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Difendere la proprietà......dal Liberismo.

Giambattista Vico la chiamava eterogenesi dei fini. E’ il paradosso in ragione del quale un’idea, un’azione, una scoperta scientifica conduce ad esiti diversi, talora opposti, a quelli di partenza. La più incredibile eterogenesi dei fini del nostro tempo è che l’attacco alla proprietà privata ed alla libera iniziativa non proviene più dal campo comunista, sconfitto dalla miseranda implosione del 1989/1991, ma dall’azione dissolutrice del liberismo globalista. Un grande teorico liberale, capofila, con Von Mises, della scuola viennese, Friedrich Von Hajek, nella “Via della schiavitù”, attaccando i collettivismi, affermava che “Chi possiede tutti i mezzi, determina tutti i fini”. Von Hajek, usando il termine “mezzi” evoca l’espressione marxiana “mezzi di produzione”, la cui proprietà, doveva essere attribuita allo Stato.  Il risultato dell’esperienza comunista  è sotto gli occhi di tutti. La vittoria del liberalcapitalismo, declinato nella sua forma ultima, globalista e finanziaria, tuttavia, non ha esiti granché diversi per la schiacciante maggioranza dell’umanità, per cui occorre lanciare l’allarme e rivendicare il concreto diritto alla proprietà privata per noi comuni mortali, nonché della possibilità di avviare o mantenere una libera impresa, vanificato, “mangiato”, dall’onnivora presenza delle multinazionali e dei grandi gruppi .

Troppo grandi e lontani per essere combattuti, padroni dei governi espropriati delle sovranità, i giganti del capitalismo terminale lasciano tutti noi nelle condizioni di sudditi, la cui unica libertà è scegliere i (loro) prodotti da consumare, le ( loro) idee in cui credere, i canali mediatici, sempre i loro, su cui informarsi. I grandi padroni stanno comperando a stock tutta l’economia mondiale. Le multinazionali di grandi dimensioni sono circa 43.000. Si possiedono l’un l’altra, talché il loro numero si riduce a 1318 gigantesche entità, con un nucleo dominante, chiamato “unità centrale” che le possiede tutte, o che, quanto meno, forma un unico, immenso cartello, in grado di generare e controllare circa l’80 per cento del reddito globale. Appare quindi chiaro che la tanto sbandierata competizione o concorrenza non è che una finta per i popoli. Il nocciolo duro dei supergiganti comprende soltanto 147 corporazioni. La gran parte di esse sono banche o fondi d’investimento. I nomi sono ormai noti al pubblico: Barclays, Axa France, JP Morgan, Goldman & Sachs, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Bank of America, Chase Manhattan, Citigroup. Il settore bellico (1800 miliardi di fatturato nel 2011) è posseduto da loro, come le grandi compagnie petrolifere, il settore farmaceutico – Big Pharma vale almeno 500 miliardi di dollari annui, e le telecomunicazioni.  Le sette principali banche del mondo sono le maggiori azioniste praticamente di tutte le multinazionali: Bank of America, JP Morgan, Citigroup/Banamex, Wells Fargo, Goldman Sachs, Bank of New York Mellon.  Quanto ai nomi delle multinazionali , ci limitiamo ad indicare Coca Cola, Johnson & Johnson, Nestlé, Pfizer ( quelli del Viagra), AT&T, Dupont, Honeywell, Mac Donald, Wal-Mart ( immensa catena di distribuzione commerciale) , Disney, Warner, Viacom, CBS ( il gotha dell’informazione e dell’intrattenimento). Black Rock, la Roccia Nera, che contende a Vanguard il ruolo di Fondo numero uno , ha in pancia i pacchetti di controllo di Apple, ExxonMobil, Microsoft, Chevron, Shell, Pearson, proprietario dell’Economist, la Bibbia dell’informazione economica e finanziaria. Gli incroci azionari sopra descritti hanno al centro una sola dozzina di grandissime famiglie , tra le quale spiccano i Rothschild, gli Warburg, i Rockefeller, i Lazard ed i banchieri Israel  Moses Seifs, con sede a Roma. I Rothschild, se fossero uno Stato, con 5 milioni di milioni di dollari di patrimonio, sarebbero al quinto posto assoluto , davanti alla Germania ed al Giappone. La stessa Federal Reserve, la banca centrale degli Usa, ha tra i suoi soci dodici banche, con un consiglio di sette persone, tutti anche esponenti della cupola. La privatizzazione del mondo, in fase tanto avanzata, è quindi la concentrazione in pochissime mani delle risorse, dei mezzi di produzione, delle tecnologie, dei servizi, dei sistemi di comunicazione, informazione ed intrattenimento, delle fonti energetiche e del denaro, dalla sua creazione alla fiorentissima industria del debito impagabile. Quale libertà ci resta? E, per attenerci al tema del presente elaborato, abbiamo ancora il diritto reale, concreto, alle libertà che il sistema garantisce ai grandi e vieta , di fatto, a tutti gli altri ? La destra del denaro e la sinistra dei costumi si incontrano al centro, il luogo dei comitati d’affari, delle lobby e dell’indifferenza nei riguardi della vita di chi vive e veste panni, come diceva Pino Romualdi. Per la sinistra, nessuna difficoltà: internazionalisti, nemici delle nazioni, delle fedi e delle appartenenze, il sistema globalitario è il loro nuovo eldorado. Non a caso, i migliori servitori del sistema sono gli esponenti dei defunti partiti comunisti e del socialismo cosiddetto riformista, che è un elegante eufemismo per non ricordare che il brodo di coltura delle classi dirigenti progressiste sono le logge massoniche. Operai e lavoratori sono il passato remoto, e le destre liberali sono piacevolmente sorprese di vedere che il “lavoro sporco” a carico della gente lo fanno gli stessi che ne ottengono il voto. Pochi, pochissimi, possiedono tutti i mezzi. A noi resta il magro diritto di consumare i prodotti da essi prescritti. Il sistema di distribuzione commerciale ha già espulso dal mercato, solo in Italia, centinaia di migliaia di commercianti, il cui bene maggiore era la competenza professionale . Inutile. Ci sono i centri commerciali, aperti anche la domenica, e per ciascun posto di lavoro creato nei grandi magazzini ( in genere poco qualificati e precari), se ne perdono cinque tra piccoli imprenditori, artigiani e loro dipendenti. La piccola e media industria, già in difficoltà per mille motivi, è praticamente fuori gioco per la difficoltà di accedere al credito: le regole dettate nei convegni di Basilea 1, 2, 3 sono fatte per pochi grandissimi e per la tranquillità dei banchieri (che strano…). Gli stessi istituti di credito sono spinti a fondersi e, comunque, i pescecani mangiano le casse rurali, il credito popolare e cooperativo. La stampa specializzata ipotizza la fine di nove piccole banche italiane su dieci entro pochi anni. il processo è quello che va verso la convergenza in poche, pochissime mani, di tutte le attività. Non sfugge il bene per eccellenza, la casa, che può essere preda di Equitalia, nella fortunata Italia dei governi progressisti e dei sindacati di regime, ma anche delle banche e delle finanziarie. C’è di più, per gli abitanti dell’opulenta Europa meta dei “migranti” , sospinti al viaggio dalle politiche del Fondo Monetario e da mafie assortite, ma tutte riconducibili alla cupola finanziaria ( non sono i padroni globali ?). Da quest’anno, dopo il “positivo” esperimento in corpore vili sulle banche cipriote, obbligazionisti e depositanti verranno direttamente derubati dei loro risparmi, se le banche saranno in difficoltà, anzi in sofferenza. Lo chiamano bail in, e tanto basti. E’ antico, ma sempre valido principio, che il potere reale sia di chi impone le tasse. Dopo Stato e Unione Europea chi impone vere e proprie tasse sono appunto le banche. Stiamo per entrare nel territorio degli interessi negativi, per cui a breve non ci pagheranno più neppure il miserabile tasso attuale, ma lo pretenderanno da noi, per averci concesso il privilegio di essere loro clienti. E non si dimentichi mai che il sistema bancario è uno, senza concorrenza vera e con un sistema di informazioni su ciascuno di noi capillare, efficiente e transnazionale. Nel settore agricolo, Monsanto ha registrato come brevetti innesti e semi utilizzati da secoli dai contadini indiani, e non solo, per cui si può coltivare solo pagando royalties alla multinazionale, che , nel frattempo, ha registrato sementi geneticamente modificati e diserbanti ad essi resistenti, per cui occorre, ad ogni semina, ricomprare tutto. Quanto alla scelta delle produzioni, l’Argentina è stata riconvertita forzosamente alla soia OGM e cento altre nazioni, tributarie del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, sono obbligate ad abbandonare le colture che sostentavano da sempre le popolazioni, in ossequio agli imperativi degli economisti classici, come Smith e Ricardo, e dei loro nipoti, il peggiore dei quali è Milton Friedman, quello del monetarismo e della deflazione. Adesso puntano anche sulla privatizzazione dell’acqua, non saremo più padroni dell’acqua che beviamo nonostante un referendum vinto con oltre il 90 per cento dei voti, ma la volontà popolare è superflua , come superflui sono i popoli, che infatti vengono distrutti con l’immigrazione e la denatalità. Ormai, neppure l’indebitamento perpetuo consente di mantenere i livelli di consumo del nuovo proletariato in giacca e cravatta, titolare di partita IVA perché altrimenti non può firmare nessun contratto, anche modesto e di breve durata ( questo chiamano essere “imprenditori di se stessi” !). Niente paura, ci affitteranno anche l’automobile e quelli che si chiamavano beni durevoli. Con la famigerata direttiva Bolkenstein, rigettata con referendum dai francesi, ma ormai in procinto di diventare esecutiva, i grandi gruppi potranno entrare con tutta la potenza del denaro e delle imparagonabili dimensioni dell’economia di scala nel settore dei servizi, che è quello trainante, nell’economia post- industriale. Chiuderanno decine di migliaia di imprese solo in Italia, dall’ informatica alle consegne postali, dai servizi alla persona a mille altre attività. Non sfuggiranno alla sorte neppure i bagnini, giacché anche i concessionari delle spiagge dovranno fare i conti con appalti in cui la sconfitta è sicura.  Dobbiamo quindi ritornare al dato da cui siamo partiti: la proprietà dei marxiani “mezzi di produzione”, del credito, delle tecnologie informatiche e di controllo è in mano a poche centinaia di soggetti, il cui nucleo forte non comprende più di una dozzina di supergiganti della finanza, padroni di tutto. Adesso, lavorano per appropriarsi direttamente del nostro stesso stipendio, o, se siamo in proprio, dei soldarelli che riusciamo ad ottenere dai clienti. Pensiamo alla campagna diffusa in tutto il mondo, per abolire progressivamente i contanti. Siamo già costretti ad avere almeno un conto corrente, controllato da lorsignori; bancomat e carta di credito sono presenti nel portafogli della maggioranza. Ci convincono che non pagare in contanti aiuta la lotta contro il crimine e stana gli evasori fiscali. Sono, ovviamente, balle, a meno di non credere che l’evasione fiscale sia quella dei barbieri e degli elettricisti. Vogliono il controllo capillare delle nostre spese, a titolo di sorveglianza dittatoriale e di organizzazione dei consumi. Soprattutto, vogliono un’ulteriore stretta sull’emissione ed il controllo del denaro, ridotto ad impulso, a “bit” su enormi appartai informatici. Risparmieranno anche sui modesti costi tipografici di stampa delle banconote, e saranno ancor più padroni delle nostre vite. Pensate se qualcuno di noi non potesse più, ad insindacabile giudizio loro, avere una carta di credito o una semplice prepagata: finirebbe nel labirinto dell’emarginazione, della miseria più nera, forse persino in difficoltà ad acquistare il cibo.  Anche il portafoglio che abbiamo in tasca non è più nostro, i contanti non ci devono più stare, li dobbiamo chiedere, per favore , in quantità modeste e predeterminate, alla macchina Bancomat o al direttore dell’agenzia, che, graziosamente, se i superiori lo autorizzeranno, ci rilascerà un po’ del denaro nostro, guadagnato da noi, risparmiato da noi, e sfuggito alle mille tasse dello Stato esattore per conto del Grande (e finto !) Creditore, Sua Maestà il Sistema Finanziario Globale . Tuttavia, molti pensano che sia così comodo e semplice pagare con le card multicolori che ci appioppano dovunque. Ma il vero obiettivo è quello di rendere sempre più ferrea la presa sull’emissione ed il controllo del denaro, già in mano al sistema bancario, che ne ha espropriato gli Stati ed i popoli. Insieme con la sovranità , ci hanno rubato la proprietà ! Del resto, la finanza “presta “ il denaro agli Stati ed ai singoli , con un semplice “invio” su una tastiera di computer, ed allora vuol dire che il denaro è di sua proprietà, giacché la facoltà di prestare è prerogativa del proprietario ! Abbiamo combattuto il collettivismo comunista in nome della libertà, di una visione morale e spirituale della vita, ed anche per mantenere il diritto di possedere dei beni. Sconfitta la "bestia rossa", ci accorgiamo che il nemico liberalcapitalista, non solo è più potente che in qualsiasi altra epoca, ma che ci sta togliendo, insieme con i diritti sociali, quei diritti naturali alla proprietà, alla libertà delle scelte, all’iniziativa personale, per difendere i quali siamo stati anticomunisti per rivolta morale, per slancio ideale, e non certo per interesse personale o di classe. Contro il "comunismo" ieri, contro il capitalismo terminale, oligarchico e post borghese, oggi e sempre, perché fatti non fummo a viver come bruti: il primo compito dello schiavo è riconoscere le catene. Per liberarcene, ci vorrà una tempesta: provochiamola, affrontiamola.

                                                  
Roberto Pecchioli