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Proposte per una riforma tributaria.

L'art. 53 della Costituzione stabilisce che “...tutti (i cittadini) sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività...”. Questo doppio principio semplice, quasi elementare, costituisce il fondamento dell'intero sistema tributario italiano. Da un lato stabilisce che ciascun cittadino deve sopportare il carico tributario sulla base della propria capacità di procacciarsi un reddito e dall'altro impone il criterio della progressività dell'imposizione. Proprio quest'ultimo principio non lascia grossi margini di manovra nella riforma dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) che è, appunto, ad aliquote progressive e per scaglioni di reddito. Che il carico fiscale che ogni contribuente deve sopportare sia schiacciante è pacifico. Lo Stato, nella sua figura più ampia di organismo pubblico, assume i connotati di un vero e proprio socio occulto di ciascuno dei contribuenti, che pretende un euro di pagamento ogni due guadagnati. Un socio alla pari che, però, nulla da in cambio. E tale situazione, unita al dimezzamento del potere di acquisto dei cittadini, scaturito a seguito del passaggio dalla lira all'euro, sta facendo impoverire il paese e la media e piccola borghesia, un tempo classe agiata della nostra società, sta diventando la nuova classe di povertà. La tassazione fondamentale e più gravosa si divide in due imposte: l'imposta sul reddito (IRPEF) e quella che si paga in concomitanza degli acquisti della maggior parte dei beni e servizi (IVA). La prima, riduce il guadagno netto di ciascun lavoratore, ossia quello che effettivamente si riesce a portare a casa mentre la seconda, di fatto, aumenta il prezzo di ciò che acquistiamo. Accanto a queste due imposte, ce ne sono una miriade che completano (...e complicano...) il quadro: le addizionali regionali e comunali dell'IRPEF (dei cui aumenti ringraziamo sentitamente la politica federalista voluta dalla Lega!) e le altre tasse locali, quali la tassa di smaltimento rifiuti, quelle sulla casa (IMU o TASI che sia). Inutile dire che ad ogni taglio imposto agli enti locali dal governo nazionale, c'è il corrispondente aumento delle imposte locali. Per dirla in maniera semplice, i tagli a Regioni e Comuni li pagano i cittadini due volte: direttamente, con gli aumenti dei tributi locali ed indirettamente con la riduzione di servizi spesso fondamentali per la comunità locale! Che dire poi della miriade di tasse, censi e accise che fanno quadruplicare il prezzo della benzina? E' bene notare che gli aumenti del prezzo del carburante oltre a costarci di più ogni qualvolta ci fermiamo dal benzinaio per il rifornimento, fanno aumentare anche i costi dei beni che acquistiamo, poiché le spese di trasporto delle merci risentono degli aumenti del prezzo del carburante ed incidono direttamente sul prezzo finale dei beni. Una riforma che dia un aiuto, una boccata di ossigeno ai cittadini, servirebbe come il pane e non c'è schieramento politico che non abbia pronunciato la promessa/slogan: bisogna abbassare le tasse. Si ma come? Questo nessuno lo ha mai svelato e chi ci ha provato, ha finito per illudere piuttosto che aiutare i contribuenti. E di quel poco che è stato fatto ne hanno beneficiato i soli contribuenti più agiati, che meno di tutti avevano bisogno di misure di aiuto. La cedolare secca, di fatto, ha ridotto di molto la tassazione sugli immobili concessi in affitto, mentre a fronte del taglio dell'IMU sulla prima casa (e parliamo di poche decine di euro risparmiate all'anno, niente di più!) è stata introdotta la TASI, praticamente una duplicazione della prima, con destinazione diversa. E per finire l'ultima chicca partorita dal governo Renzi che ha previsto il pagamento del canone Rai sulla prima bolletta utile dell'energia elettrica! In altri termini: o si paga il canone subito, oppure si stacca la corrente! In merito alla natura tributaria o meno del canone Rai, molto si è discusso e molto ci sarebbe da dire, ma non è questa la sede adatta. A mio avviso è solo una forma abusiva di finanziamento dei soliti interessi della politica, peraltro molto anacronistica! A prescindere da questo, il pagamento che un tempo era necessario per vedere i canali Rai, è diventato, nel tempo, una tassa sul possesso di almeno una televisione...come se non bastasse già l'IVA pagata al momento dell'acquisto! E proprio in questi giorni lo stanno trasformando, di fatto, in una tassa (o canone) sul possesso di un contatore dell'Enel! Passata in rassegna una piccola parte degli orrori con cui, nostro malgrado, siamo costretti a fare i conti, resta da capire se esiste qualche leva fiscale per dare una boccata di ossigeno alle famiglie.

UN ESEMPIO DI MANOVRA POSSIBILE

La Costituzione parla di capacità contributiva e l'ordinamento tributario italiano ha improntato tutto il sistema con riferimento al singolo contribuente. A mio modesto parere, non si può prescindere dal concetto di reddito familiare per riparametrare una più equa partecipazione alla spesa pubblica. In altri termini, occorrerebbe partire facendo riferimento al reddito complessivo del nucleo familiare (marito, moglie ed eventuale reddito di figli maggiorenni). Successivamente, bisognerebbe considerare il livello di spese che il nucleo familiare deve affrontare: numero di figli a carico, fitto o rata del mutuo per l'acquisto della casa familiare, spese mediche e veterinarie, eventuali spese inerenti a familiari portatori di handicap. Qualcosa di simile si è già cercato di fare, con l'indicatore della situazione reddituale, meglio conosciuto come ISEE ma, francamente, il risultato è solo un ibrido molto poco significativo. Un valido strumento per differenziare il carico tributario di ciascuna famiglia in maniera più equa potrebbe essere l'utilizzo delle detrazioni fiscali e una possibile manovra fiscale potrebbe far leva proprio su queste. La prima detrazione significativa potrebbe essere quella per ciascun figlio a carico, che aumenti in maniera proporzionale al numero dei figli (es: 100 € per un figlio, 200 € per due figli, 300 € per tre figli e così via...). Se a questa aggiungessimo qualche altra detrazione vera, concreta e senza limiti e franchigie, qualche risultato si potrebbe ottenere. Ad esempio, la detrazione in percentuale sull'intero importo degli interessi sul mutuo per l'acquisto della prima casa (senza il limite massimo di 4000 €), oppure sull'intera spesa per l'affitto della casa in cui vive la famiglia; una detrazione sulla spesa per la scuola dei figli (libri, tasse, materiale vario), la detrazione sulle spese mediche senza l'assurda franchigia di 129 € circa. Alla fine, ne siamo certi, ciascun contribuente o, per meglio dire seguendo il filo logico di questo discorso, ciascuna famiglia, si troverebbe con più soldi in tasca, che immancabilmente immetterebbe sul mercato, innescando un circuito economico virtuoso che potrebbe portarci fuori dalla stagnazione attuale. Con le sole detrazioni sull'IRPEF però, non si risolvono per intero i problemi, l'altro passo necessario da fare sarebbe quello di combattere l'inflazione, abbassando l'aliquota IVA, attualmente ferma al 22%. Si ma, come si coprirebbe questa manovra che, di fatto, ridurrebbe le entrate dello Stato. Banalmente: con la lotta all'evasione fiscale. Ma una lotta seria, capillare, fatta sul campo e non solo dietro segnalazioni oppure spremendo i malcapitati di turno. Per assurdo, riducendo le sanzioni tributarie, che oggi sono pari al 30% dell'imposta dovuta e non versata. Una sanzione del genere è una vera e propria esagerazione, una stangata altamente punitiva che si abbatte come una mannaia su coloro che vengono pizzicati in difetto. Per non sparare nel mucchio, è bene sottolineare che si può essere in difetto rispetto al fisco, per mero errore materiale, senza che vi sia dolo o intenzione di frodare. Se il controllo e la lotta all'evasione fiscale fosse condotto come la legge imporrebbe, sarebbe sufficiente una sanzione del 10/15% che risulterebbe più equa e meno punitiva. Per fare ciò, però, si dovrebbero dare una mossa i sindaci, che in qualità di ufficiali di governo sul territorio comunale hanno, tra gli altri, anche poteri di controllo e lotta all'evasione fiscale.. Il taglio sulle spese superflue poi, completerebbe il quadro a copertura della manovra fiscale ipotizzata in questa sede ma quelli dovrebbero essere fatti a livello alto e pertanto sarebbero davvero scomodi.

Il Segretario Comunale Montecatini Terme

            Riccardo Muni