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Anche la Polonia si schiera con l'inarrestabile marcia contro l'Euro

In Polonia, come previsto, le presidenziali sono state vinte dal nazionalista Duda, il capo del partito Diritto e Giustizia (PiS) che ha sconfitto il presidente in carica, Bronislaw Komorowski, esponente di PO (Piattaforma dei cittadini, i centristi liberal europeisti al governo dal 2007.
Ha vinto al grido di "portiamo Budapest a Varsavia", cioè applaudendo al premier antieuropeo e filorusso Viktor Orbàn, che ha sfidato e cacciato via i poteri forti, denunciando il nuovo ordine mondiale e lottando per la sovranità del proprio paese: l’Ungheria. È una luce nel buio Viktor Orbán, che ha dichiarato di “aver respinto gli attacchi ed aver dato qualche botta ai piagnoni del Parlamento Europeo”; è una luce nel buio, per la sua lotta contro le multinazionali e le banche straniere, colpevoli di essere “lo strumento mediante il quale gli ungheresi si impoveriscono, a favore dei poteri forti europei al cui vertice si trova la finanza USA” (a cui Orbán dà la colpa di “tentare in ogni modo di impedire ad altri paesi di mettersi al passo economicamente”).
Il nuovo Presidente della Polonia Duda ha difeso a spada tratta i disoccupati, delle campagne, dei molti occupati precari, esclusi o marginalizzati. E non a caso soprattutto tra i giovani, col 60,8 per cento dei consensi, è stata forte la vittoria del PiS. Priva di una sinistra vuota di progetti e idee sociali ormai preda del liberismo economico filoamericano, la leadership liberal ha perso inevitabilmente il paese.
"E'un cambiamento radicale, e sarà ancora più radicale se i nazionalisti vinceranno anche alle politiche. Dalle prossime ore, alla sfida dello Stato islamico a Palmira e alla paura di un default greco e di un'uscita volontaria britannica dalla Ue la vittoria di Duda si aggiunge agli incubi dell'Europa agli ordini e al servizio della grande finanza. La marcia nazionalista per l'Europa da Brest a Vladivostock è ormai inarrestabile, anche contro tutti i tentativi degli Stati Uniti di destabilizzare il continente europeo con le rivoluzioni arancioni finanziate dal magnate Soros, in funzione anti-Putin.

Nunzio Brigandì