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Renzi ha vinto; ma ha perso l’Italia

Elezioni europee: tutti ad esaltare la grande vittoria di Renzi e sicuramente superare il 40% dei suffragi espressi e validi è un ottimo risultato.
Qualcuno ha paragonato questo risultato a quello dei tempi in cui la Democrazia Cristiana prendeva percentuali più o meno simili, dimenticando che all’epoca le percentuali dei votanti erano superiori al 90% mentre adesso sono inferiori al 60%.
Per cui il dato di Renzi ci colpisce poco, ma ci spaventa molto, perché l’uomo dei poteri forti, l’uomo venuto al governo, come i suoi predecessori Monti e Letta,  senza la verifica elettorale, il continuatore dell’opera di sistematica distruzione dello stato italiano e delle sue possibilità di ripresa, non ha un’opposizione seria.

Ci preoccupa soprattutto perché è un voto in controtendenza rispetto a quasi tutte le altre nazioni europee, dove i movimenti anti euro ed identitari si vanno affermando in modo sempre più cospicuo. In Italia, invece,  buona parte del voto euroscettico va ad un partito, quello di Grillo, che per non essere identitario è sicuramente  funzionale alla dissoluzione dello spirito nazionale come dimostrato dal voto di questo partito a favore dell’abolizione del reato di clandestinità.
Ancora più significativa è la scomparsa dei partiti costruiti dagli uomini che, un tempo, hanno rappresentato la destra e che, una volta andati al governo, non hanno fatto nulla che potesse significare la loro presenza. Oggi, con un’ennesima giravolta, per accattare qualche voto, hanno tentato di schierarsi sul fronte anti euro con molta poca credibilità, soprattutto perché l’hanno fatto senza la minima autocritica e senza aver confessato gli errori e gli orrori del passato.
La vecchia classe sedicente politica, quella che per anni ha occupato ruoli e poltrone istituzionali e di governo, a prescindere dall’età anagrafica, deve fare un profondo esame di coscienza, ammettere le proprie responsabilità e con umiltà mettersi a disposizione di chi, con maggiore credibilità, cerca di costruire un Fronte per uscire dalla drammatica situazione etica, sociale, politica ed economica in cui l’Italia sta sprofondando sempre più, grazie anche alla loro ignavia ed incapacità (e siamo ancora …buoni a dar loro questa scappatoia giustificativa).
C’è la possibilità di costruire anche in Italia un Fronte unitario anti sistema, che possa risanare dal punto di vista etico, sociale ed economico, l’Italia: la Nazione più bella e più ricca di storia e di cultura del mondo?
Penso proprio di sì; però bisogna mettere da parte il proprio orgoglio personale, di gruppo o, peggio ancora, di setta e servire questo complicato, difficile e quasi impossibile obiettivo. Occorre costruire uno strumento che sappia ridare fiducia nella politica alla maggioranza degli oltre venti milioni di Italiani che esprimono il loro dissenso attraverso il rifiuto di partecipare alle elezioni. Bisogna costruire una casa comune per gli oltre otto milioni di connazionali che hanno espresso il loro rifiuto ad essere gestiti da finanzieri senza scrupoli gestiti, a loro volta, dalle lobbies internazionali antiumane ed anti italiane. Bisogna evitare che il malessere e la protesta rimangano sterili e fini a loro stessi o, peggio ancora, vengano incanalati da personaggi pilotati dagli stessi centri di potere che dicono di voler abbattere: la buona fede può essere dimostrata se tutti faranno dei passi verso questi obiettivi.
La Lega Nord deve capire che gli elettori del centro e del sud che l’hanno votata meritano maggior attenzione e che la sua vocazione localista è un freno, se diventa un freddo ed egoistico separatismo, ma è una risorsa se diventa uno strumento per la rinascita del sentimento nazionale in tutta Italia (nazione federale).
I Fratelli devono fare i conti con i quasi venti anni di governo cui hanno partecipato e assumersi tutte le responsabilità che loro competono e, insieme ad altri che aspettano, non si sa cosa, alla finestra mettersi a disposizione di una nuova classe dirigente che va ricercata, in Italia ed all’estero, e che si è affermata nel mondo nonostante gli ostacoli che la politica nazionale ha volutamente costruito.
Gli intellettuali, che sentono urgente e pressante il bisogno di salvare l’Italia dalla china drammatica che ha preso, devono collegarsi e dare linfa di idee e fiducia a chi intende rimboccarsi le maniche e buttarsi nell’agone contro i manutengoli nostrani della grande finanza internazionale.
Gli imprenditori devono aggiungere, al rischio di impresa, la scommessa che l’Italia, liberata da chi ha finto di fare politica fino ad oggi, possa risorgere e tornare competitiva, come in alcuni casi continua a fare nonostante le numerose gabelle, vessazioni e difficoltà.
Gli Italiani tutti, a loro volta, devono crederci, devono superare le anacronistiche antinomie di ieri, che ci hanno visti divisi in destra e sinistra, e che oggi vorrebbero rinverdire, nonostante destra e sinistra in questi ultimi tempi siano stati complici con i governi Monti, Letta e Renzi nella definitiva liquidazione dell’Italia.
Il discrimine deve essere dato da poche parole d’ordine nette e chiare: sovranità e identità.
La sovranità, che va riconquistata in tutti i settori, da quello culturale a quello economico, da quello monetario a quello politico, da quello militare a quello sociale…, deve tornare nelle mani del popolo.
L’identità deve essere riconosciuta e ricostruita da tutti, partendo dalla terra e dal campanile, dalle premesse del grande patrimonio storico e culturale che ci appartiene, per giungere al risanamento morale e al rilancio dell’orgoglio di essere italiani, ridimensionando il potere delle lobbies  finanziarie e sociali e delle caste che hanno minato profondamente sovranità e identità.
Solo se si ritorna sovrani e identitari si può sperare di costruire, per difenderci dalla prepotenza delle centrali finanziarie internazionali, una grande Europa, politica e sociale, che vada da Lisbona a Vladivostok e che proietti la propria collaborazione con le nazioni arabe dell’altra sponda del Mediterraneo.
Un sogno? No, solo una speranza che un popolo coeso e consapevole può raggiungere senza grande fatica.

Adriano Tilgher