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Ci criminalizzano, tartassano e ci portano al suicidio per pochi euro e lasciano che i capitalisti italiani evadano le tasse a norma di legge, sotto la protezione di JUNKER

MALEDIZIONE, UNA NOTIZIA!

Arriva lo scandalo Luxleaks: migliaia di documenti riservati rivelano che oltre 300 multinazionali hanno approfittato del regime fiscale favorevole del Lussemburgo, guidato per 18 anni dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, per eludere le tasse nei propri paesi. Tra i gruppi italiani figurano Finmeccanica, che sarebbe controllata dallo Stato (quello che ci chiede le tasse), Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca, Banca Sella, Banca delle Marche, Banca popolare dell’Emilia Romagna e il gruppo immobiliare Hines di Manfredi Catella (finanziatore del Pd renziano). Lo scandalo può costare la poltrona a Juncker, anche se al momento la cosa appare ancora improbabile.

Le 8 righe che avete appena letto, parentesi a parte, sono un modesto esempio di come si danno le notizie su internet. Vediamo invece cosa hanno combinato, con il loro grande spazio a disposizione, i giornaloni di carta stampata. Roba che, al confronto, la (non) copertura del caso Moncler-Report è grande informazione.
Il Corriere della Sera illude con un bel titolone centrale in prima pagina: “Fisco, si apre il caso Juncker”, ma dentro è un tomba. Nel pezzo portante, nel sottotitolo, si parla genericamente di centinaie di aziende e in tutto il pezzo ci sono soltanto i nomi di Amazon e Fiat Finance, che al momento pare non c’entrino con Luxleaks, ma sono già sotto inchiesta da parte di Bruxelles (p. 13). Si legge con trepidazione allora il sotto-pezzo di Mario Gerevini dal titolo accattivante: “Un paradiso fiscale in abito blu che attira clienti da tutto il mondo” e uno si chiede chi saranno i clienti italiani. Ma niente, si recuperano notizie di archivio su Luxottica, sulla scalata Telecom e su Tronchetti, ma non c’è una riga su Intesa, Unicredit, Finmeccanica e le altre banche. Cioè sulla notizia del giorno.
Repubblica non mette una riga in prima pagina (c’è da parlare degli scontrini e della “bomba d’acqua su Roma”, si capisce) e dedica pagina 8 alla vicenda. In tutta la titolazione non c’è traccia di multinazionali italiane. Se ne parla di sfuggita nella seconda colonna, dove sono citati Hines, Finmeccanica, Intesa e Unicredito: tutto in 9 righe.
Anche la Stampa di Torino non ritiene la notizia da prima pagina (non è la solita polemica Juncker-Renzi, che invece è roba forte) e se la cava con uno sciatto pezzullo nella parte bassa di pagina 6. Anche qui, nessun nome nella titolazione, ma nella penultima colonna, con qualche imbarazzo, si legge: “Comunque, nell’elenco dei ‘contrattualizzati’ appaiono anche nomi italiani, da Finmeccanica a Intesa Sanpaolo, passando per Banca Sella, il gruppo immobiliare Hines, poi Unicredit e Ubi Banca”. “Comunque” è meraviglioso.
Il Sole 24 Ore, che in fondo si occupa sempre di queste faccende, dedica un taglio basso in prima pagina (“Evasione fiscale, bufera su Juncker”) e dentro scodella un pezzullo in cui, nella titolazione, si parla genericamente di “sconti a oltre trecento società”. Nell’articolo, la curiosità cresce quando si parla di “31 società italiane o con attività in Italia”, ma nomi niente. Non sarebbe elegante.
Il Messaggero mette un colonnino in prima: “Bufera Juncker, il capo della Ue sotto accusa per il fisco facile”, a riprova che qualsiasi accenno ad aziende italiane coinvolte era giornalisticamente inopportuno. Poi dedica un pezzetto a pagina 11 in cui si rivanga la storia di Fiat e verso la fine si citano, in un elenco internazionale alla rinfusa, Unicredit, Intesa e Finmeccanica.
Il Giornale concede un richiamino in prima e a pagina 7 fa un titolo severo: “Juncker dava casa agli evasori fiscali”. E chi saranno mai questi “evasori fiscali”. E ce ne saranno di italiani, gente che conosciamo? Macchè, niente. Citata solo Fiat, che tanto non è più italiana.
Poi si lamentano che la gente cerca le notizie sul web.
Alla luce del Luxleaks, assume somma pregnanza la pubblicità a pagina 7 del Corriere di oggi: “Diamo credito all’Italia. Il sostegno di Intesa Sanpaolo ai progetti degli italiani”. Progetti in Italia o in Lussemburgo?
Fonte: Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota) per Dagospia