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I parassiti oligarchi ci impongono l'infame Ttip

L’Europa della miseria, paladina dell’usura bancaria e aggrappata agli scampoli di potere a lei delegati da Wall Street, dalla City e da Francoforte (Bce), vorrebbe rispondere allo schiaffo ricevuto dai popoli d’Europa nelle recenti elezioni che hanno bocciato il partito unico ppe-pse dell’euro-crazia, con un nuovo salto nel buio: l’accelerazione della firma del l’infame Ttip, la creazione cioè di un’ulteriore area di libero scambio, di flessibilità nel lavoro, di tagli sociali, di sudditanza alle politiche economiche, agricole e tecniche degli Stati Uniti.
La prima conseguenza dell’eventuale firma clandestina (da parte di rappresentanti non eletti dai popoli europei!) di un tale accordo “transatlantico”, ridurrebbe le economie nazionali dell’Europa occidentale alla mercè dei grandi capitali delle multinazionali d’oltreoceano, con tutto il loro carico di deregolamentazioni, flessibilità nel lavoro, spaccio di prodotti chimici e surrogati, dagli ogm in giù, e cioè ad un grande mercato di consumo dei beni nordamericani e di progressiva scomparsa delle produzioni europee autoctone.
Non a caso in Francia, anche Marine Le Pen, ha posto come motivo di battaglia,, oltre l'uscita dall'euro, anche la denuncia del Ttip.
Il mini-patto che andrebbe ad essere firmato forse già a novembre, riguarderebbe, allo stato, il fondamentale settore dell’energia (con gli Stati Uniti intenzionati a sostituirsi alla Russia e al gas che a noi per esempio giunge a Monfalcone con forniture – più care e prive, al momento degli adeguati mezzi di deposito e trasporto – di gas da scisto, la tecnologia sperimentale Usa di estrazione del gas dalla frantumazione delle rocce), e i comparti di agricoltura, auto, chimica, farmaceutica, cosmetica, tessili e para medicali. Poi si passerebbe ad accordi specifici su ogm, trasporti, audiovisivi, servizi finanziari.
Occorre una mobilitazione dal basso, di popolo, subito, per bloccare sul nascere, prima che sia troppo tardi, questa esiziale rinuncia nazionale ed europea alla propria indipendenza economica.