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Al di là della destra e della sinistra

Oltre la destra e la sinistra, la foschia. Conservatorismo, rivoluzione e assalto alla storia. Il palazzo dei soviet, nel 93’ non crollava diversamente dal Reichstag nel 45’. In mezzo moltitudini di uomini in lotta contro la decadenza e lo svilimento di un mondo che ci ha divisi. Ci resta da abbattere il muro del dogma, quello che ancora oggi permette ai soliti noti di guardarci dall’alto verso il basso, mentre “pisciano” su di noi, facendoci intendere che stia piovendo. I marxisti con il materialismo dialettico, puro e commovente, i Mussolini; figli di un Nietzche che ha visto la luce e che l’ha comunicata mediante voce stentorea, sono due facce di una medaglia troppo luminosa da spegnere. Dopo la fine dei blocchi le parole tornano ad assumere una nuova forza, rinvigoriscono all’ombra della repressione. Ed è con le parole, nitide ed irrevocabili che noi frontisti ricomporremo la frattura creatasi negli anni tra il popolo, voluta e calata dall’alto dal sistema. Annegheremo le differenze, che pur ci sono, in un obbiettivo comune: la marcia della classe/nazione verso la storia. Il nostro interlocutore è e deve essere imprescindibilmente la classe/nazione: popolo unito e coeso nelle sue prospettive economiche, sociali, spirituali e nazionali. L’uomo di riferimento, del quale noi auspichiamo la creazione (il Frontista), deve avere le stesse aspirazioni che furono di tutti i popoli in lotta, le stesse aspirazioni quindi, dell’italiano, dell’Europeo, del Bolscevico, del Fascista, insomma del rivoluzionario. Il grande sogno dell’Europa Nazione deve diventare patrimonio comune di tutti i popoli del mondo, uniti e in guerra contro i poteri forti liberal liberisti. Le divisioni pretestuose degli opposti estremismi, che potevano avere un senso nel passato, adesso impallidiscono di fronte all’assalto bieco e vile del “turbo-capitalismo” sbavoso, che tenta con la forza, di annientare non già i popoli, non già le classi, ma l’essere umano inteso come forza motrice del Tempo, come ruota della storia, e ripensa il mondo in chiave mercatistica; l’uomo è uno strumento di produzione che segue le materialistiche e inumane leggi del dio denaro. In questo contesto storico e geopolitico, dove la libertà è divenuta un’arma in mano a pochi, dobbiamo necessariamente avere coraggio e rivendicarne il possesso. Se questa è la libertà, noi siamo tirannici. 

La vera libertà da noi concepita è quella dell’individuo libero all’interno di una stato sovrano. Le altre definizioni di quest’alto valore, sono soltanto strumento ostentato dal perbenismo del marcio sistema democratico. “Se la libertà dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il nostro movimento è per la libertà. È per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato”-cit.

Diritti, definiti umani, feticci nelle mani degli sfruttatori di ogni tempo, che nascondono con protervia i propri interessi dietro a sottesi dogmi blateranti: “nessuno dei cosiddetti diritti dell'uomo oltrepassa dunque l'uomo egoista, l'uomo in quanto è membro della società civile, cioè l'individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato, e isolato dalla comunità. Ben lungi dall'essere l'uomo inteso in essi come ente generico, la stessa vita del genere, la società, appare piuttosto come una cornice esterna agli individui, come limitazione della loro indipendenza originaria. L'unico legame che li tiene insieme è la necessità naturale, il bisogno e l'interesse privato, la conservazione della loro proprietà e della loro persona egoistica.” Altra sporca spada da sempre nelle mani dei soliti diritto umanisti, figli dell’impero, è certamente il razzismo.

Con coraggio rivendicando, sia la nostra civiltà europea e mediterranea, sia il nostro posto nel mondo accanto ai poveri, ai combattenti, ai rivoluzionari, al popolo tutto di ogni remoto angolo del mondo. Sempre però, equidistanti sia dal becero razzismo suprematista di certi sedicenti nazi fascisti (che evidentemente poco sanno di tali ideologie), sia dallo sciocco multiculturalismo, fatale per le nazioni, che non rispetta le biodiversità create con il sangue e il sudore della storia. Tendiamo quindi la mano al guerriero arabo che combatte contro l’impero, al compagno indocinese che ha resistito alle lusinghe di una modernità liquida, al fratello africano che lotta contro il nuovo colonialismo, al contadino indios che continua a coltivare le profonde radici della sua storia.

Se la democrazia dev’essere l’astratto giogo con cui quantificare un gregge, se dev’essere agone vacuo di frange dello stesso oppressore, noi siamo antidemocratici. Ma consapevoli che la democrazia non è questa: ci poniamo a favore di una democrazia che qualifica e che non quantifica, che considera l’uomo nella sua accezione primigena del termine, uomo avente passioni, gioie, dolori, emozioni e sentimenti, e non uno sporco strumento di produzione. Espressioni come “Capitale umano” o “Azienda Italia” sono sottigliezze che non ci appartengono. L’economia è solo lo slancio virtuoso di un popolo che produce il suo futuro.

La società civile, per essere considerata tale, deve essere fortemente meritocratica, e non avvelenarsi con il meschino assistenzialismo che nuoce gravemente al tessuto sano del paese. « A ognuno secondo i suoi bisogni; da ognuno secondo le sue capacità» Non ci venga affibbiata l’etichetta di Darwinisti: in quanto socialisti rivendichiamo senza compromessi il diritto dell’uomo a poter costruire se stesso, il proprio benessere e la propria identità in uno Stato sovrano il cui compito primario è aiutarlo: non in una stolida ricerca della felicità ma nella sua legittima aspirazione di immenso.

Alla base del rinnovamento che ci impegniamo a portare c’è il superamento dell’individualismo, come preminenza dell’individuo rispetto alla società. L’individuo è parte biologica di un essere comunitario, deve avvertire costantemente l’appartenenza ad una più alta missione morale, che deve condividere con gli altri fratelli, connazionali. Per far ciò è necessario estirpare dalla mente di ognuno l’intero ciarpame culturale che proviene da una cultura non nostra, atlantica e profondamente egoista. Il sogno, tutto ameriNano, di far collimare, con un colpo da prestigiatore interessi privati e pubblici si è trasformato in un incubo infernale, di cui tutti noi auspichiamo la fine, dunque da questo il risveglio. 

Ci rifacciamo, in questa opera, alle conquiste del Venezuela Chavista, della Bielorussia di Lukashenko, della nuova indipendenza della Ungheria di Orban, delle strutture sociali Iraniane, delle misure patriottiche di Putin, Kirchner, Correa, Morales. Siamo consapevoli che il nostro è un sogno, che deve combattere contro i mulini a vento della repressione, della incomprensione, degli egoismi (vestiti da sofismi) e del pregiudizio dell’uomo medio. Come Frontisti non pretendiamo nulla di meno che della Rivoluzione, socialista, nazionale, sociale e popolare. L’Iperrealismo è roba vostra. Il materialismo, il vostro modo di adorare il futile, è un zavorra che non deve più appesantire l’Italia, L’Europa, il Mondo.

Nel tentativo estremo e irripetibile di coniugare la purezza teoretica del materialismo storico, la tensione al sacrificio dello spiritualismo, la fortezza e la sfrontatezza del nazionalismo rivoluzionario, l’Utopia che vi fa tanto paura del socialismo sempre più reale. Armati di presuntuosa speranza, non ci fermeremo mai. Lo sguardo fiero, l’animo puro e il corpo tutto proteso verso una nuova alba. “Il potere è l’immondizia nella storia degli umani/e anche se siamo soltanto due romantici rottami/sputeremo ancora in faccia all’ingiustizia giorno e notte/ siamo i grandi della Mancia… Sancho Panza e Don Chisciotte!”.

 

Lorenzo Centini e Andrea Brizzi