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Critica alla democrazia rappresentativa

Come in ogni analisi che si rispetti, non si può prescindere dalla definizione semantica chiara e precisa dell'argomento cui si vuol esporre. La democrazia rappresentativa è una forma di governo nella quale gli "aventi diritto" eleggono i loro rappresentanti, che sono -per così dire- ingaggiati dal volgo, per far sì che la volontà popolare diventi atto di governo. Questo tipo di democrazia è il regime politico più comune nei paesi occidentali e liberal-liberisti, grazie ad essa gli sfruttatori moderni, illudono il popolo della libertà di scegliere, il quale inesorabilmente prosegue il suo cammino verso la sconfitta del pensiero e la schiavizzazione di sé stesso. Per essere più chiaro dirò; nella democrazia rappresentativa esiste un vero e proprio "affitto" della sovranità popolare, la quale viene data in concessione ai rappresentanti, detti parlamentari, in cambio di spicciole libertà individuali e materialistiche. Negli anni infatti, essa si è dimostrata l’arma nascosta del sistema, usata contro il popolo, per far sì che esso si controlli da solo. Analizzando però il suddetto sistema di governo, bisogna tracciare una linea immaginaria che attraversi trasversalmente la storia, e che ci aiuti a capire i legami tra liberismo e democrazia rappresentativa. Onde non essere frainteso è necessario dire che non intendo parlare di complotti; i dati a disposizione sono troppo vaghi per dimostrare la veridicità degli stessi, piuttosto credo che la storia sia costruita su fatti e conseguenze. Dunque prendendo come “fatto” l’impostazione liberista del mondo occidentale, è molto semplice individuarne le conseguenze. Il liberismo infatti è un sistema economico che si basa sulla privata iniziativa, sulla competizione tra uomini di una stessa società, di una stessa nazione. Si basa sull’ultraindividualismo, sul cannibalismo economico e sulla legge non del più forte, ma del più fortunato o del più furbo.

Il liberismo fa degli uomini, sporchi strumenti di produzione e nient’altro, manichini freddi che osservano silenziosi le inumane leggi del dio denaro. Esso annienta la religiosità della vita, e impone il culto del materialismo individualistico. Tale sistema porta inesorabilmente alla disgregazione non già delle famiglie, non già delle nazioni, ma di tutta la società umana. Non possiamo certo biasimare Sorel quando afferma: <<La democrazia è il Paese di Cuccagna sognato dai finanzieri senza scrupoli>>. Parlavo prima di “regime politico”, ebbene a questo punto è facilmente comprensibile che la democrazia parlamentare, associata ad un sistema liberista, il quale si porta dietro tutte le considerazione precedentemente analizzate, sia fatalmente condannata ad essere non più la traduzione esatta della volontà popolare, ma nettamente l’antitesi di sé stessa. <<La democrazia è un regime senza re, ma con moltissimi re talora più esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno.>> - Benito Mussolini. La storia ci sta dimostrando che l’intreccio pretestuoso della democrazia liberale e rappresentativa, con il liberismo economico, crea inesorabilmente lobby di potere, intercambiabili tra loro, ma sempre impegnate a far valere gli interessi di qualcuno in particolare piuttosto che di un altro. Poteri forti, gli stessi che oggi fanno leva sulla paura delle “dittature”, o per meglio dire dei sistemi totalitari, perché il popolo si stringa ancora più forte alla tanto amata “democrazia”, sempre più forte e ancora di più, verso l’oblio, verso il buio. I greci ci insegnano che democrazia significa etimologicamente “governo del popolo”; niente di più lontano dunque dalla odierna realtà delle cose. Ad oggi il trasferimento della sovranità popolare a rappresentanti scelti da uffici politici ampiamente discutibili, specialmente per quanto riguarda i partiti maggiori, rende il popolo non protagonista, ma schiavo del proprio sistema di governo. Se poi consideriamo che la democrazia è diventata negli anni anche arma vile di offesa morale, usata dai perbenisti “superdemocratici” e “pacifinti” al fine di conservare il loro posto sul trono, allora si può capire al meglio perché ogni sua possibile idea di rivisitazione, venga bocciata e tacciata di estremismo. La verità, per dirla con le parole di Rousseau è che: << La sovranità non può essere rappresentata per la medesima ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa o è diversa, non c'é una via di mezzo. I deputati del popolo non sono dunque, né possono essere, i suoi rappresentanti, ma soltanto i suoi commissari: non possono concludere nulla in maniera definitiva.>> Tuttavia, dopo una critica deve sempre esserci una “ricetta”, altrimenti si diventa inutili "bastian contrari" del nulla. Dirò quindi, che in sintesi i problemi della democrazia rappresentativa, non sono risolvibili, se il “vizio” del liberismo continua a sussistere nella odierna società. L’unico auspicio, è la creazione di una democrazia organica associata ad una Nazione socialista, che basi l’atto di governo non più sull’affarismo e il carrierismo di rappresentanti per niente legittimi, ma sulla diretta volontà del popolo, il quale essendo parte fondante la Nazione, è il solo sovrano della sua stessa libertà, la quale coincide, in un ottica comunitaria, con la libertà della Patria. La democrazia organica richiama ai principi di comunitarismo e sussidiarietà, tale sistema governativo considera l’interesse comunitario superiore a quello individuale, ovvero nel nostro caso, se si concepisce la Nazione come la più alta espressione di comunità, l’interesse nazionale è superiore a qualsiasi interesse del singolo che, come ho già esplicitamente detto sopra, è “parte biologica” di un essere comunitario, ovvero la Patria. 

<<A volte la tensione cui costringe quest’opera di ricostruzione è dura: ma essa appare sempre lieve se è certa la fede nella meta finale: un grande popolo, una Nazione potente.>> -Mario Gradi

In questo sistema, le decisioni verrebbero prese in maniera diretta dal segmento della comunità interessato: famiglia, condominio, quartiere, comune, etc., e da organizzazioni di entità produttive quali le corporazioni sindacali ed economiche, soggetti collettivi nettamente migliori e più funzionali dell’associazionismo odierno, in quanto tali gruppi sarebbero basati su relazioni sociali primarie, a differenza di relazioni artificiali come quelle dei partiti politici. Negli anni essa è stata aspramente criticata, a mio avviso per varie ragioni, tra le quali sicuramente spicca il suo essere “figlia” del Fascismo, la sua obbiettiva difficoltà di applicazione, e per ultimo ma non meno importante, la ferrea volontà dei potenti di mantenere il loro posto predominante nella società, e di difendere quindi gli interessi propri, piuttosto che quelli della volgata. Credo però che nel ventunesimo secolo, si possa studiare l’applicazione di un sistema organicistico in maniera più efficace, sfruttando il mezzo potentissimo che negli ultimi vent’anni, si è rivelato internet. Così facendo si sopperirebbe a tutte le difficoltà emerse negli anni, per altro legittime, dell’organizzazione di associazioni e consigli corporativi, disseminati su tutto il territorio nazionale. Dicevo prima, riferendomi al “vizio” del liberismo, che perché una democrazia sia tale, è concepibile la sua strutturazione soltanto in un’ottica socialista. Ebbene dopo le considerazioni fatte riguardo l’individualismo liquido nel quale sfocia il libero mercato, contrapposto al senso comunitario di popolo che si fa Nazione, deve essere ovvio e limpido agli occhi di tutti, che il liberismo è un’impostazione nettamente antinazionale e antidemocratica in quanto basata sull’interesse del privato. Nella democrazia frontista, l’uomo è parte della comunità che crea la Nazione, rimane sì essere pensante e a sé stante in senso umano, poiché i sentimenti, le emozioni, i pensieri di ogni singolo, sono la più netta espressione del vivere, e non sono assimilabili ad una comunità univoca, che altrimenti renderebbe la nostra democrazia ugualmente materialistica. Per così dire la democrazia frontista: <<è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come dev’essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l’idea più potente perché più morale, più coerente, più vera.>> In conclusione, credo che la totale apatia della classe dirigente attuale, verso un cambiamento vero del sistema in toto, sia da imputare non alla stupidità o inettitudine dei politici in genere, ma alla volontà degli stessi di mantenere le posizioni di potere acquisite negli anni di dittatura democratica, in quanto essi sono la più chiara espressione non della volontà del popolo, ma della volontà dell’alta finanza mondiale e mondialista, che controlla la politica degli stati (non più Nazioni) grazie all’intreccio, come esplicitato prima, tra democrazia rappresentativa e libero mercato. Se a scegliere i candidati alla rappresentanza, continuano ad essere i partiti, e se il risultato delle elezioni rimane condizionato dalle disponibilità economiche degli stessi, appare ovvio che i “pesci più grossi” diventeranno sempre più grossi, a scapito degli altri, compromettendo dunque il sano dialogo tra le parti, che in teoria dovrebbe esistere in una democrazia. Non utopia ma scienza, non sogno ma volontà, quella di cambiare il marcio sistema che attanaglia la gola delle patrie del mondo occidentale. Soltanto una sollevazione popolare guidata da un’elité rivoluzionaria, potrà sconfiggere l’ultimo mostro rimasto in vita dal secolo scorso, ovvero il liberismo economico, e costruire una società che davvero sia popolare, nazionalista e socialista, e che consideri gli uomini per quello che sono in senso spiritualistico, e non manichini al “soldo” del dio denaro.

 

Andrea Brizzi