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Sul “bike sharing” di Montecatini Terme

L’Italia è diventata ormai il paese dei sordi,  muti e ciechi. Non parliamo di picchi nella richiesta di pensioni di invalidità, bensì oggi ci occupiamo di come coloro che gestiscono il denaro pubblico agiscano nel più totale disinteresse, in un paese in cui i cittadini sembrano ormai inebetiti e impotenti rispetto ai comportamenti sconcertanti  dei gestori della “cosa pubblica”, comportamenti che spesso sono  oggetto di controlli e di indagini da parte della magistratura e degli organi di polizia. Che le classi sociali fonti dell’approvvigionamento di denaro pubblico siano per la stragrande maggioranza le classi deboli in cui è entrata quella ex classe media,  una volta colonna portante di questo paese e ora sull’orlo del baratro, oramai  lo sanno anche i sassi. Tranne invece coloro, e sono purtroppo tanti, che hanno perso volontariamente il contatto con la realtà sociale ed economica di questo paese, appunto, i “finti” sordi, muti e ciechi. Sia chiaro, non parliamo solo della casta e dei gestori di enti pubblici, ma anche, purtroppo, di una parte di noi contribuenti. Oggi parliamo del “bike sharing” di Montecatini Terme. Mi vengono i brividi, da italiano di diverse generazioni, usare tali termini di stile anglofono che ormai la fanno da padrone (è proprio il caso di dirlo), spesso nella bocca di arroganti e presunti detentori di una cultura (o meglio sotto cultura) che vuole vincente il cosiddetto “mondialismo”,  sodomizzatore di  secoli di cultura italica. Bene, chiamiamola allora “compartercipazione della bicicletta”. Prima di occuparmi più approfonditamente di questo argomento, ero convinto, da idealista ingenuo e rispettoso del denaro altrui, che questa “compartecipazione della bicicletta” fosse stata oggetto di interesse e di fattibilità dal comune della mia sempre più decadente città, a costo quasi zero per la comunità. Ebbene si, ci casco spesso anch’io e qualche volta mi trovo tra quei  sordi, muti e ciechi che non si accorgono della follia che sta pervadendo il nostro paese.  A Roma, città da dove provengo, la chiamano “fregola”, tradotto: impellente ansia del dover fare qualcosa subito, che può sfociare in fenomeni strani come il prudere delle mani, tic, sudorazione, pallore  e, detto tra noi, in conseguenti “cappelle madornali”, delle quali ti potresti pentire per tutta la vita.  La “Fregola”, in questo caso, di dover sorprendere la comunità spendendo e spandendo denaro pubblico in imprese quanto meno discutibili dal punto di vista razionale e pratico, e passare quindi da colui che “salva la città” e la libera dall’inquinamento, diventando paladini “ecologici” e  trasformando la nostra città in  “green e smart”, come ha detto recentemente uno dei nostri  assessori  in carica (inglesismo docet). Sia mai un giorno, a questi “salvatori della patria”, magari, decidano di dedicargli anche qualche via (via l’assessore, via il politico … come diceva un comico romano, concedetemi un po’ di sana goliardia). Ma torniamo alle terre di Toscana. Infatti scopro che per questo colpo di “genio” che passa per certe capocce di questo “creativo” paese che è l’Italia, si sono spesi circa Euro 600.000,00 (qualcuno dice Euro 800.000,00 ma non ho la fonte cartacea  e perciò mi limito a quelle in mio possesso), oltre costi gestionali annuali (fonte articoli de La Nazione e Il Tirreno); tutto questo, per gentile concessione della regione Toscana. Avete capito bene, euro 600.000,00 (seicentomila) che al cambio con la lira fanno Lire 1.161.762.000 (un miliardo centosessantuno milioni e settecentosessantaduemila).  Tutto questo per “fornire” di 105 biciclette di proprietà pubblica alcune postazioni dove la gente  dovrebbe pagare circa euro 40,00 l’anno oppure 10 Euro al mese per  entrare in possesso di una card,  che deve usare tutte le volte che vuole spostarsi  per Montecatini in bicicletta;  sia chiaro, riportando le stesse biciclette nelle postazioni di ricarica situate in varie zone della città, magari a diverse centinaia di metri dalla propria residenza ...  Dice “si, però sono quelle biciclette tecnologiche che devi pedalare poco e loro vanno lo stesso” (tanto per capirci, si chiamano biciclette elettriche a pedalata assistita). Ecco, neanche ci vogliono far fare un po’ di moto in bicicletta, sia mai si smaltisca quell’adipe e quel torpore che spesso ci annebbia la panza e il cervello e ci rende sempre più  sordi,  muti e ciechi a noi poveri contribuenti “termali”. Sia mai ci dovessimo svegliare e accorgere di quello che ci sta accadendo intorno. Non ci vuole molto per capire che in una realtà economica e sociale come Montecatini, tale iniziativa, che parte con il nobile scopo di ridurre il traffico veicolare della nostra città, sarebbe andata incontro al fallimento e non solo per il dislivello di una parte della città che rende problematico e faticoso all’utente medio girare in bicicletta.  Per ridurre il traffico “auto” in città basterebbe ridisegnare i divieti di transito in certe vie che ti obbligano a fare un chilometro di strada per giungere in un posto distante  80 metri in linea d’aria, per colpa di bislacchi segnali stradali; questi provvedimenti avrebbero costi comprensibilmente limitatissimi per la comunità. Dice (si, perché c’è sempre qualcuno che dice …), “ma ancora è presto per giudicare”. Sarà, ma la foto che accompagna questo articolo la dice lunga (postazione vuota e non operativa ormai da 3 mesi), e quella foto la dovete moltiplicare per undici, tali sono le postazioni “bicicletta” sparse per la città. Voglio rischiare e metterci la faccia (tanto “vinci facile”, come dice un noto slogan pubblicitario). Se il buongiorno si vede dal mattino, questa sarà l’ennesima pagina di sprechi di denaro pubblico gettato al vento, in un paese come Montecatini in cui i sordi, muti e ciechi ci stanno portando all’auto annientamento economico e sociale. In questo contesto, sta a noi cittadini non farsi coinvolgere e ascoltare attentamente con le orecchie, parlare con la bocca con coraggio ed aprire gli occhi, per non diventare come loro.
Il Segretario Provinciale di Pistoia Paolo Buchetti.