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Con Marino Roma ha conquistato un primato: capitale della criminalità

Secondo uno studio del Censis, il noto Istituo di ricerca, Roma negli ultimi tre anni è l’indiscussa capitale dei furti e del borseggio con (+75% negli ultimi tre anni), e piazza dello spaccio (+43%). Stranamente i tre anni da quando Marino è sindaco, con buona pace dei suoi proclami sulla sicurezza.
E nel frattempo, in maniera direttamente proporzionale, cresce l’insicurezza dei cittadini. Stilata la mappa della paura, abbiamo al primo posto il quartiere Esquilino, dove l'invasione extracomunitaria ha trovato il suo habitat perfetto e sotto l'ala protettrice dell'amministrazione sinistra e sinistrata. Poi abbiamo i dintorni della stazione Termini, Tiburtina e Ostiense. Alla metro l’indiscusso primato di luogo pericoloso soprattutto per le donne, dove imperversano nugoli di zingari amati e coccolati dal nostro sindaco.
E ancora – secondo il Censis – raccontano una insicurezza crescente in strada, nelle piazze e nei luoghi pubblici della capitale, una pericolosa deriva di micro-illegalità diffusa in maniera capillare che semina insicurezza tra i cittadini. E non mancano forme di illegalità di nicchia più alta, con i furti di opere d’arte e materiale archeologico aumentati del 38,9% negli ultimi tre anni. I dati provvisori riferiti ai primi nove mesi del 2014 segnalano per Roma una riduzione dei reati complessivi (-6,6%), ma non dei borseggi, che anzi continuano ad aumentare (+18,2%), né delle rapine negli esercizi commerciali (+14%).
Invece in vista del del Giubileo è il terrorismo internazionale la minaccia globale che preoccupa principalmente i romani. Fa paura al 43% dei cittadini, più della crisi economica internazionale (39%), dei rischi climatici che potrebbero causare catastrofi naturali (34,8%), delle guerre legate alle diversità religiose e culturali (26,7%), della perdita di competitività della città (21%), delle ondate migratorie provenienti dai Paesi poveri o dai teatri di guerra (19,9%), del ritorno di malattie un tempo debellate o endemiche (15,5%).
Cifre inquietanti. Grazie Marino!