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Firenze sprofonda

L’evento iniziato stanotte in lungarno Torrigiani a Firenze verso la mezzanotte con l’epilogo della mattina che ha portato alla voragine di 200 metri ha origini lontane. La manutenzione delle tubature di acqua potabile ha sempre lasciato a desiderare a Firenze, cosa testimoniata negli anni dalle continue rotture e dispersioni anche di forti entità nel territorio della provincia di Firenze. Come sappiamo bene, la manutenzione della rete idrica è affidata a Publiacqua SpA, ente che gestisce l’erogazione dell’acqua pubblica in 46 comuni del Medio Valdarno. Publiacqua è una società pubblica mista, cioè vi partecipano con quote di varia misura tutti i comuni suddetti per una quota del 60% ed il restante 40% è di proprietà di privati fra i quali troviamo Acea SpA, Suez e Monte dei Paschi di Siena. Il dato che risalta è il fatto la stessa società è l’ente erogatore che applica le tariffe fra le più alte d’Italia; per fare un rapido confronto possiamo dire che un milanese paga circa un terzo l’acqua potabile rispetto ad un fiorentino……Publiacqua a questa accusa risponde sempre che il territorio che ricopre con il suo servizio è ostico dal punto di vista idrico; da qui le tariffe, secondo lei, necessariamente alte. La giustificazione, allo scrivente, appare molto discutibile; siamo di fronte infatti a dei dati che sono incontrovertibili:
1) E’ sbagliato far gestire un bene di primaria importanza come l’acqua ad una SpA, società che deve necessariamente produrre utili (i privati non stanno là a fare beneficenza….), consentendo, per contratto, la remunerazione del 7% del capitale privato sulla pelle, aggiungo io, delle utenze finali.
2) Publiacqua è un gigante burocratico di cui si intravede l’ingresso, sempre aperto per chi paga, ma che si perde in un lungo tunnel oscuro man a mano ci si avvicina ai vertici e cioè di coloro che stabiliscono regole pensate da chi è a sua volta sopra di loro e che rispondono esclusivamente a regole di mercato e bilanci, considerando maleficamente il fruitore finale come mero “consumatore” e non come persona avente bisogno del bene primario per antonomasia per la propria vita.
3) La manutenzione degli impianti, in una visione così aberrante e smaccatamente liberista, rappresenta solo un costo, che può quindi essere demandato al futuro e da evitare, magari quando la politica avrà sostituito l’amministratore di turno con un altro.
A proposito, i vertici la gavetta non l’hanno mai fatta, sono solo laureati messi dove sono dalla loro parte politica senza titolo meritocratico e/o d’esperienza nel settore almeno pluriennale.  Se al comando ci fosse davvero chi conosce l’argomento acqua a costo di anni ed anni di lavoro svolto dai livelli più bassi a salire forse avrebbero maggiore cognizione di causa. Ma si sa, l’utile, il profitto, il fatturato, in nome di tutte queste parole tutto si sacrifica, tutto si annulla e si azzera, e con esse, si azzera anche la voglia di vita di povera gente, pensionati, nuclei familiari in difficoltà italiani che si vedono recapitare bollette astronomiche che non possono pagare e subito dopo ingiunzioni di pagamento con minaccia di sospensione del servizio idrico. Publiacqua si stupirà di quanto scrivo ribadendo che sono ammesse richieste di agevolazioni tariffarie….si sappia che le stesse vanno al 75% a nuclei non italiani, facendovi immediatamente capire la bassa incidenza sulla popolazione italiana, con costi ovviamente ricapitalizzati nella tariffa di chi non ha diritto all’agevolazione.
 
Pierluigi Pozzi