emigrazione dei giovani ( e dei pensionati , il cui potere d’acquisto crolla di giorno in giorno), la privatizzazione della sanità, la banalizzazione dell’alcoolismo, la legalizzazione del consumo di stupefacenti. Il fatto è che vogliono proprio questo e, con un perfetto esercizio di bipensiero ( ancora il genio di Orwell)  lo chiamano atto d’amore!

ROBERTO PECCHIOLI