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Democrazia e rivoluzione

Il significato della parola democrazia è profondo e va ben al di là della partecipazione, presuppone, essenzialmente, il rispetto. Le proteste che stanno falcidiando l’Italia, da nord a sud, sono sintomatiche, proprio, del venire meno, progressivamente, del rispetto da parte dell’entità “Stato” verso il Popolo.
Lo scollamento fra Stato e Popolo ha alimentato la percezione, da parte di quest’ultimo, dello Stato come nemico, provocando la reazione del Popolo stesso contro quello che è configurabile come  un tradimento perpetrato ai suoi danni, proprio da parte di chi, lo Stato, avrebbe dovuto essere il riferimento del “buon padre di famiglia” per il suo Popolo.
E’ la propria dignità che il Popolo vuole difendere oggi, contro i politici nominati, vista la sancita incostituzionalità della legge elettorale con la quale sono stati scelti, certamente colpevoli di continuare sfacciatamente a lucrare, spesso indebitamente, alle spalle di coloro che sono stati ridotti alla fame dalle porcherie che portano la loro firma. Innanzi a tutte la grandissima porcheria dell’Euro, che sancì il declino della nostra Nazione, della nostra economia, dei nostri giovani già nel lontano 1998, quando Prodi sottoscrisse un accordo in cui accettava di svendere la Lira, e con lei tutto il Popolo italiano, alla metà del valore assegnato a tavolino alle altre monete, prima su tutte il Marco tedesco. La svalutazione che ne conseguì fu l’inizio della nostra fine, la B.C.E. (banca privata) col signoraggio bancario hanno fatto il resto.
Adesso il debito pubblico è irraggiungibile e la sua riduzione, rispetto alla quale peraltro i nostri governanti si sono già impegnati con i banchieri europei attraverso la sottoscrizione del Fiscal Compact, è una chimera, visti gli interessi su interessi che accrescono l’esposizione debitoria ogni anno, ben più di quanto gli italiani possano ridurla, pur con tutti gli sforzi e le rinunce immaginabili.
Il Fiscal Compact o “Patto di Bilancio Europeo” è un trattato ratificato dal nostro Parlamento nel luglio 2012 con il voto unanime delle forze politiche che appoggiavano l’allora ”governo nominato” di Monti, approvato da 25 dei 27 paesi dell’Unione Europea (non hanno accettato l’accordo Regno Unito e Repubblica Ceca) entrato in vigore il primo gennaio 2013.
Col Fiscal Compact  il nostro governo si è impegnato:
1- a ridurre il debito pubblico di una cifra che, a conti fatti, si aggira intorno a 40-50 miliardi di euro l’anno per i prossimi venti anni a patto, s’intende, che non vengano contratti ulteriori debiti
2- ad inserire nella Costituzione l’impegno a mantenere il pareggio di bilancio che, a parole, sembrerebbe un fatto  virtuoso, ma i cui effetti  potrebbero essere molto negativi, giacché pareggio di bilancio, ovvero parità tra entrate e uscite di uno Stato, significa che ad ogni investimento fatto (per costruire scuole, ospedali, strade, ferrovie ecc…) deve corrispondere almeno un pari importo in entrata (tasse).
Ormai è chiaro a tutti gli Italiani, spero, che è improcrastinabile un rigurgito di orgoglio che ci permetta di alzare la testa, tutti insieme, e riconquistare la nostra sovranità monetaria, economica, politica e nazionale. Diversamente, la nostra civiltà, incapace ormai di regalare persino una speranza ai propri figli, è destinata a soccombere a questa Europa consumistica delle banche che ci ha già ridotto alla fame, con gli esodati, i disoccupati, i pensionati minimi, gli imprenditori falliti.
Se questa è democrazia, archiviamola nella storia il più in fretta possibile, prima che completi la distruzione dei Popoli. Non è sufficiente mandare a casa tutti, sostituendoli con altri pupazzi piegati al potere dei banchieri, sono le regole da cambiare! Se questa si chiama Rivoluzione, coraggio Italiani, non possiamo tirarci indietro adesso! 

Simona Bossi
Segretario Regionale del Lazio