Дървен материал от www.emsien3.com

The best bookmaker bet365

Best bookmaker bet365 Bonus

Menu

Facciamo due conti

di Lorenzo Romano
corrispondenza da Roma per Palermoparla

In questo mese il Governo sta esultando per lo 0,8% di incremento del PIL (circa 120 miliardi), per l’occupazione cresciuta di 70.000 posti, per le partite IVA che sono in aumento, ovvero una situazione estremamente positiva ma nel piccolo quotidiano tale eclatante miglioramento non si nota affatto!
Per capirci qualcosa facciamo due conti.
La popolazione italiana ammonta a circa 60 milioni di persone partendo dai 53,82 milioni del 1970 (quindi il presunto “calo” è assai dubbio) e il tasso della disoccupazione censita è circa 11,5% rispetto alla media di 22 milioni di lavoratori, ovvero circa 2,5 milioni di disoccupati (di cui il 45% in età giovanile) ma valutazioni realistiche portano a un insieme di 5 milioni tra disoccupati censiti, sotto occupati, rinunciatari, lavoratori nel sommerso, ecc.
La popolazione straniera in Italia oscilla tra i 5 e i 6 milioni di persone spesso accompagnati dalle famiglie cui l’imprecisione dei dati. A tale numero vanno aggiunti i circa 400.000 clandestini (circa 250.000 dati ufficiali) in turnover di qualificazione o di rimpatrio.
Allora, tale 0,8% chi lo produce e se è vero che si tratta di produzione reale perché c’è un continuo aumento delle tasse?
Come base di calcolo prendiamo spunto da una notizia diffusa da Il Sole 24Ore relativa al PIL della Svezia cresciuto del 4% di cui almeno il 2% grazie ai migranti. Poiché la Svezia aderisce ai trattati UE per similitudine si può considerare che anche per l’Italia il 50% dell’incremento PIL sia dovuto agli stranieri, ovvero lo 0,4% del PIL pari a circa 60 miliardi è prodotto dai 5 milioni di stranieri i quali dovrebbero percepire in media 12.000 euro/anno, ovvero una “paghetta” di circa 750 euro netti. Il dato è realistico.
A questo punto nascono alcune domande: perché tanta disoccupazione tra gli italiani e perché le tasse sono in progressione crescente la quale sembrerebbe senza limite
superiore?
La prima risposta potrebbe trovarsi nel differenziale tra paga media degli stranieri già calcolata in 750 euro/mese contro i 1200 euro/mese “pretesi” dai lavoratori italiani e ciò creerebbe gran parte dei 5.000.000 di disoccupati.
La seconda risposta si ha partendo dai residui di Welfare (pensioni, CIG, ecc.) che incide per circa 300 miliardi/anno sugli 800 complessivi di spesa pubblica.
In merito alla questione dei disoccupati ovviamente l’imprenditore avrà preferenza per l’assunzione di uno straniero a parità di competenze operative e dal punto di vista delle aziende è una scelta incontestabile che viene confermata dalla bilancia commerciale.
L’Italia ha buone chances nel rapporto exp/imp ma ha il grosso handicapp industriale di dover importare circa il 70% dell’energia consumata. Nonostante tutto, in questo ultimo periodo però la situazione si mostra ancora positiva grazie al notevole ribasso dei prodotti petroliferi e alla disponibilità di prestiti BCE allo 0,5% in regime QE, il saldo della bilancia commerciale risulta attiva per circa 20 miliardi e di 80 miliardi al netto del consumo energetico (dati non aggiornati).
Tale situazione fa notare che – supponendo corretta la spesa pubblica dei 500 miliardi indicati prima – il sovraccarico di almeno il 30% dei 300 miliardi di Welfare è dovuto alla NOTEVOLE SPROPORZIONE tra il numero degli immigrati occupati e i tanti disoccupati italiani. Anche se la questione è legata al differenziale di costo tra le due categorie, non sembra una SITUAZIONE NE’ LOGICA, NE’ LEGITTIMA!
Lo Stato dovrebbe azzerare tale differenziale intervenendo anche in sede UE e se necessario con tutti i mezzi disponibili perché NON E’ ASSOLUTAMENTE ACCETTABILE
sottostare al modello imposto dalla UE che mira solo alla “crescita” lasciando in sofferenza 5.000.000 di italiani raccontando che “si vuole vivere sopra le righe” (un’altra menzogna propagandata con dovizia!)…
Se ciò non risulta possibile in quanto ormai la politica economica italiana è del tutto sottomessa ai trattati UE fallimentari e perdenti sotto ogni punto di vista, c’è da indagare sui restanti 500 miliardi di spesa pubblica annua per capire dove finiscono ed eventualmente recuperare da lì il necessario per compensare la disoccupazione e ridurre le tasse con enorme, grande vantaggio per la nazione…

(Dati ricavati da varie pubblicazioni Web pubbliche e private)