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Vendola Tobia Antonio

E’ nato, da qualche parte nel vasto mondo, un piccino chiamato Tobia Antonio . Se abbiamo capito bene le nuove modalità zootecniche del concepimento e della gestazione, permesse dalle mobili frontiere della tecnologia ed autorizzate dal positivismo giuridico, secondo cui  è legale qualsiasi vergogna autorizzata dal legislatore , l’utero in cui è cresciuto è stato fornito – il verbo commerciale è corretto, in quanto trattasi di noleggio a pagamento – da una donna indonesiana, mentre la madre genetica è una gentile provveditrice di ovuli californiana. Non sappiamo bene chi sia il padre naturale, ma chi dichiarerà il piccolo Tobia all’ anagrafe è Nichi Vendola, forse in qualità di genitore 1, mentre, chissà, il genitore 2 potrebbe essere il suo compagno, o coniuge, il bel giovanotto canadese Ed con cui ha una relazione da anni. Abituiamoci, questo è il futuro, ed il commento del padre (?!?) felice è stato quello consueto, da un po’ di tempo , tra i sostenitori del nuovo omopensiero, o omofollia per noi biechi reazionari: ha vinto l’amore. Obama ha tracciato il solco, i progressisti di tutti i paesi del disgraziato Occidente lo difendono. 

Davvero, ci si chiede quale sia il futuro del genere umano, se ci si allontana talmente dalla natura e dal principio di realtà , da permettere che nascano bimbi come prodotti industriali a tecnologia brevettata. Dopo un prelievo di sperma, con relativo frullato di liquido seminale ( non vogliamo pensare alle modalità pratiche dell’atto), fornito forse da Nichi, forse dal caro Ed, la siringa ha raggiunto l’ovulo messo a disposizione dalla californiana, fecondato con l’aiuto di qualche tecnologia scientifica e transumana, dopodiché è entrata in scena la signora indonesiana, che, per denaro , ha tenuto in grembo per nove mesi un figlio non suo, che non ama , anche se avrà ascoltato con ansia i suoi movimenti e seguito , indovinato la sua crescita per trentasei lunghe settimane. Gli esperti del settore hanno già teorizzato che i neonati come il nostro Tobia devono stare il meno possibile con la madre, o come diavolo si chiama la poveretta che l’ha tenuto in grembo, per non creare quelle condizioni di affetto ed osmosi che sono la caratteristica della relazione tra puerpera e bambino. Tobia, non hai diritto ad una madre. Ne avresti due, tecnicamente, e scusami se uso un avverbio tanto brutto e lontano dai principi della natura, della biologia e del senso comune, ma non devi conoscerle, e neppure suggere il loro latte, ed avvertire il loro calore fisico, tanto meno l’amore che (non) provano per te.  Ma il tuo babbo politico Nichi dice che è tutta questione d’amore. E Nichi è un uomo d’onore. Il suo egoismo, la sua volontà prometeica di essere padre anche se aborre le donne fa sì che tu non abbia una madre vera. Alcune migliaia di anni fa, in un libro chiamato Bibbia ,si diceva che tutto quello che vedrai nella tua vita lo ha creato Dio, un tizio importante . L’uomo fu la sua invenzione preferita e maschio e femmina  li creò, per unirsi, stare insieme, e mettere al mondo nuovi esseri umani. Ora, sembra che questo Dio si sia sbagliato, che oltre a maschio e femmina ci siano diversi altri sessi, a scelta, e che quindi si possono avere figli, pagando, anche senza essere maschio e femmina. Tu sei uno di questi, uno splendido figlio della modernità. Non so chi chiamerai papà , se Nichi o il suo amico, immagino che risolverai facilmente chiamandoli per nome, ma non potrai chiamare mamma nessuna donna. Ti hanno tolto un diritto naturale, iscritto nell’anima tua, come in quella di tutti. La mamma allatta, lava il popò, ma soprattutto consola, stringe al petto, rende meno difficile l’arrivo in questo complicato mondo ai suoi figli. Poi entra in scena il papà, che dovrebbe proteggere, insegnare le regole e la legge. Ne hai due, speriamo bene per te. Intanto, ti chiedo scusa, a nome di quest’umanità malata di egoismo e di superbia, se non hai la mamma. Lo permettono le nuove leggi. Ti spiegheranno, i tuoi papà, che cosa significa questo. Io non mi azzardo, e non voglio influenzarti. Però , se di cognome ti chiamerai Vendola ( è un bel problema anche quello, con due babbi !), permettimi di dire tutto il male possibile di Nichi. Intanto, che bel partito è il suo: borghesi della peggior specie, quindi di sinistra, perché le classi alla moda sono progressiste, borghesi e sinistrissime nei valori morali, ben inserite nei meccanismi del mercato e quindi lontane da antiquate parole come socialismo, interessi dei lavoratori, attenzione ai più poveri. Fedeli alla società liquida ed all’uomo precario, nel lavoro, nei sentimenti, nei valori, si dicono  anche ecologisti, ma in natura non si danno nascite da omosessuali, e, soprattutto, l’ecologia vera nasce e vive dal desiderio di riportare l’uomo ad un rapporto corretto con la natura, lontano dallo sfruttamento delle risorse e dalla mercificazione di tutto. Affittare un utero non è ecologico, come non è morale, e, se credessi alle etichette dei secoli passati, non è neanche di sinistra. Si chiama sfruttamento , e Vendola, certo più ricco della povera indonesiana, ha pagato un lavoro precario ( dura solo nove mesi…) ed ha tratto un plusvalore di tipo nuovo: un bambino che chiama figlio. Lo voleva, ambiva ad ottenerlo a tutti i costi, ora è suo. Forse lo considera una proprietà, speriamo di no. E’ stato comunista, ha pensato per decenni che la proprietà sia un furto. Ma è furto aver strappato ad una poveretta il bimbo che comunque ha partorito, ed è furto, grave, intollerabile, disgustoso, avere rubato a Tobia il diritto ad una madre, al suo sorriso, al suo calore, come anche ai suoi rimproveri e perfino ai suoi ceffoni. Sono certo che Nichi amerà questo bambino, e spero che lo stesso sia per il suo coniuge uomo ed omo.  Spero che troverà le parole per spiegargli la sua nascita, e soprattutto, mi auguro che Tobia, tra un dozzina d’anni, nonostante l’ambiente in cui vivrà, cominci a guardare le donne come gli uomini le guardano per tutta la vita: con desiderio, con attrazione, con la gioia con cui si esplora un universo differente e spesso incomprensibile, ma meraviglioso, quello che compone, al cinquanta per cento, questo tutto detto umanità.  Magari renderà nonno Nichi , ed avrà figli con un vecchio metodo che funziona dalla creazione: l’incontro fisico, ma anche spirituale, tra lui, uomo ed una lei donna. Detesto il modo con cui sei entrato nella vita, caro Tobia, e non mi sentirò mai di chiamare famiglia l’unione tra i tuoi padri, ma , comunque, benvenuto di cuore a questo mondo, nonostante tutto. Non diventare come i babbi, cerca di amare almeno un po’ quella mamma che non hai potuto avere, ma che ti ha tenuto in pancia per nove mesi, e, soprattutto, te ne prego, sii normale, da grande. Ho detto normale , non eterosessuale, che è una parola difficile inventata per screditare la sessualità tra uomo e donna, e mettere sull’altare ciò che è “contro” la natura.Vendola. Tobia Antonio , normale, mi raccomando !

Roberto Pecchioli