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CRI: undicesima puntata della telenovela di stato

Il corso della “orrenda” privatizzazione è costellata di grandi colpi di scena, all’interno di uno scontro, ormai molto acceso, fra la dirigenza ed i Lavoratori, laddove torna ad essere fagocitata, ai danni di questi ultimi, una conflittualità che si traduce, di fatto, in una anacronistica contrapposizione di “classi”, superata nell’immaginario comune, travolta ed archiviata nel contesto dello sviluppo di una pseudo “società civile” che avrebbe dovuto sancire l’epoca del dialogo, ma che, come si evince dai fatti, è ancora una chimera.
Tutto ciò non è oltraggioso solo nei riguardi della storia, ma della Giustizia, della realtà e, soprattutto, del comune senso della morale.
Già, perché tentare di soffocare la verità, continuando maldestramente a camuffare fatti a dir poco disdicevoli ed ormai conclamati, a suon di querele, minacce, insulti , ci induce a delineare intorno all’autore, padre e padrone, la figura del perdente che , con le spalle al muro, null’altro si trova a poter fare se non attaccare, non col coraggio che a pochi appartiene, ma con l’arroganza dell’egocentrico isterico e come ultimo e strenuo atto di difesa di una posizione indifendibile.
Dobbiamo osservare che con la grande manifestazione dei Lavoratori C.R.I., finalmente, si è destabilizzato il sistema gerarchico-centrico all’interno del quale il “potere” si è a lungo difeso e preservato, autoalimentandosi. E quel giorno, il declino dello “stile” e dell’etica, già in corso, si è compiuto definitivamente.

Doveri? Sì, ma anche diritti, quei diritti che, oggi, a valle di un impeto di coraggiosa autodeterminazione e proprio con la manifestazione dello scorso Febbraio, i Lavoratori hanno finalmente rivendicato, con un gesto che va al di là del simbolico ed entra nella sfera etico/spirituale che proprio al Lavoro, come strumento di affermazione della dignità dell’uomo, dovrebbe appartenere, in risposta all’anacronistica onnipotente dittatura che fino ad oggi sono stati costretti a subire, come un ricatto.
Incredibilmente in questo contesto si continua a tacere riguardo non solo le denunce rivolte da quei Lavoratori all’Ente, molte ancora in corso ed in buona misura sentenziate a favore di questi ultimi a sancire che le illegalità sono state davvero perpetrate dall’Ente “furbetto” ai loro danni, ma soprattutto le querele per gravissime diffamazione, già rivolte proprio a quel padre e padrone che oggi minaccia, da chi, in questa esemplare battaglia di Legalità e Giustizia, ha deciso da tempo davvero di metterci la faccia.
Una su tutte, emblematica, la querela del Capitano Mario Martinez, in Sicilia, che, pur avendo visto sancire dal T.A.R. Lazio e finanche dal Consiglio di Stato il suo diritto ad essere richiamato in servizio secondo le normative previste, ha continuato a vedere calpestati i suoi diritti da un sistema al quale è stato concesso persino di non rispettare nemmeno le sentenze ad esso sfavorevoli : nel silenzio assordante di una Nazione intera, troppo rivolta all’economicismo sfrenato, sorda e cieca ormai rispetto al profondo dei “valori” e dell’uomo, le sue tragedie, i suoi sentimenti, le sue passioni, i suoi DIRITTI.
Il Capitano Mario Martinez, dopo la citata sentenza in suo favore, è stato anche vittima di presunta diffamazione proprio da parte di quel padre e padrone, maggior esponente di quel sistema che, prima, ha calpestato i suoi diritti, nello strenuo tentativo di imporsi al di là ed al di sopra della Legge, e poi lo ha accusato di appartenere proprio a quel sistema clientelare i cui protagonisti, quelli veri!, sappiamo bene che risiedono altrove.
Questa vicenda purtroppo non è che la punta di un iceberg, all’interno del quale convivono ingiustizie, vessazioni e commissariamenti di obiettori che, al contrario di altri, possiedono ancora una coscienza.
Orbene, il Capitano Mario Martinez sembrerebbe avere ottenuto il rinvio a giudizio del responsabile della diffamazione subita: il tempo corre, forse quello della Giustizia un po’ meno, ma nonostante rinvii ed astuzie vogliamo credere, ancora e nonostante tutto, che Giustizia sarà fatta.
La mia solidarietà è rivolta ai vari Capitano Mario Martinez, ai vari Presidenti Leonardo Caracciolo, ai giornalisti del “Quotidiano Italiano” di Bari, a tutti coloro che sono stati minacciati di querela solo per aver esercitato il proprio diritto di espressione su FB, ai Lavoratori che, nel costosissimo caos di questa privatizzazione avvenuta solo a metà, si sono visti sostituire, nei propri incarichi, da “interinali”, assunti ad aggravare un bilancio già pesante, ed oggi trascorrono le giornate lavorative sui corridoi, elemosinando una sedia e “qualcosa da fare”, nel vano, purtroppo, tentativo di salvare quella dignità di Lavoratori, che questo sistema sta ancora reprimendo.
Chissà se questi costi sono stati considerati nei conti che indussero quei politicanti da strapazzo, di centro-destra e centro-sinistra, a firmare questa privatizzazione, durante il governo Monti, nell’affannosa quanto disordinata ricerca di fantomatici risparmi…. sulla pelle dei Lavoratori.
Ma quanto vale, per questa gente, l’UOMO?

Simona Bossi
Segretario Regionale del Lazio Fronte Nazionale