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Buon 2015 alla Croce Rossa Italiana ed al suo "grande capo e padrone"

Il 2015 che si avvicina sarà per tutti noi un anno di battaglie. Già, la proroga di 2 anni della orrenda privatizzazione della CRI a questo dovrà servire ed a null’altro.
Dovrà servire a far sentire la voce dei giusti contro coloro, il “grande capo e padrone” in testa, che remano contro i diritti di lavoratori che, forse, ritengono impotenti.
Dovrà servire a tutelare una realtà SOCIALE, quella della CRI, da una ingiusta privatizzazione che mercifica sulla vita del Popolo Italiano.
Dovrà servire affinché la verità abbia vittoria sull’arroganza di coloro che  pensano di mettere a tacere chi combatte per i propri diritti e per i diritti di una Nazione intera, vessata dalla malapolitica e dai piccoli e grandi affaristi che le orbitano intorno, mafiosi e non.
Dovrà servire affinché la giustizia prevalga e, perciò, qualche riflessione sul passato, utile a gettare solide basi per il futuro, è imprescindibile.
Ho letto con attenzione, in questi giorni,  le considerazioni pubblicate sui gruppi Facebook dei dipendenti di CRI, ho seguito le notizie di cronaca, ho sentito blaterare a lungo molti politicanti da 4 soldi che con grande maestria hanno cambiato bandiera in questi 2 anni, ergendosi oggi a paladini dei lavoratori dopo essere stati artefici del destino che sta travolgendo questi ultimi: ciò che non posso esimermi dall’osservare, oggi, umilmente,  è, sopra a tutto, l’ipocrisia di un “grande capo e padrone”, di cui qualcuno ancora tesse le lodi forse per salvaguardare qualche piccolo vantaggio personale, nel rallegrarsi di questa proroga, dopo avere strenuamente difeso la privatizzazione di cui, innegabilmente, è stato principale artefice.
Costui evidentemente ritiene che i suoi subordinati e coloro che, dall’esterno, hanno approfondito le vicende di questi ultimi anni che portano la sua firma, abbiano dimenticato ma, ahimé, non è così!
Nello stilare il resoconto di un anno difficile, che sta per volgere al fine, e PER NON DIMENTICARE, ritengo perciò sia utile citare alcuni “ricordi” (verità ?), scomodi, che fino ad oggi sono stati nascosti, come la polvere sotto il tappeto, nella speranza dell’oblio.
Mentre nel 2012 un governo illegittimo con la guida di Monti, nominato e NON eletto e col consenso del centro destra e del centro sinistra, varava l’orrenda privatizzazione della CRI (insieme ai voltagabbana di cui sopra), mentre si sceglieva di immolare i lavoratori sull’altare di ipotetici risparmi che avrebbero dovuto salvare l’Italia dal baratro, mentre si consumavano i loschi, e ben più costosi per la Comunità, “affari” della “mafia Capitolina”, solo recentemente e, ritengo, solo in parte svelati, all’interno della CRI si consumavano, pare, scelte che definire inspiegabili sarebbe un eufemismo.
Si direbbe, infatti, che:
 
Nel 2008 o 2009 venisse rescisso, in anticipo, il contratto del Direttore Generale, liquidandogli contestualmente l’intera cifra spettantegli per i restanti anni contrattuali sottoscritti nella misura di, pare, svariate centinaia di migliaia di euro, e fosse assunta una nuova Direttrice Generale al suo posto, raddoppiando così la spesa....e non si parla di spicci! Come se ciò non bastasse pare che la dirigente assunta in sostituzione, essendo in stato di gravidanza e vantando tutti i leciti diritti legati a questo stato, si assentasse, e giustamente, per circa un anno, creando di fatto un vuoto nella dirigenza del servizio per tutto quel periodo. RISULTATO: la Direzione Generale sarebbe costata il doppio di quanto avrebbe dovuto e la dirigenza del servizio sarebbe rimasta vacante. Costi ingiustificabili.
Negli ultimi anni sarebbero state formalizzate svariate assunzioni di personale amministrativo, in particolare nell’organico del Comitato Centrale, che avrebbero potuto essere assorbite dal personale già disponibile. Pare che finanche un autista, si dice proprio quello del Presidente!, sia stato oggetto di trasferimento da altro Ente Statale, a scapito della disponibilità di figure professionali analoghe più che disponibili nell’organico della CRI. Pare, inoltre, che a costui sia stata concessa la patente, necessaria allo scopo, attraverso discutibili scorciatoie. RISULTATO: doppio costo ingiustificabile.
Nel 2014, che volge al declino, pare che sia stato indebitamente sottratto (RUBATO!) il rame della copertura dell’autoparco centrale di via Pacinotti, dove le figure di “sorveglianti/capiposto” erano state rimosse, dal dirigente responsabile, come risultato delle prime applicazione normative contenute nel 178/12 e reinseriti altrove con nuove mansioni. Pare altresì che le citate figure professionali, successivamente al “furto”, siano state ripristinate…..peccato che “i buoi erano già scappati”! RISULTATO: scelta economicamente e managerialmente discutibile, vista la prevedibilità degli eventi.
Pare che nel 2012 o 2013 oltre 10 (forse 18?) impiegati siano stati  trasferiti dal Comitato Provinciale CRI di Roma, verso il Comitato Regionale CRI Lazio e/o il Comitato Centrale CRI, causa “esubero”, ma, praticamente il giorno dopo,  7 persone, quasi completamente provenienti dalle fila dei volontari di Roma,  siano state assunte ex novo con “incarichi amministrativi” attraverso agenzia interinale. RISULTATO: doppio costo ingiustificabile.
Nel 2012 venne affidata la gestione del C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto ad azienda privata, a fronte di gara d’appalto. Trascurando gli scandali legati alla mafia Capitolina che stanno travolgendo anche questo appalto, di fatto i dipendenti di CRI che in loco operavano vennero trasferiti ad altro incarico, rimanendo ovviamente in forza ed in carico ai costi dell’Ente CRI (Stato), mentre la gestione del Centro Accoglienza continuò ad essere pagata all’azienda subentrante, gravando, così, attraverso nuove voci, sul bilancio della Nazione. Fatti, questi, da moltiplicarsi per tutti i Centri Accoglienza italiani passati a gestione privata in questi anni. RISULTATO: doppio costo ingiustificabile
Pare che nel 2010 o 2011 gli infermieri degli ambulatori di Roma, quasi tutti alla soglia del pensionamento, residenti a decine di chilometri di distanza dalla nuova sede di lavoro e ritenuti in perdita rispetto alle prestazioni erogate, siano stati trasferiti al C.A.R.A. di  Castelnuovo di Porto, dove raramente si presentarono in servizio, mettendo in condizione la direzione del Centro di avvalersi di una Cooperativa esterna alla CRI (!?!?) per lo svolgimento dei servizi essenziali e lasciandosi alle spalle un vuoto assistenziale incolmato nella Capitale. RISULTATO: doppio costo ingiustificabile.
Finché il C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto è rimasto in gestione alla CRI pare che numerose figure professionali fossero state assunte, a supporto dei dipendenti di CRI ed ove necessario, con contratti “ad obiettivo”, piuttosto che “ad ore”, col risultato che alcuni di costoro, pare, pur essendo remunerati, solo raramente, ed in qualche caso mai, si siano di fatto presentati sul posto di lavoro, pesando sui carichi di lavoro di coloro che non potevano esimersi dal “timbrare” il cartellino e che se la sono, comunque, pare, cavata egregiamente. RISULTATO: doppio costo ingiustificabile.
 
Premesso che i “fannulloni” devono essere messi in condizione di non potersi esimere dal lavorare, non dobbiamo e non possiamo trascurare che taluni di questi cosiddetti “fannulloni” si direbbero, pare, rientrare in casistiche riconducibili sempre alla mala gestione della dirigenza, che per anni avrebbe trasferito personale da un ufficio all’altro senza senso e senza riassegnare mansioni, tenendo i citati dipendenti sui corridoi per mesi e pagando loro (con i soldi degli Italiani e, forse, per lasciare il posto a chi DOVEVA averlo!) stipendi inutili che, senza difficoltà, avrebbero potuto diventare proficui.
 
Ciò detto, se i fatti citati fossero veri, mi verrebbe da chiedere:
Come è possibile che anziché privatizzare un Ente a scopo SOCIALE, come la CRI, rincorrendo risparmi che rappresentano una contraddizione, concettuale ed implicita, rispetto alla politica  SOCIALE che una Nazione civile dovrebbe perseguire, non venga promossa alcuna politica interna di ottimizzazione, volta a contenere i costi?
Come è possibile che, oggi, si additino i lavoratori, in lotta per i propri diritti, invitandoli a “farsi una vita, una fidanzata, qualcosa di bello, insomma una vita migliore di quella su fb, senza pijavvela”, fingendo di non sapere che detti lavoratori rischiano di perdere il fulcro della vita: il LAVORO.
Come si può accusare i lavoratori di essere gli artefici unici di questo triste ed inevitabile destino, adducendo che il loro lassismo, superficialità, trascuratezza  abbiano sostanzialmente contribuito a realizzarlo, nel momento stesso in cui i dirigenti non si può certo dire che abbiano dato il  buon esempio, soprattutto considerate le scelte da costoro perpetrate, nonché le loro responsabilità e retribuzioni rispetto a coloro che oggi vengono additati! Questo atteggiamento mi ricorda tanto quello di un noto Comandante di una nave da crociera recentemente affondata nelle acque dell’isola del Giglio che, dopo aver (direttamente o indirettamente) provocato la morte di 32 persone, durante il processo continua, pateticamente, a gettare discredito a destra e manca per salvarsi la pelle, trascurando che il Comandante era lui….onori (compensi!) ed oneri!
 
Non sarebbe stato meglio promuovere la verità,  considerare la CRI per ciò che è: un  Ente rivolto al SOCIALE, degno di un Paese civile, rivolto ai bisognosi, i malati, i diversamente abili e senza scopo di lucro? Promuovendo, sì, una politica manageriale di contenimento costi, rispettando ed incentivando la meritocrazia, emarginando i fannulloni (a patto che ce ne fossero e che ce ne siano!).
Insomma, se tutti i fatti citati fossero veri sarebbe gravissimo, forse titolo sufficiente per rimettere in gioco la partita, ma è vero? Ai posteri l’ardua sentenza! Poi una mano, ai posteri, non mancherà sicuramente chi coraggiosamente e caparbiamente saprà dargliela!
 
In conclusione vorrei rassicurare il “grande capo e padrone”, dimostratosi anche generoso elargitore di “buoni consigli”, in merito al fatto che personalmente non rientro fra coloro che non hanno altri interessi nella vita, anzi fra i miei principali interessi, al di là di quelli privati che, posso assicurare, sono tutt’altro che trascurabili!, rientrano proprio la GIUSTIZIA, il BENE COMUNE, lo STATO SOCIALE. Se costui non dovesse ritenersi soddisfatto, non avrà difficoltà ad assumere altre notizie sul mio conto: www.simonabossi.it  / www.indifesadiabele.org.
 
Saluti a lei, “grande capo e padrone”, con la speranza che abbia apprezzato il mio “livello di conoscenza della lingua Italiana”,  ed affettuosi auguri a tutti i dipendenti che, sono certa, non hanno e non avranno difficoltà alcuna a guardarsi allo specchio, al contrario di altri: invidiabili vero?  Meno male che personalmente appartengo a coloro che si guardano allo specchio con rispetto ed ammirazione ”fattene una ragione, non te la pijà!”.
                                                                                                   
 
Simona Bossi
Segretario Regionale del Lazio Fronte Nazionale