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Il nostro destino: essere U.S.A.ti

Negli ultimi tempi ogni canale televisivo è stato impegnato a martellarci sulla necessità di darci una mossa e metterci anche noi italiani nel gruppone dei popoli evoluti. Approvare la legge Cirinnà con annessa adozione. Poi anche se quest’ultima parte è stata stralciata, la legge è risultata approvata anche grazie all’aiuto di Verdini ed adesso che abbiamo risposto positivamente alle sollecitazioni dell’Europa possiamo essere moderatamente soddisfatti. Poi c’è il fatto nuovo della “paternità” di Niki Vendola ed altri tormentoni ci vengono vomitati addosso. Altri radiosi traguardi vengono fatti balenare. La più bella risposta al compagno Niki l’ha data il compagno Rizzo “ «Si tratta di una mercificazione. Già l’idea di “comprarsi” un bimbo, per giunta sottraendolo alla donna che lo porta in grembo per nove mesi, mi sembra una follia» e qui il leader dei comunisti italiani mette in mostra la conoscenza della teoria dei falsi bisogni e definisce il disegno di legge Cirinnà un’esigenza artificiale, creata appositamente solo per distogliere le attenzioni del popolo dai problemi concreti e veri che lo affliggono (i salari, il lavoro, le pensioni). Insomma, solo “un arma di distrazione di massa”. Come non esserne d’accordo. Perché proprio nei giorni che le veline di regime imperavano, altre notizie, non proprio di secondo piano, avrebbero dovuto occupare ogni spazio dedicato a dibattiti, rubriche e talk show. Ed invece sono passate in sordina. Abbiamo così scoperto che quando a palazzo Chigi soggiornava Berlusconi lo stesso è stato oggetto di azioni di spionaggio da parte degli extracomunitari a stelle e strisce. Per la verità che gli yenkiees fossero degli spioni ai massimi livelli già lo sapevamo in quanto tra le loro vittime si annoverava la Merkel e Hollande. E quando scoppiò il caso, in data 20 novembre 2013 l’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta si presentò alle camere affermando fra l’altro che a seguito di quanto assicurato dalle autorità statunitensi gli americani  "non hanno rivolto in via sistematica i propri strumenti di ricerca contro il nostro Paese". E se poi qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi rinforzò il concetto riportando le parole del segretario di Stato americano, John Kerry, che è volontà di Obama "rifuggire dal mettere in opera azioni di sorveglianza di carattere generalizzato sulle comunicazioni nei confronti di istituzioni e cittadini di Paesi alleati". Evidentemente fu una gran presa per i fondelli, ma forse no, perche noi non siamo alleati, ma colonia e quindi meritiamo di essere U.S.A.ti . Sia ben chiaro che se comunque l’azione di spionaggio e di destabilizzazione da parte degli Stati Uniti c’è stata non è che si voglia difendere in alcun modo Berlusconi e il suo governo. Quel Berlusconi che si vantava di avere portato l’america nelle case degli italiani grazie alle sue televisioni; quel Berlusconi che non ha avuto il coraggio di portare a compimento la legge 262 del 2005 che prevedeva il ritorno di Bankitalia in mani pubbliche, quel Berlusconi che con la sua lotta alle sinistre ci ha consegnato prima a Napolitano poi a Mario Monti, a Enrico Letta ed infine a Matteo Renzi. E che è riuscito nel miracolo di realizzare il partito della nazione a guida PD. Un partito venduto agli interessi delle élite mondialiste. Un bubbone che contiene il peggio del capitalismo e del liberismo. Quello che doveva essere fonte di dibattito e approfondimento, non era dunque la sorte di Berlusconi, ma la questione centrale della sovranità nazionale. Questione riportata in primo piano dalla seconda notizia “oscurata”. In una finzione di “premier di stato sovrano”, Renzi ha autorizzato caso per caso l’utilizzo della base di Sigonella per il decollo dei droni statunitensi verso la Libia. L’Italia entra così nel novero di quei paesi che permettono il decollo dei robot volanti di distruzione. Dopo Afghanistan, Etiopia, Niger, Arabia Saudita, Turchia possiamo dire con orgoglio che ci siamo anche noi. Gli ordini sono stati impartiti in occasione della chiamata di Mattarella nel covo del regime di Obama. Perché indubbiamente l’attuale inquilino del Quirinale di bombardamenti se ne intende. In quanto vice presidente del Consiglio nel primo esecutivo D’Alema gesti' in prima persona i bombardamenti e l’aggressione all’ex Jugoslavia. E’ la guerra dei robot contro gli umani che il Presidente Obama sta esportando in giro per il mondo. Ma il ministro Gentiloni tende a rassicurarci precisando che «l’utilizzo delle basi non richiede una specifica comunicazione al parlamento», assicurando che comunque tutto ciò «non è preludio a un intervento militare» in Libia .  Poveraccio chissà come sarà rimasto sorpreso dalla successiva richiesta del padrone d’oltre oceano quando, attraverso l’ambasciatore USA in Italia, ci richiede la messa in campo di cinquemila soldati, l’utilizzo delle basi in Sicilia e l’attivazione del MUOS. Come si può permettere ad un tribunale di una nazione sottomessa di intralciare i piani dell’occupante? Il democratico Renzi piccolo fans di Obama, non ha reagito. Aspetta che un governo farlocco libico manovrato d’oltreoceano dia il via libera all’ ennesima aggressione, camuffata come ben si conviene, come operazione di  peacekeeping magari sotto l'egida dell'ONU. Intanto Salvini ha parlato delle mani insaguinate di Mattarella e Renzi. Si, va bene. Ma il leader del carroccio non può dimenticare che l'attuale situazione Libica, con relativi schizzi di sangue passati e futuri pesa oltre che sui soliti mandanti occidentali, anche sul suo alleato Berlusconi che a capo di un governo di centro destra, Lega compresa, nel 2011 ha contribuito alla destabilizzazione della nazione nord africana. Facendosi ancora una volta docile esecutore dei voleri dell’occupante pur andando contro gli interessi nazionali. Ancora non ha capito che la nuova campagna di Libia serve soltanto per completare il progetto di spoliazione iniziato con l’omicidio di Gheddaffi. Ma ancor peggio non ha capito che non ci serve essere “alleati” di chi ci utilizza per ogni basso servizio. Essere U.S.A.ti non fa l’interesse dell’Italia.
 
Giuseppe Coppedè