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Le marocchinate di Colonia

I fatti di Colonia hanno destato il panico tra i politicamente corretti che propagandano in contemporanea la buona politica dell’accoglienza senza se e senza ma, e il vivere all’ occidentale. Inizialmente si è cercato di non parlarne. Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto. Ed in questo giochino il mondo dell’informazione ne è stato un prezioso collaborazionista. Perché si sa che la cosiddetta libera stampa è soltanto la voce del padrone. E perché nessuno esca dal seminato ecco che la corporazione dei pennivendoli (ordine dei giornalisti) si è data una serie di regole a cui attenersi scrupolosamente quando si parla dei clandestini. Roba da stropicciarsi gli occhi, regole conosciute come Carta di Roma http://www.odg.it/content/carta-di-roma. Dove tra l’altro si leggono i seguenti “suggerimenti”:

a) Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri;
b) Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti;
c) Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media;
d) Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.”
Tale delicatezza mette in risalto lo spirito razzista di questa cricca di scribacchini in preda a fobie xenofile. Quasi come se le vicende che vengono raccontate sui giornali,  nel caso che interessino italiani non debbano tenere conto del “.. danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio ..” Chiarito che i giornalisti vanno presi per quello che sono, anche loro, quando i fattacci sono cominciati a diventare di pubblico dominio non hanno più potuto disinteressarsi del caso. A questo punto il mito del buon selvaggio poteva crollare miseramente ed ecco allora le paladine dell’umanitaresimo d’accatto scatenarsi ed inveire contro i soliti razzisti populisti e retrogradi che pretendono di associare i clandestini con le violenze di piazza. Mentre stranamente il loquace Bergoglio Francesco è stato zitto e non ci ha stupiti con uno dei suoi famosi predicozzi neopagani. I fatti di Colonia ci dicono che la storiella dell’integrazione è tema fumoso per i seminari tenuti dai didrittiumanisti ad oltranza, chiaramente oltre ogni buon senso. L’integrazione ha fallito con il modello inglese dove i migranti di terza generazione accorrono ad ingrossare le file dell’Isis. L’integrazione ha fallito con il modello francese dove i migranti di terza generazione incendiano le banlieu e si fanno saltare. L’integrazione ha fallito con il modello tedesco dove migranti inseriti nella società tedesca e squadre organizzate di clandestini vanno a toccare il culo alle giovani teutoniche. E si c’è da dire che l’integrazione sta fallendo ovunque. E fortunatamente dico io. Perché, il volersi integrare   significa dovere rinunciare ad una parte di se stesso. Un se stesso che è quello che è per la stratificazione culturale, storica, politica, sociale e religiosa di secoli. E perché mai ognuno dovrebbe rinunciare ad una parte di se stesso? Io non intendo rinunciare allo stracotto, alla ribollita o al cacciucco alla livornese e rifiuto di integrarmi con le schifezze che l’occupante occidentale ci propina ai Mc Donald’s. Come non intendo rinunciare  a Dante Alighieri per il solo fatto che mette Maometto all’inferno. Come per una donna araba può non essere giusto rinunciare al hijab. Al di la che l’indossarlo sia una libera scelta o una imposizione non me ne frega niente. Non appartengo al mondo progressista e terzomondista che pretende di esportare la democrazia con le bombe umanitarie e spianare tutto quello che non si adatta ai cosiddetti valori dell’occidente. Nessuna integrazione dovrebbe essere richiesta perché ci sarebbe solo da capire che l’importazione di poveri afroasiatici è una operazione che non tende ad arricchire loro ma ad impoverire noi. Il mescolare forzatamente etnie e religioni in questa tragica macedonia multiculturalista non porta certamente all’ ntegrazione ( fortunatamente) ma purtroppo alla dissoluzione di tutti. Ed allora le marocchinate, seppure in sedicesimo rispetto a quelle vere portate avanti dai liberatori in Ciociaria, ha reso evidente l’imbarazzo ideologico di chi si è visto costretto a scegliere fra i baluardi del pensiero femminista e l’ immigrazionismo oltranzista. Ed allora eccoli coprirsi con la foglia di fico della parola d’ordine “non fare di tutta l’erba un fascio”. Per anni il dirittocivilismo diffusosi in Europa ci ha svuotato moralmente, culturalmente e spiritualmente.  Adesso non resta che raccogliere quanto seminato. Orbene, tenetevi le squadriglie delle risorse umane in giro per le metropoli Europee. Il dirittumanismo piccolo borghese comincia finalmente a mostrarsi per quello che realmente è, ossia un'ideologia reazionaria propagandata incessantemente dagli organi d'informazione, volta unicamente a sovvertire lo status quo per realizzare il nuovo feudalesimo, senza colpo ferire. L’attuazione del piano Kalergi è li dietro l’angolo. E il trucchetto al quale avete abboccato è proprio questo. Ora è inutile che le femministe, le donne impegnate e acculturate, quelle del senonoraquando starnazzino.  Gli uomini, quelli occidentali, non possono intervenire. Sono momentaneamente occupati a sodomizzarsi fra loro nei gay pride travestiti da Batman e Robin in attesa di avere la loro leggina che il “noveau regime” si appresta a donargli.
Viva il melting pot, ultima tappa verso il baratro.

Giuseppe Coppedè Fronte Versilia