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Un giovane che si droga è un giovane che non lotta.

I recenti fatti che hanno visto la scomparsa di due adolescenti per colpa del consumo di sostanze stupefacenti, hanno riportato alla ribalta il problema della droga nei giovani. Soprattutto negli ultimi tempi l’argomento ha bagnato il becco di molti giornalisti e presunti esperti nel settore, dalle cui bocche è uscito di tutto e di più; abbiamo tutti avuto modo di udire argomentazioni sconcertanti, atte ad incolpare la qualità della sostanza assunta, fino ad arrivare a proposte da capogiro, una su tutte: “educhiamo i nostri ragazzi a drogarsi consapevolmente”. Vediamo quindi di organizzare una seria analisi critica sull’argomento, cercando di individuare cause e conseguenze di questa assurda abitudine, la cui diffusione sembra stia crescendo tra gli adolescenti. Innanzitutto quando ci troviamo di fronte ad un problema di questo tipo dobbiamo domandarci: perché ci si droga? La risposta è sottesa tra questioni sociologiche e sociali, le quali meritano di essere meglio analizzate. Assistiamo nella società di oggi, ad una mancanza totale di “solidità”, e parimenti al tentativo ormai in stadio avanzato, di liquefare le poche solidità rimaste, ebbene in questa ormai fin troppo chiara modernità liquida, gli individui si trovano slegati, sconnessi, distanti ed estranei, in questo tipo di società, perfetta conseguenza del liberismo e del mondialismo, l'uomo non è più tale, bensì è considerabile una particella, un atomo in un substrato liquido. Come tale, egli cerca una stabilità, una situazione di equilibrio che possa rilassarlo, e soprattutto ritornando alla prassi, che possa alienare momentaneamente le preoccupazioni e i problemi di una vita che non da quello che aveva promesso. La colpevolezza di questa disgregazione dei legami comunitari, deve per forza di cose essere attribuita al liberismo; un sistema economico sociale che spinge l'uomo al cannibalismo economico e all'individualismo materialistico, che annienta la comunità poiché incentiva la prevalenza dell'interesse privato rispetto a quello collettivo, il liberismo è la causa principale di questa liquida modernità, il liberismo è “l'anticristo” della società, in quanto la distrugge, annientando i nuclei comunitari, dalle famiglie alle aggregazioni di ogni tipo.  L'uomo forse per sua natura, (giacché si possa definire con esattezza una natura umana), ha bisogno della società, ha bisogno di comunità, al pari di aria, acqua e luce; ne ha bisogno poiché molto semplicemente un'assenza di società corrisponde ad un eccesso di libertà, e troppa libertà significa anche troppa responsabilità, quindi in termini sociologici l'equilibrio si cela nell'esistenza della società, ovvero là dove vi è la cessione di parte della libertà individuale, in favore del benessere della collettività. Nella Storia mai è stata raggiunta una situazione simile a quella odierna, nella quale la comunità e quindi la società appare distrutta e disgregata a tal punto, che rimangono in piedi solo deboli istituzioni che si fingono Stato. In questa giungla di iene e di lupi, i nostri ragazzi privati spesso di una famiglia ben solida e presente, privati di un'educazione scolastica valida, senza certezze materiali e spirituali, si trovano a sbandare trasportati dalle frenesie del momento, e spesso a fuggire la realtà abbrutendo le loro vite, nei peggiori vizi o comportamenti conosciuti. L'atto di drogarsi, è soltanto uno dei tanti modi che i ragazzi cercano per colmare dei vuoti esistenziali tipici di chi è cresciuto in un ambiente difficoltoso, in famiglie inesistenti o litigiose, di chi è cresciuto senza possibilità alcuna, oppure di chi è cresciuto in gabbie dorate. Non dobbiamo differenziare l'uso-abuso di droga a seconda del ceto sociale di appartenenza del drogato; è vero che nella classe alta l'utilizzo di sostanze appare mosso forse più da vizio che da necessità di fuggire il presente, ma il concetto di fondo rimane lo stesso, ovvero: la mancanza di certezze, dovuta all'eccesso di possibilità o al difetto delle stesse, causa sempre e comunque, in una società senza appigli validi e solidità di alcun genere, una voglia estrema di dimenticarsi della realtà, di fuggirla, di abbrutire la propria vita con qualcosa che distolga la mente dalla sofferenza psicologica. Il “drogarsi” quindi, non deriva da altro che dalla procrastinazione infinita e abituale, di un malessere esistenziale diffuso. Una moda quindi che va assolutamente fermata, il cui sviluppo in aumento, avrà altrimenti, e sta avendo, conseguenze disastrose; appare chiaro infatti che generazioni di “drogati”, o comunque di assuefatti da sostanze di vario tipo, non saranno capaci di partecipare attivamente alla vita della società, e alla vita intellettuale ampiamente concepita. Generazioni di “non pensanti” busseranno alle porte del mondo, senza avere nessuna capacità di ambientarvisi, persone di questo tipo, saranno in poche parole altre pedine da aggiungere al gregge, pretestuosamente diretto e guidato da un sistema edonistico e materialistico. Persone quindi il quale agire pedissequamente al sistema, contribuirà e sta contribuendo a creare una spirale fatale senza via d’uscita, “un cane che si morde la coda” insomma, poiché in assenza di un certo tipo di società, contestualizzando il tutto nell’agone della modernità, un problema del genere non è risolvibile. La soluzione quindi, a mio avviso si palesa là dove esiste una causa e una conseguenza al problema ovvero; abbiamo detto precedentemente che il “drogarsi” è soltanto uno dei tanti modi per fuggire e/o procrastinare un malessere esistenziale diffuso nella società di oggi, abbiamo altresì asserito che l’assenza della società è una perfetta traduzione dello svilimento del concetto di comunità, e della creazione di un mondo di individui, assuefatti non solo da sostanze, ma dall’ideologia liberista, che individualizza il mondo, e uccide la comunità. La soluzione quindi, è ricostruire uno Stato forte e presente, che diriga e organizzi la vita del popolo, grazie al quale nella storia, esso si è costituito Nazione, e per l’assenza del quale oggi esso sta morendo di modernità. La via d’uscita che potrà permettere ai nostri ragazzi di liberarsi dal giogo delle sostanze stupefacenti, è la stessa che permetterà ai popoli oppressi dal liberismo e dall’imperialismo di spezzare le proprie catene, ovvero la ricostruzione di un’educazione profonda, di una ideologizzazione delle masse, che si basi sul rispetto e sulla valorizzazione della vita, sulla gioia del lavoro, sulla disciplina, sulla cultura, sull’esaltazione del concetto di comunità e quindi, sulla sacralità sociale e spirituale della famiglia e della Patria. Soltanto così sarà possibile instillare il germe della ribellione nelle giovani generazioni, le quali devono ben capire che è il loro futuro ad essere sotto attacco, devono comprendere che è la libertà della loro comunità di popolo, della loro Patria, ad essere preclusa. Ancora una volta il Fronte Nazionale, non si tira indietro riguardo le sfide più dure, e ancora una volta dimostra di aver compreso fino in fondo quale sia il problema e quale la soluzione. Quindi giovani tutti, non esitate, non aspettate la chiamata alle urne, una croce su una scheda non vi fa liberi, partecipate! Per voi stessi come uomini futuri, e per la vostra gente, ricordate bene: un giovane che si droga è un giovane che non lotta.
Andrea Brizzi