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Belgistan: Quel che non torna.

Gli attentati di Bruxelles, come quelli precedenti di Parigi, sono così gravi da renderci insopportabile il diluvio di parole inutili che il sistema informativo sta scaricando su centinaia di milioni di europei, offendendo innanzitutto le vittime, ma anche la nostra intelligenza.
Un paio di considerazioni, tuttavia, si impongono, al di là della cronaca. La prima, ovvia, riguarda i sistemi di sicurezza belgi. Entrare nell’ aeroporto della capitale dell’Unione Europea con delle bombe ed esplosivi è sembrato fin troppo facile. Nessuna dietrologia, almeno allo stato attuale delle notizie, ma se lo stato di allerta è questo, davvero, poveri noi. Il primo ministro belga, certo Charles Michel, ha dichiarato, con un candore che fa scorrere brividi lungo la schiena, valutando il livello delle classi dirigenti politiche: “Lo temevamo, ce lo aspettavamo, è avvenuto “.

Fanno bene, allora, i siti islamisti, ad esultare, hanno già vinto, se questi sono i difensori dei popoli europei. La puzza di indicibili, nascoste porcate, si diffonde, a pochi giorni dall’arresto di Salah, latitante dentro casa. Dostoievsky scrisse che la verità è sempre inverosimile. Poi c’è lo starnazzare dei buonisti e dei professionisti della misericordia, di quelli che “distinguono” i terroristi dai cosiddetti rifugiati. Su di loro, nessun commento: basta ascoltarli per cambiare canale o pagina di giornale. Semplici becchini della nostra civiltà. Ma sono in piena azione anche gli avvoltoi, i duri che esigono a gola spiegata e le vene del collo gonfie punizioni esemplari nei confronti di tutti i mussulmani del sistema solare. Figli e nipoti di Oriana a tariffa, in azione soprattutto sul versante destro della falsa scacchiera politica. Urlano contro dei terroristi disgustosi, assassini spregevoli, ma tacciono accuratamente sull’evidenza. Persino la signora Clinton, futuro presidente dei loro amati Stati Uniti, ha ormai ammesso che l’estremismo islamista (islamista non è sinonimo di islamico…) è stato da loro fomentato, pagato ed armato, con la decisiva complicità dei sauditi e degli altri liberali e democratici satrapi del Golfo, per sostenere precisi interessi imperiali ed economici, e, diciamolo almeno noi, tenere in scacco questa miseranda Europa di bottegai e sensali, che ha tanta paura, non sa e non vuole difendersi, e recita tutti i giorni dell’anno la litania lauretana dell’accoglienza e del pacifismo. Tacciono anche, i feroci saladini destrissimi, sul fatto che l’immigrazione araba, le tante Molenbeek sparse dovunque nel continente, sono state volute ed alimentate dai loro beniamini della grande industria per avere proletariato di riserva a buon prezzo, e per fare lucrosi affari con re e sceicchi del petrolio. Giusto il Belgio, anzi il Belgistan: nel 1974 la religione islamica è stata riconosciuta e studiata nelle scuole, ad iniziativa del cattolicissimo re Baldovino. Perse le colonie, ed in Congo i belgi fecero genocidi, avevano bisogno di energia a buon prezzo. Baldovino si accordò con il re saudita Feisal ed il risultato è che il wahabismo, una scuola religiosa ultraconservatrice, prescrittiva ed in fondo materialista, è da quarant’anni l’Islam belga. Fiumi di denaro dall’Arabia Saudita, decine e decine di predicatori, moschee finanziate con i petrodollari , venti solo a Molenbeek, tutto sotto l’occhio indulgente delle “autorità” belghe, le stesse che non hanno saputo fermare per quindici anni la rete pedofila di Marc Dutroux, ma che riuscirono fulmineamente a far ritirare dagli scaffali un libro francese che paventava la presenza delle autorità massime del Regno nella cricca di maiali. Nessuno stupore, dunque, se i migliori manovali dello Stato Islamico stanno proprio nel piccolo, ospitale Belgio, e se il primo Ministro ( il re tace, avrà i suoi impegni…) parla di attentati attesi, come se non fosse proprio lui quello incaricato di impedirli.  Rivalutiamo il nostro Renzi, che, se non altro, ha la furbizia fiorentina , e florentin, in lingua francese, non è proprio un complimento…Prepariamoci ad altre sofferenze, prepariamoci anche a veder compressa la nostra libertà in nome del terrorismo ; forse si preparerà un patriot act in tossica salsa europea. Gongolano gli islamisti ed i loro amici, ma certissimamente si frega le mani anche qualcuno a Washington, dalle parti della CIA e della NSA, e forse anche taluni gentiluomini di Tel Aviv.  Islamisti  & friends, nel loro delirio, neanche sospettano di essere pedine di un grande gioco in cui le vittime sono i morti ed i feriti, poi i popoli europei, e indirettamente anche i mussulmani che non si fanno esplodere e che pregano Allah senza sparare al prossimo. Quanto all’Europa, la campana suona proprio per noi.  Imbelli, incapaci di pensare con le categorie della storia, prigionieri della superstizione egalitaria, obesi nel corpo, anoressici nell’anima, avari nel cuore, reagiamo con i minuti di silenzio, le lenzuola arcobaleno e, da ultimo, addirittura con il pianto. In queste ore, è diventato virale, come si dice adesso, l’immagine grafica degli omini bandiera della Francia e del Belgio che versano lacrime e si consolano a vicenda. Un segno inequivocabile della fine imminente: non più simbolo d’identità o emblema della propria gente, ma fazzoletto, la bandiera nazionale. Se vogliamo vivere, se vogliamo difendere almeno noi stessi, non dico i nostri discutibili valori ( denaro, consumo, sessualità disordinata, materialismo pratico, relativismo morale……), se, e sottolineo se, come la canzone di Mina, ci preme almeno lasciare una memoria non indegna della civiltà che fummo, non dobbiamo piangere, ma combattere. Che parola sgradevole, ed impegnativa, e pericolosa, e quanto è difficile individuare il nemico! L’islamista, certo, ma soprattutto chi lo indottrina, chi lo paga, chi si serve delle sue follie e del suo pazzo coraggio. Omero, fondando l’Europa con l’epica dell’Iliade, fa dire ad Ettore, l’eroe umanissimo e patriottico, che si batte con Achille, il semidio, nonostante il rischio mortale: “avrei troppa vergogna dei troiani e delle troiane se non fossi in battaglia. Da sempre ho imparato a essere forte.” Noi abbiamo esaltato da settant’anni l’essere fragili, deboli, pacifici, tolleranti, ora addirittura piangenti. Umberto Eco ci ha insegnato ad analizzare “il segno”. Quello delle bandiere piangenti lo trovo terribile, e mi fa parafrasare l’ultima riga, l’excipit del “Nome della Rosa": Stat Europa pristina nomine, nomina nuda tenemus”, l’Europa originaria esiste solo nel nome, noi possediamo soltanto nudi nomi.
 
ROBERTO PECCHIOLI